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La Stampa Rassegna Stampa
13.11.2018 La diplomazia del treno: un progetto per unire su rotaia Israele, Giordania, Arabia Saudita e Oman
Analisi di Rolla Scolari

Testata: La Stampa
Data: 13 novembre 2018
Pagina: 10
Autore: Rolla Scolari
Titolo: «Israele, un treno per unire il Medio Oriente: così la diplomazia su rotaia isola Teheran»

Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 13/11/2018, a pag.10, con il titolo "Israele, un treno per unire il Medio Oriente: così la diplomazia su rotaia isola Teheran" il commento di Rolla Scolari.

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Rolla Scolari

Israele vuole costruire una ferrovia che colleghi le sue coste ai Paesi arabi del Golfo, lanciando un’idea che ha radici nel passato della regione. Prima della costruzione della linea che andava da Damasco a Medina, i fedeli musulmani viaggiavano in cammello anche 40 giorni nel deserto per raggiungere i luoghi sacri all’Islam per l’annuale pellegrinaggio. Poi, nel 1900, il sultano ottomano Abdülhamid II chiese aiuto a tutto il mondo islamico: avrebbe costruito una ferrovia. Il treno non sarebbe mai arrivato alla Mecca, ma a Medina, nell’attuale Arabia Saudita. Nel 1908, il tragitto per i pellegrini si era accorciato a soli cinque giorni.

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Resta poco oggi di quelle rotaie che rappresentarono per gli ottomani anche uno strumento economico, politico e sociale. Non è un caso infatti che quella ferrovia fu attaccata da Lawrence d’Arabia e dai suoi seguaci durante la rivolta araba del 1916-1918. Fu l’inizio della sua fine. Il resto dello smembramento continuò durante il primo conflitto mondiale, fino alla Guerra dei sei giorni tra le armate arabe e l’esercito israeliano. Ed è proprio Israele che, nel tentativo di creare un’alleanza senza precedenti con monarchie, sultanati ed emirati arabi sunniti, resuscita in questi mesi l’idea di qualcosa di molto simile alla storica ferrovia dell’Hijaz, dal nome della parte nord-occidentale della Penisola araba.

È inedito che un ministro israeliano sia invitato a una conferenza in uno dei Paesi del Golfo. Yisrael Katz, responsabile dei Trasporti (e anche dell’Intelligence), è stato in Oman dal 6 all’8 novembre per partecipare a un summit sulla viabilità regionale. A Muscat ha presentato un progetto annunciato oltre un anno fa, in favore del quale il bilancio nazionale israeliano del 2019 ha già stanziato oltre 4 miliardi di dollari. Si chiama «I binari della pace regionale», il suo obiettivo è creare un’arteria commerciale che dal porto di Haifa attraverso Israele, i Territori palestinesi – includerebbe una stazione a Jenin –, la Giordania entrerebbe in territorio saudita.

Il tragitto, saltando la Siria in guerra, ricorda molto la storica ferrovia ottomana. «Oltre al contributo all’economia israeliana, alle economie giordana e palestinese, l’iniziativa collegherà Israele economicamente e politicamente alla regione, e consoliderà il campo dei pragmatici». I pragmatici sembrano essere oggi quegli attori regionali che, sebbene non esista tra loro e Israele un Trattato di pace, aprono a una lenta e poco pubblicizzata normalizzazione in questioni economiche e sportive, di cui si intuiscono i primi segnali.
Pochi giorni fa, il viaggio del premier Benjamin Netanyahu in Oman ha stupito. Anche la responsabile dello Sport, Miri Regev, è stata in visita ad Abu Dhabi per un torneo di judo durante il quale, in seguito alla vittoria dell’atleta israeliano, per la prima volta è stato eseguito l’inno nazionale in un Paese arabo senza relazioni formali con Israele. Poco dopo, il ministro delle Comunicazioni Ayoub Kara ha partecipato a una conferenza a Dubai. Da mesi, si parla di una possibile svolta in arrivo da Riad nei confronti del governo israeliano, sostenuta dall’Amministrazione Trump in funzione anti-Iran. E uno degli scopi di una ferrovia tra il Golfo e Haifa, porto che da quando la Siria è in guerra accoglie ogni anno 5.000 camion turchi sulla via della Giordania e dell’Arabia Saudita, sarebbe anche quello di aggirare la dipendenza regionale dal fondamentale snodo dello stretto di Hormuz, che divide le coste della Penisola arabica dall’Iran, e che Teheran spesso minaccia di bloccare.

Il ministro Katz sostiene che il progetto sia stato condiviso con Stati Uniti, Egitto e Giordania e altri Paesi arabi non specificati. Che l’idea sia già stata portata all’attenzione di governi della regione senza relazioni con Israele lo racconta non soltanto il viaggio a Muscat. Nel dicembre 2017, pochi giorni dopo il controverso annuncio dell’amministrazione Trump di trasferire l’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme, Katz ha rilasciato un’intervista senza precedenti, perché a un media saudita. A Elaph, sito edito a Londra, aveva spiegato in dettaglio il progetto: «Non si tratta di un sogno. Può essere realizzato, in presenza di una volontà politica».

 

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