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La Stampa Rassegna Stampa
15.04.2014 Tre morti nell'attentato antisemita a Kansas City
il reponsabile è un neonazista, ex membro del Ku Klux Klan

Testata: La Stampa
Data: 15 aprile 2014
Pagina: 14
Autore: Francesco Semprini
Titolo: «Kansas, follia nazi Urla 'Heil Hitler' e uccide tre ebrei»
Riportiamo dalla STAMPA di oggi, 15/04/2014, a pag. 14, l'articolo di Francesco Semprini dal titolo "Kansas, follia nazi Urla 'Heil Hitler' e uccide tre ebrei".

 
Francesco Semprini  Frazier Glenn Miller

Un ex Ku Klux Klan, paramilitare, mattatore radiofonico, candidato politico col debole per le armi e per Adolf Hitler. Questo e molto altro si può dire di Frazier Glenn Miller, il 73enne autore del raid di domenica in due centri ebraici del Kansas, che ha causato la morte di tre persone e il ferimento di un’altra. Si tratta di una vecchia conoscenza delle forze dell’ordine dal momento che il «romanzo criminale» dell’uomo è ricco e variegato. Residente ad Aurora, nel Missouri, nasce in Carolina del nord dove entra nell’ordine dei «Cavalieri» del Ku Klux Klan, trasformandolo in un gruppo paramilitare suprematista, il «White Patriot Party». Sono i primi Anni 80 e in un intervento alla radio Miller spiega che «non c’è speranza per “Jew York City”, “Fran-sissy-co” e altre città dominate da ebrei, pervertiti, comunisti e non bianche». È l’inizio di un’escalation mediatica che lo porta a essere ospite di nomi noti della radio come Howard Stern e Alan Colmes: ogni puntata è uno show alimentato dall’odio razziale. Si presenta alle primarie democratiche per la carica di governatore della Carolina del Nord, nel 1984, due anni più tardi nel Missouri corre per un seggio nel Senato, prenderà 23 voti. La carriera criminale va «meglio», con gli arresti per possesso illegale di armi, istigazione all’odio razziale, tentata rapina. Conosciuto anche come Frazier Glenn Cross, viene condannato a cinque anni ma ne sconta tre, in cambio della testimonianza che inchioda altri membri del Kkk. La follia prosegue sino a domenica quando, con un fucile e una pistola, e al grido di «Heil Hitler», ha fatto fuoco prima nel parcheggio del Jewish Community Center di Overland Park, colpendo a morte un medico locale, William Lewis Corporon, e il nipote 14enne, Reat Griffin Underwood. Quindi ha continuato al Village Shalom, una casa di riposo a due chilometri di distanza, dove ha ucciso la terza vittima, un’anziana, e ne ha ferita un’altra. Prima di sparare avrebbe chiesto a molte delle persone presenti se fossero ebrei. Sulla vicenda ha lanciato un allarme il premier israeliano, Benyamin Netanyahu, che ha parlato di «gesto di odio contro gli ebrei». A New York e in altre grandi città sono scattate misure di massima sicurezza vicino a sinagoghe e centri ebraici, anche se, più che un complotto, sembra che il raid sia frutto della follia di un singolo.

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