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Il Manifesto Rassegna Stampa
28.11.2021 Israele: il presidente Isaac Herzog a Hebron
Lo attacca Michele Giorgio

Testata: Il Manifesto
Data: 28 novembre 2021
Pagina: 8
Autore: Michele Giorgio
Titolo: «Herzog in visita a Hebron legittima l'apartheid»
Riprendiamo dal MANIFESTO di oggi, 28/11/2021, a pag.8, con il titolo "Herzog in visita a Hebron legittima l'apartheid" l'analisi di Michele Giorgio.

Michele Giorgio attacca il Presidente dello Stato di Israele, Isaac Herzog, a cui viene attribuito il torto di recarsi per Hanukkah in uno degli insediamenti ebraici nei territori contesi. Nessuna parola di condanna, invece, per Hamas che da Gaza ha invitato alla violenza e al terrorismo contro Herzog per impedirgli di mettere piede a Hebron. Al Manifesto collaborano saltuariamente firme insospettabili, forse dovrebbero fare un esame di coscienza e valutare se davvero valga la pena continuare a scrivere su un quotidiano che fa dell'odio contro Israele una bandiera.

Ecco l'articolo:

Risultati immagini per michele giorgio il manifesto
Michele Giorgio

Palestina occupata: Herzog, nuovo presidente del regime sionista - Pars  Today
Isaac Herzog

Avrebbe potuto recarsi in tanti luoghi per celebrare la prima notte della festività ebraica dell'Hannukah. Invece l'ex leader laburista Isaac Herzog, da qualche mese capo dello Stato di Israele, per questa tradizionale occasione andrà mercoledì alla Tomba dei Patriarchi nella zona H2 di Hebron, la parte della città che gli Accordi del 1997 hanno assegnato temporaneamente al controllo di Israele e dove sono insediati centinaia di coloni israeliani ritenuti tra i più oltranzisti. Si tratta del luogo dove la tradizione religiosa, islamica ed ebraica, vuole siano stati sepolti Abramo e alcuni membri della sua famiglia. Ed è un punto di tensione elevata sin dall'inizio della seconda Intifada 21 anni fa, dove i coloni fanno il bello e il cattivo tempo tra circa 20mila residenti palestinesi, non pochi dei quali hanno preferito lasciare la zona H2 per sottrarsi ad abusi e all'impossibilità di condurre una esistenza normale. Un clima che è ben rappresentato dalle strade deserte e dai negozi palestinesi chiusi. Ed è ancora vivo il ricordo del massacro di 29 palestinesi in preghiera nella Tomba dei Patriarchi compiuto nel 1994 da un colono del vicino insediamento di Kiryat Arba, Baruch Goldstein.

HERZOG conosce bene la situazione nella città, quindi la sua decisione è consapevole e manda un segnale preciso: sono il presidente di tutti gli israeliani, anche di quelli che infrangendo le leggi internazionali sono andati vivere nei Territori occupati palestinesi, come i coloni a Hebron. Le proteste fioccano. Non solo dei palestinesi che annunciano manifestazioni oggi contro l'arrivo di Herzog — il movimento islamico Hamas che vanta ad Hebron molti simpatizzanti — ha chiesto alla popolazione di sollevarsi e di fare il possibile per impedire la visita di Herzog alla Tomba dei Patriarchi — ma anche di gruppi israeliani come Peace Now, Breaking the Silence, Crime Minister, Mothers Against Violence che accusano il presidente di essersi schierato con gli «autori (i coloni, ndr) della grande ingiustizia che si svolge quotidianamente a Hebron» per ottenere il loro appoggio, e di voler legittimare «il regime dell'apartheid e la violenza dei coloni contro i residenti palestinesi della città». Peace Now afferma che «è inconcepibile che il presidente, che dovrebbe essere una figura unificante, scelga tra tutti i posti per accendere la prima candela (dell'Hannukah) nel luogo diventato il bastione del kahanismo (estrema destra, ndr) e un simbolo di oppressione e violenza».

UN EDITORIALE del quotidiano Haaretz definisce la visita di Herzog «un gesto di riconoscimento e solidarietà con i coloni più violenti e un'ulteriore prova che Hebron occupata è stata annessa a Israele, almeno de facto. Altrimenti, il presidente non avrebbe motivo di andarci”. A Herzog, prosegue l'editoriale, non verrà in mente di incontrare, durante la sua visita, le vittime dei coloni e di riconoscere così l'apartheid che viene praticato in città».

Per inviare al Manifesto la propria opinione, telefonare: 06/687191, oppure cliccare sulla e-mail sottostante

redazione@ilmanifesto.it

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