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Il Manifesto Rassegna Stampa
27.03.2021 Covid e vaccini: modello Israele
La disinformazione di Michele Giorgio

Testata: Il Manifesto
Data: 27 marzo 2021
Pagina: 6
Autore: Michele Giorgio
Titolo: «Milioni di vaccini in più: scorte o regali?»
Riprendiamo dal MANIFESTO di oggi, 27/03/2021, a pag.6, con il titolo "Milioni di vaccini in più: scorte o regali?" l'analisi di Michele Giorgio.

Michele Giorgio rovescia il successo nella campagna vaccinale israeliana per attaccare, come sempre, lo Stato ebraico. L'acquisto di nuove dosi di vaccino, nel suo articolo, è descritta come una strategia elettorale di Benjamin Netanyahu in vista di possibili nuove elezioni, mentre poco o nulla viene detto di come le vaccinazioni di massa abbiano consentito a Israele di fatto di superare in tempo record l'emergenza sanitaria.

Ecco l'articolo:

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Michele Giorgio

Covid, agende aperte dalle 19 di oggi 23 marzo per le persone con elevata  fragilità - Toscana Notizie

Perché il ministero della sanità israeliano chiede che il governo approvi al più presto la spesa di 2,1 miliardi di dollari per l'acquisto di altri milioni di dosi di vaccini? Nei suoi depositi speciali ci sono scorte sufficienti per proseguire la campagna vaccinale che ha consentito di immunizzare già oltre il 50% degli israeliani. E perché il ministro della sanità Edelstein vuole che i suoi colleghi mantengano un riserbo assoluto sui particolari di questo imponente contratto commerciale? Sono alcuni degli interrogativi che avvolgono la rivelazione fatta giovedì sera dalla rete televisiva Kan e rimasta nell'ombra perché l'attenzione è rivolta ai risultati delle legislative del 23 marzo.

IL PREMIER NETANYAHU non ha una maggioranza e il suo partito, il Likud, pare impegnato a promettere ministeri e incarichi di rilievo a deputati del campo avverso pur di raggiungere la soglia dei 61 seggi su 120 della Knesset. Mercoledì il presidente Rivlin riceverà i dati ufficiali delle quarte elezioni in due anni e avvierà le consultazioni per la formazione del nuovo governo. Non è da escludere il ritorno alle urne nei prossimi mesi. Due giorni fa, ha riferito Kan, avrebbe dovuto tenersi un incontro urgente sulla richiesta presentata da Edelstein ma è stata rinviata a lunedì: il suo collega alla difesa Gantz vuole una spiegazione dettagliata delle ragioni dietro la richiesta spropositata. Si è saputo dalla commissione finanze della Knesset che Israele ha già pagato alla Pfizer-BionTech 788 milioni di dollari per le 15 milioni di dosi che si è procurato nei mesi passati. Parecchio di più rispetto a Stati uniti e Unione europea e questo spiegherebbe l'immediata disponibilità del colosso Usa della farmaceutica a fornire subito allo Stato ebraico milioni di fiale. Netanyahu inoltre ha fatto di Israele una sorta di laboratorio a disposizione della Pfizer per studiare efficacia ed effetti avversi delle vaccinazioni. Ora si apprende di questo nuovo ingente investimento, anticipato dallo stesso premier che aveva parlato a inizio mese della necessità di garantire al paese altri milioni di dosi per una possibile seconda campagna di immunizzazione. Stando a voci che girano, Israele intenderebbe procurarsi in anticipo i vaccini «aggiornati» ai quali sta lavorando la Pfizer per contrastare le varianti. Altre indiscrezioni fanno riferimento alla «diplomazia dei vaccini». In sostanza lo Stato ebraico potrebbe inviare o vendere quantitativi significativi di dosi a una serie di paesi alleati o con i quali pianifica di stringere i rapporti. Forse anche nel mondo arabo, in una sorta di Accordo di Abramo sanitario sotto la leadership israeliana. Netanyahu nelle passate settimane aveva annunciato la spedizione simbolica (poi fermata) di migliaia di dosi di vaccino Moderna a una ventina di paesi, tra cui San Marino. Qualcuno ipotizza che una parte delle dosi forse saranno impiegate per immunizzare una porzione di palestinesi nei Territori occupati, per impedire che si sviluppino varianti locali del virus che finirebbero per trasmettersi anche alla popolazione israeliana.

MA È ARDUO crederlo dato che finora Netanyahu ha resistito alle pressioni internazionali per un aiuto immediato ai palestinesi sotto il controllo militare israeliano, privi dei mezzi per acquistare i vaccini. Tel Aviv sostiene che, sulla base degli Accordi di Oslo del 1993, spetta all'Anp di Abu Mazen garantire assistenza sanitaria a Cisgiordania e Gaza.

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