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La Repubblica Rassegna Stampa
23.06.2024 Le Pen evoca le dimissioni di Macron
Analisi di Anais Ginori

Testata: La Repubblica
Data: 23 giugno 2024
Pagina: 11
Autore: Anais Ginori
Titolo: «Francia verso lo stallo dopo il voto Le Pen evoca le dimissioni di Macron»

Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 23/06/2024, a pag. 11, con il titolo "Francia verso lo stallo dopo il voto Le Pen evoca le dimissioni di Macron", l'analisi di Anais Ginori.

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Anais Ginori

Marine Le Pen chiede, in caso di vittoria per le parlamentari, le dimissioni del presidente Macron, per evitare uno stallo prolungato nel paese

Sarà il nervosismo per un trionfo elettorale che non appare più così scontato, o una tattica per mobilitare gli elettori cavalcando l’impopolarità del capo dello Stato. Fatto sta che Marine Le Pen non esclude più di chiedere le dimissioni di Emmanuel Macron dopo l’esito delle legislative. Se in un’intervista al Figaro aveva smentito quest’ipotesi, ora la leader del Rassemblement National mette sul tavolo l’opzione di una nuova elezione presidenziale «per uscire da una potenziale crisi politica». Le prime proiezioni sul voto che cominciano a circolare – da interpretare ancora con prudenza, in un sistema maggioritario a doppio turno – delineano un’Assemblée Nationale senza una maggioranza assoluta necessaria per governare (289 deputati). Secondo una rilevazione Harris Interactive, il Rassemblement National, aggiungendo anche la lista in comune con Eric Ciotti, oscillerebbe tra 235 e 280 deputati. Per l’Ifop, la forbice è anche inferiore: tra 200 e 240 deputati.

«Non chiedo a Macron di dimettersi. Rispetto le istituzioni», commenta Le Pen davanti a questo scenario. «Osservo soltanto che, quando c’è uno stallo politico, quando c’è una crisi politica, ci sono tre possibilità: il rimpasto, una dissoluzione o le dimissioni del presidente». Le prime due ipotesi sono scartate in partenza, prosegue la leader dell’estrema destra, quindi «al presidente non resterebbero che le dimissioni ». Macron ha già scartato un suo possibile abbandono. «È assurdo, non esiste», ripete il capo dello Stato che ha ancora tre anni di mandato all’Eliseo e ha invitato a non avere «paura» del voto anticipato. «È il momento di essere responsabili», ha ammonito, ribadendo la «fiducia nel popolo francese, nella sua intelligenza, nella sua forza». «Non vogliamo un Paese che regredisce. Non vogliamo nessun comunitarismo, nessun separatismo, nessun discorso di odio», ha incalzato Macron, impegnato nella battaglia elettorale a dispetto di chi, nella sua coalizione, gli ha chiesto un passo indietro.

Nelle retrovie si lavora già a immaginarealleanze in caso dihung parliament , parlamento bloccato. «Dovremo trovare una maggioranza allargata a nuove forze politiche, tenuto conto della situazione inedita del Paese», ha spiegato ieri Edouard Philippe. L’ex premier parla di Macron già al passato: «È lui che ha ucciso l’attuale maggioranza». «Il macronismo è finito, ammesso che sia mai esistito», osserva François Hollande, con una punta di sarcasmo. L’ex presidente socialista, che si è candidato a sorpresa alle legislative, sostiene di non doversi vendicare del suo ex consigliere all’Eliseo e ministro dell’Economia. «Non ho conti da regolare», dice di Macron. Hollande, intanto, si posiziona già nel fronte dei “costruttivi” che potrebbero essere chiamati a lavorare insieme dopo il secondo turno del 7 luglio. «Qualunque sia il risultato delle elezioni – spiega – data la mia posizione e la mia esperienza, sarò un deputato vigile e impegnato a trovare soluzioni». Per il primo turno di domenica prossima, secondo l’Ipsos, il 62% dei francesi potrebbe andare a votare, 15 punti in più delle legislative del 2022. E già un milione di cittadini che non saranno nel loro luogo di residenza ha depositato una procura per far votare una persona di fiducia. Un record. La conferma che molti hanno capito che saranno elezioni cruciali.

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