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La Repubblica Rassegna Stampa
18.06.2024 I fischi a Grossman suggeriranno qualche riflessione… a Repubblica?
Commento di Luigi Manconi

Testata: La Repubblica
Data: 18 giugno 2024
Pagina: 31
Autore: Luigi Manconi
Titolo: «Grossman, l'errore dei fischi»

Riprendiamo da LA REPUBBLICA di oggi, 18/06/2024, a pag. 31, con il titolo "Grossman, l'errore dei fischi". Il commento di Luigi Manconi.

Al Quirinale vada Luigi Manconi ...
Luigi Manconi
David Grossman's New Novel Is a ...
David Grossman, scrittore israeliano, non è piaciuto ai filo-palestinesi che forse non conoscono i suoi romanzi, ipercritici verso Gerusalemme. Noi ci auguriamo che qualche riflessione influisca anche su Repubblica.

Ma David Grossman?! Niente meno che David Grossman! La protesta messa in atto domenica sera nei confronti dello scrittore israeliano da parte di un gruppo di militanti filopalestinesi, nel corso di La Repubblica delle Ideea Bologna, suggerisce qualche riflessione. Il problema non è la contestazione. Da queste parti si ha una certa dimestichezza con la contestazione per averla onorevolmente fatta e per averla onorevolmente subita. Dunque, ripeto, il problema non è l’azione in sé, bensì la figura del contestato: ovvero del bersaglio di quell’azione. È da quasi quarant’anni che Grossman rappresenta una delle voci più autorevoli — sotto il profilo morale, culturale e politico — della società israeliana. Da quando, cioè, pubblicò nel suo paese Il vento giallo (1987), un reportage assai critico sulle condizioni dei palestinesi nei territori occupati della Cisgiordania e della Striscia di Gaza. Un libro che suscitò laceranti polemiche in Israele e lo sprezzo dell’allora capo del governo, Ytzkhak Shamir: «si tratta di una trovata giornalistica e nulla più». Da allora Grossman, il cui figlio ventenne venne ucciso durante la guerra israelo-libanese del 2006, è stato una limpida espressione della coscienza critica del proprio paese. Lo so, «coscienza critica» è formula abusata, che rischia sempre di precipitare nella retorica, ma non nel caso del grande scrittore di Gerusalemme. E proprio perché lungo decenni e fino ai giorni nostri, e ancora dopo il 7 ottobre, Grossman ha esercitato, con estremo rigore e, quando necessario, con veemenza il ruolo di intransigente oppositore della politica israeliana sulla questione palestinese. E, nell’intervista rilasciata l’altro ieri a questo giornale, Grossman spiega di considerare «nemici» coloro che in Israele parlano di «ricolonizzare la striscia di Gaza». Sono nemici non solo «dell’idea della pace ma anche della speranza di avere una vita migliore». E, a proposito dei palestinesi, afferma la necessità di «comprendere che il nemico è un altro essere umano come te, ha bisogno e si merita la stessa dignità e lo stesso rispetto». Ecco perché la protesta dei militanti filopalestinesi nei suoi confronti è stata un errore e qualcosa di simile a una piccola catastrofe intellettuale. Nessuna soluzione di questo tragico conflitto, per quanto terribilmente faticosa e lontana nel tempo, può raggiungersi senza il coinvolgimento e l’attiva partecipazione di quella larghissima componente del popolo d’Israele che aspira alla pace e alla convivenza. E che, di quella pace e di quella convivenza, fa esperienza coraggiosa e chissà quanto dolente nella fitta rete di relazioni che — durante la guerra e nonostante la guerra — continuano a intrecciarsi tra ebrei e palestinesi. Tra vittime ebree e vittime palestinesi, tra familiari delle prime e familiari delle seconde, tra uomini e donne di pace dell’una e dell’altra parte. La sola alternativa a questo processo di comunanza e di condivisione sarebbe la distruzione di Israele. Ma l’annientamento di quel popolo e di quello stato corrisponderebbe fatalmente all’annientamento del popolo palestinese. Troppi sembrano volerlo ignorare. Ancora Grossman: «sciogliere questo nodo di odio richiederà decenni, se non avremo il coraggio di capire che questa guerra tra noi e i palestinesi non può essere vinta».

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