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La Repubblica Rassegna Stampa
23.05.2024 Teheran: Lo prometto, Israele sparirà
Analisi di Gabriella Colarusso

Testata: La Repubblica
Data: 23 maggio 2024
Pagina: 10
Autore: Gabriella Colarusso
Titolo: «Teheran, l’addio a Raisi, Khamenei accoglie Haniyeh: Lo prometto, Israele sparirà»

Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 23/05/2024, a pag. 10, con il titolo "Teheran, l’addio a Raisi, Khamenei accoglie Haniyeh: Lo prometto, Israele sparirà", l'analisi di Gabriella Colarusso.

Gabriella Colarusso (@gabriella_roux) | Twitter
Gabriella Colarusso
Iran, Khamenei incontra il leader di Hamas Haniyeh: «La promessa di  eliminare Israele sarà mantenuta»
Haniyeh, dimostra ancora una volta, che l'esistenza della Palestina dipende dalla distruzione d'Israele, riconoscere la Palestina significa dare adito a questa gente

Le gigantografie di Raisi costellano il lungo viale che porta a piazza Azadi, un fiume nero l’attraversa inneggiando al presidente martire: gli uomini si battono il petto, le donne in chador allargano le braccia in pianti disperati, una manifestazione del dolore comune nella cultura sciita. “Un milione di addii”, dice trionfante la tv di Stato iraniana descrivendo la folla “immensa” che ha raggiunto la capitale anche da zone remote del Paese. È il giorno dei funerali solenni, del Sistema che rivendica la piazza come segno di legittimità e forza. Nell’università di Teheran il leader supremo, Ali Khamenei, guida la preghiera davanti alle bare del presidente Raisi, del ministro degli Esteri Abdollahian e di altri sei funzionari morti nell’incidente aereo del 19 maggio. «Oh Allah, non abbiamo visto altro che bene da lui», dice in arabo, la lingua del Corano, concedendosi poi un abbraccio coi nipotini di Raisi, mentre il presidente ad interim, Mohammad Mokhber, si fa riprendere in un pianto fragoroso. Un turbante nero giace sulla bara di Raisi, segno di discendenza diretta dal profeta Maometto. In prima fila, inquadrati dalle telecamere, ci sono i leader dell’“Asse della Resistenza” corsi a rendereomaggio al “presidente martire” e alla Guida suprema che tanto si sono spesi per fornire di uomini, mezzi e denaro le milizie affiliate sparse nella regione. Ci sono il capo politico di Hamas, Ismail Haniyeh, il numero due di Hezbollah, Naim Qassem, il presidente delle forze di Mobilitazione popolare irachene Falih Al-Fayyadh e Yahya Sarea, uno dei leader degli Houti yemeniti. Ma è ad Haniyeh che engono riservati gli onori diStato. Il capo di Hamas, appena raggiunto da una richiesta di arresto per crimini di guerra e contro l’umanità – insieme al sodale Sinwar e al premier israeliano Netanyahu - tiene anche un discorso durante la cerimonia. Racconta che Raisi aveva definito l’attacco del 7 ottobre un “terremoto nel cuore dell’entità sionista”. La folla grida: “Morte all’America, morte a Israele”, gli slogan tipici nei grandi raduni della Repubblicaislamica. Khamenei lo incontra in udienza privata dopo i funerali: «La promessa di eliminare Israele sarà mantenuta. Vedremo il giorno in cui la Palestina passerà dal fiume al mare», assicura. Partecipano alla cerimonia funzionari e inviati da 40 Paesi, ma non ci sono i capi di Stato degli alleati che pesano: la Russia ha inviato il capo della Duma, Vyacheslav Volodin, Xi Jinping il suo vice Zhang Guoqing. «La partecipazione cinese e russa è evidentemente di livello istituzionale basso – scrive l’analista Abdorassol Divsallar - . Non è sicuramente così che mostri solidarietà ai tuoi alleati o partner strategici». Ci sono tuttavia molti leader regionali. Il premier iracheno al Sudani, quello Nikol Pashinyan, quello pakistano Shehbaz Sharif, il presidente tunisino Saied per la prima volta in Iran, l’emiro del Qatar, ilgrande mediatore tra Israele e Hamas che viene ricevuto da Khamenei in privato. I competitor emiratini e sauditi partecipano con i ministri degli Esteri, così pure l a Turchia che invia Fidan. Sorprende gli osservatori la presenza del ministro degli Esteri egiziano Sameh Shoukry: il Cairo e Teheran stanno negoziando da tempo il pieno ripristino delle relazioni diplomatiche interrotte dopo la rivoluzione islamica del 1979, ristabilite nel 2012 e poi nuovamente sospese. Ma la scacchiera delle presenze viene vivisezionata anche sul piano interno dagli osservatori più smaliziati. Ad accompagnare i feretri ci sono tutti gli alti esponenti del clero e i comandi dei Pasdaran, ma nessuno degli ex presidenti dell’Iran ancora in vita, fatta eccezione per lo stesso Khamenei. Il riformista Mohammad Khatami, il populista Mahmoud Ahmadinejad e il moderato Hassan Rouhani non hanno partecipato alla funzione limitandosi a inviare messaggi di cordoglio, segno ulteriore della spaccatura ormai evidente all’interno dell’establishment tra conservatori e ultraconservatori che hanno conquistato tutte le posizioni di potere e i moderati e riformisti messi ai margini. Una frattura che Khatami aveva già voluto sottolineare a marzo scegliendo per la prima volta l’astensione.

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