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La Repubblica Rassegna Stampa
15.05.2024 Blinken vola a Kiev: presto le nuove armi
Cronaca di Gianluca Di Feo

Testata: La Repubblica
Data: 15 maggio 2024
Pagina: 11
Autore: Gianluca Di Feo
Titolo: «Ucraini senza riserve contro i tank di Mosca. Blinken vola a Kiev “Presto le nuove armi”»

Riprendiamo da LA REPUBBLICA di oggi, 17/04/2024, a pag. 5, con il titolo "Il dilemma di Netanyahu. Scegliere i bersagli giusti per contenere l’escalation" l'analisi di Gianluca Di Feo.

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Gianluca Di Feo

Zelenky e Blinken. Il Segretario di Stato Usa è volato a Kiev in una visita a sorpresa, per rassicurare gli ucraini che non sono soli. Intanto però i russi continuano ad avanzare. Il ritardo degli aiuti può risultare letale.

Diversi veterani ucraini sono infuriati per l’assenza di fortificazioni nella regione di Kharkiv. Da quasi cinque giorni i russi continuano a conquistare terreno, senza incontrare trincee o campi minati: mandano avanti squadre di fanteria, con pochi mezzi corazzati, che occupano un villaggio dietro l’altro. «La prima linea semplicemente non esisteva — ha scritto su Facebook Denys Yaroslavsky, capo di un’unità di ricognitori mandata a chiudere le falle — . Il nemico è entrato liberamente nella “zona grigia”, che in realtà non era tale perché non c’è stata opposizione». Nelle foto compaiono centinaia di denti di drago — gli ostacoli piramidali in cemento per fermare i tank — sparsi sui sentieri: erano destinati a allestire sbarramenti che nessuno ha costruito.

Alcuni reparti hanno subito abbandonato le postazioni a ridosso del confine: erano truppe di seconda scelta, che non potevano opporsi alle ondate d’assalto. Eppure i segnali dell’imminente offensiva erano stati colti da settimane e l’allarme trasmesso con adeguato anticipo, ma nessuno ha preso provvedimenti. Le ragioni di questa debacle non sono chiare: l’inefficienza degli amministratori civili e militari — il comandante del distretto è stato sostituito lunedì — ; l’assenza di fondi e di operai per i cantieri dei bunker; la carenza di soldati che affligge l’intero esercito di Kiev. Quest’ultimo oggi è il problema fondamentale. Lo sottolinea alNew York Times il generale Kyrylo Budanov, responsabile del servizio segreto militare e artefice dei colpi più temerari messi a segno dagli ucraini: «Tutte le nostre forze sono schierate a Kharkiv o a Chasiv Yar (il caposaldo assediato nel Donbass, ndr). Purtroppo, non ci sono altre riserve». Budanov non è abituato a perdersi d’animo, ma le sue parole trasmettono il momento drammatico dell’esercito ucraino, che deve fronteggiare il rullo compressore di Mosca lungo quasi 800 chilometri. «Il nostro compito — ha chiarito Budanov — è stabilizzare il fronte e poi cominciare a respingerli. L’intervento delle riserve in parte ha rovinato i loro piani: li stiamo bloccando».

Indicativa della serietà della situazione è la visita nella capitale di Anthony Blinken. Non si conosce il contenuto dei colloqui. Il segretario di Stato americano ha dato rassicurazioni sull’arrivo rapido degli aiuti bellici: «Sappiamo che è un momento difficile. I rifornimenti sono in viaggio, alcuni sono già qui». Il presidente Zelensky ha chiesto due batterie contraeree Patriot per fermare i missili e i cacciabombardieri russi, che colpiscono indisturbati in tutto il Paese. Resta però l’incognita su chi farà funzionare queste nuove armi hi-tech: addestrare il personale di un Patriot o di un Himars richiede molti mesi. Nel settore di Kharkiv i russi ogni giorno piantano la bandiera in nuovi villaggi. Attualmente cisono due direzioni principali d’attacco. Una punta su Vovchansk, dove le notizie sono contrastanti: le avanguardie sarebbero già entrate nella periferia, dimostrando anche in questo caso l’assenza di qualsiasi appostamento. «Ci sono bombardamenti senza sosta — ha dichiarato il tenente Yaroslavsky — . Ogni tre minuti i loro caccia sganciano più di cinque ordigni». Le foto mostrano l’abitato avvolto dal fumo degli incendi. «È un vero inferno», ha spiegato Tetyana Polyakova, uno degli ultimi abitanti evacuati.

L’altra colonna sembra voler aggirare Liptsy, terminale di una serie di colline che formano un baluardo naturale. Da lì la metropoli dista circa venti chilometri e per questo il comando di Kiev ha gettato nella mischia battaglioni prelevati da diverse brigate d’élite. C’è pure la Terza Brigata, una delle unità nate dalla Azov, che lotta contro gli incursori ceceni: una replica della battaglia di Mariupol della primavera 2022. «Il nemico ha un successo tattico », ha ammesso ieri mattina il quartiere generale ucraino. Il timore è che il grosso dei reparti di Mosca debbano ancora entrare in campo. Il generale Budanov è convinto che ci sarà un’altra operazione in grande stile entro pochi giorni: un assalto contro Sumy, la città a trenta chilometri dalla frontiera che prima della guerra aveva 250 mila residenti.

Informazioni discordanti arrivano pure dagli altri campi di battaglia. C’è preoccupazione per Kupiansk, una cerniera strategica tra la regione di Kharkiv e la repubblica secessionista di Lugansk: i russi la bersagliano da mesi, ora molti dei difensori sarebbero stati trasferiti verso il nuovo fronte. E non si fermano i combattimenti a Chasiv Yar, sulla collina di fronte a Bakhmut: se dovesse cadere, l’esercito di Mosca potrebbe occupare una fetta consistente della repubblica di Donetsk. Nonostante gli scontri a Kharkiv siano in aumento, molti analisti continuano infatti a credere che il vero bersaglio di Putin resti proprio quello di prendere completamente il controllo del Donbass.

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