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La Repubblica Rassegna Stampa
14.04.2024 USA e GB aiutano a intercettare
Cronaca di Fabio Tonacci

Testata: La Repubblica
Data: 14 aprile 2024
Pagina: 2
Autore: Fabio Tonacci
Titolo: «Israele sotto attacco»

Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 14/04/2024, a pag. 2, con il titolo "Israele sotto attacco" la cronaca di Fabio Tonacci


Fabio Tonacci

Un drone iraniano Shahad, il più impiegato nell'attacco del 13 aprile su Israele. Usa e Gran Bretagna hanno fatto alzare in volo i loro caccia per aiutare Israele ad intercettarli. L'attacco diretto iraniano su Israele è la realizzazione dello scenario peggiore possibile.

L’Iran ha attaccato Israele. E lo ha fatto come prevedeva lo scenario peggiore, che in pochi ritenevano plausibile: con uno sciame di centinaia di droni kamikaze e missili balistici e a guida satellitare, lanciati in tre ondate e non solo da suolo iraniano. Anche le milizie Houti dallo Yemen ed Hezbollah dal Libano hanno partecipato all’assalto congiunto. «L’Iran ha punito Israele », esultano le Guardie rivoluzionarie. «L’operazione contro il regime sionista è denominata Vadeh Sadegh (Vera Promessa, ndr)». È una dichiarazione di guerra.

Intorno a mezzanotte e quaranta anche su Gerusalemme sono scattate le sirene e la contraerea ha intercettato decine di droni, con esplosioni in cielo che hanno terrorizzato la popolazione. Stando a una prima analisi delle rotte, gli obiettivi sembrano essere infrastrutture militari a Nord sulle Alture del Golan, l’area contesa con la Siria, e a Sud una base dell’aviazione nel deserto del Negev. Agli abitanti di Nevatim, Dimona e Eilat è stato ordinato di rifugiarsi nei bunker. Esplosioni sono state segnalate su diverse città israeliane. Le forze armate hanno attivato i jammer che neutralizzano i sistemi gps. Israele, Giordania, Iraq e Libano hanno chiuso lo spazio aereo. I primi droni sono stati intercettati sul cielo della Siria e della Giordania, grazie ai caccia americani e inglesi che, stando a fonti Usa, ne avrebbero abbattuti almeno cento. Il premier Netanyahu per sicurezza è stato portato in un bunker, nella notte più temuta.

L’esercito ha confermato l’attacco su vasta scala poco dopo le 23 ora locale, avvertendo la popolazione che «dozzine di droni stanno volando verso di noi e ci metteranno alcune ore per entrare in piena attività». Il portavoce Daniel Hagari ha spiegato che il tentativo della contraerea è quello di intercettarli anche prima che entrino nei confini. «È un escalation grave e pericolosa. La nostra difesa è pronta ma non è impenetrabile, è importante obbedire alle direttive del Comando del Fronte interno ». Alcune fonti riferiscono che le Israeli defence forces (Idf), nelle stesse ore in cui i radar e i satelliti vedevano lo sciame avvicinarsi, hanno intensificato i lanci di artiglieria contro le postazioni di Hezbollah in Libano. Le sirene di allarme hanno preso a suonare in tutto il Paese.

Il presidente americano Joe Biden è in contatto con Netanyahu e ha seguito gli aggiornamenti dalla Situation Room nei sotterranei della Casa Bianca: con lui i vertici di Difesa e intelligence. L’intero Medio Oriente è appeso a una domanda: cosa accadrà adesso?

«Chiunque ci fa del male, noi lo colpiamo », ha detto Netanyahu. Alle otto e mezzo di ieri sera il premierisraeliano è decollato con urgenza dalla base di Nevatim (uno degli obiettivi dei droni) a bordo dell’Ala di Sion, il velivolo super tecnologico costruito per lui e, finora, mai utilizzato. «I nostri sistemi di difesa sono schierati, apprezziamo che gli Usa siano al nostro fianco, così come apprezziamo il sostegno della Gran Bretagna, della Francia e di molti altri paesi», ha dichiarato. «Ci difenderemo da ogni minaccia, e lo faremo con freddezza e determinazione».

La rappresaglia, dunque, è arrivata. L’ayatollah Alì Khamenei, Guida suprema della Repubblica islamica, aveva giurato vendetta dopo l’uccisione al consolato di Damasco di sette pasdaran con un’operazione mirata, mai rivendicata ufficialmente dalle forze armate dello Stato ebraico. Tra i sette morti c’era il generale Mohammad Reza Zahedi, testa di ponte tra Teheran e gli Hezbollah libanesi, finanziati e armati dagli iraniani. La credibilità della minaccia iraniana aveva fatto ritenere all’intelligence occidentale che tre fossero le ipotesi possibili: l’assalto a qualche ambasciata israeliana, l’aggressione tramite missili dai cosiddetti proxies, cioè le milizie sciite alleate di Teheran come gli Houti, Hamas ed Hezbollah, e, infine, l’attacco diretto nella forma devastante dello sciame. Una tattica di combattimento che punta sulla superiorità numerica, in cui negli anni le Guardie della rivoluzione si sono specializzate. Khamenei ha scelto questa via, la più deflagrante da un punto di vista geopolitico. Anche perché Netanyahu ha ripetuto che Israele reagirà. E gli Stati Uniti lo hanno assicurato che difenderanno lo Stato ebraico.

Alla prima ondata di droni kamikaze ne è seguita una seconda, accompagnata da missili a guida satellitare, più veloci e difficili da fermare. E poi una terza. Sui social circolano video girati in Iraq e in Iran che riprendono il passaggio di gruppi di Shahad 136. Quando questo giornale va in stampa, non sono circolate informazioni su eventuali vittime o danni. «La risposta all’aggressione israeliana contro le nostre sedi diplomatiche a Damasco può considerarsi conclusa», riferisce la missione dell’Iran all’Onu. «Gli Stati Uniti stiano lontano dal conflitto con Israele, e se il regime israeliano farà qualche altro errore, agiremo ancor più severamente». In Italia tutti gli obiettivi ritenuti sensibili sono presidiati in seguito all’azione iraniana. Il ministro degli Esteri Tajani ha affermato che il governo è pronto a gestire qualsiasi scenario.

«Qualsiasi Paese che aprirà il proprio spazio aereo o territorio a Israele per attaccare l’Iran riceverà una riposta decisiva», dichiara a notte il ministro della Difesa iraniano.

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