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La Repubblica Rassegna Stampa
12.04.2024 Israele contro Iran
Analisi di Fabio Tonacci

Testata: La Repubblica
Data: 12 aprile 2024
Pagina: 20
Autore: Fabio Tonacci
Titolo: «Attacco simultaneo dal cielo contro città e villaggi Israele si prepara a respingere lo sciame di Teheran»

Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 11/04/2024, a pag. 20, con il titolo "Attacco simultaneo dal cielo contro città e villaggi Israele si prepara a respingere lo sciame di Teheran" l'analisi di Fabio Tonacci


Fabio Tonacci

Missili a medio raggio iraniani in parata. In caso di guerra, l'Iran attaccherebbe Israele con missili balistici come questo, ma anche con sciami di droni "suicidi" che hanno dimostrato la loro efficacia nella guerra in Ucraina. Israele si sta preparando a questo scenario.

Chi conosce come gira il vento in Medio Oriente dice che la rappresaglia iraniana non segue il calendario islamico. Che è fuorviante pensare che Teheran, o le milizie sciite sue alleate che formano il cosiddetto Asse della Resistenza, risponderanno alla distruzione del consolato iraniano a Damasco scegliendo necessariamente una data simbolica per attaccare Israele. Cioè quando Israele più se lo aspetta. Del resto nemmeno il 7 ottobre, giorno in cui Hamas ha dato il via all’operazione terroristica “Diluvio di al-Aqsa”, aveva significati particolari. Dunque ogni previsione sul quando ci sarà la rappresaglia rischia di lasciare il tempo che trova. Può essere oggi, come tra un mese. Ma ci sarà, di questo ormai nessuno dubita.

Ne è un segnale l’inaspettato arrivo in Israele del generale Michael Kurilla del Central Command americano, che si è incontrato col capo di Stato maggiore Herzl Halevi e con altri comandanti dell’Idf. Probabilmente per discutere di un’azione comune nel caso in cui l’attacco arrivasse da più fronti. L’ayatollah Khamenei, Guida suprema della Repubblica islamica, promette vendetta a ogni uscita pubblica. Ancora ieri i rappresentanti della missione iraniana alle Nazioni Unite l’hanno definita «un imperativo per l’Iran», che - sostengono - si sarebbe potuta evitare se il Consiglio di sicurezza avesse condannato Israele per i fatti di Damasco, dove sono stati uccisi sette pasdaran.

Se dunque il quando è incerto, sul come c’è un’ipotesi che più delle altre spaventa Israele: lo sciame. L’attacco simultaneo e da più lati con decine di droni e missili, puntati su obiettivi sensibili sul suolo dello Stato ebraico. L’intelligence militare ne segnala tre probabili, in particolare: Tel Aviv, il centro più popolato sulla costa con il suo mezzo milione di abitanti; gli insediamenti sulle alture del Golan, territorio conteso con laSiria; il centro di ricerca nucleare a Dimona, nel deserto del Negev.

Quella dello sciame è una tattica che rientra nella dottrina di combattimento del Corpo delle guardie della Rivoluzione islamica e negli ultimi anni è stata condivisa con i proxy dell’Iran: gli Houti in Yemen, Hezbollah in Libano, le milizie sciite in Siria e in Iraq, Hamas a Gaza. È stata usata via mare e via terra. Il concetto su cui si fonda è basico: sfruttare la superiorità numerica per bucare le difese di un nemico più preparato e dotato di sistemi tecnologici all’avanguardia. Il massacro del 7 ottobre, con l’improvviso travaso dalla Striscia di 3.000 assalitori tra miliziani delle brigate Qassam e anche qualche civile, e lo sfondamento del recinto di confine in trenta punti diversi, è stato, appunto, un attacco a sciame.

Ora, il timore prevalente è che la rappresaglia di Teheran possa concretizzarsi non via terra, cioè dal Sud del Libano dove sono concentrate le forze di Hezbollah, ma dal cielo. Gli analisti militari disegnano, come ipotesi peggiore, uno scenario apocalittico: più sciami di droni kamikaze lanciati contro Israele da diversi punti cardinali e intervallati da missili. Hezbollah nel 2021 aveva circa 2.000 droni kamikaze, molti dei quali modello iraniano Shahed 136 (lo stesso che usa la Russia contro le postazioni ucraine): oggi si stima che ne possa avere accumulati altri mille. In più dispone di un arsenale composto da 150 mila missili e razzi a corto e medio raggio, anch’essi forniti dall’Iran, che possono raggiungere ogni punto di Israele. Tutta un’altra potenza di fuoco rispetto a Hamas.

Il governo dello Stato ebraico ostenta sicurezza. Netanyahu e isuoi ministri avvertono che Israele risponderà colpendo direttamente postazioni nemiche sul Paese, o sui Paesi, da cui la rappresaglia arriverà. Qualsiasi essi siano, Iran compreso. «Sono tempi sfidanti», ha dichiarato il premier durante una visita a una base da cui cui si alzano in volo gli F-15. «Siamo nel mezzo della guerra di Gaza, che continuiamo a piena forza. Ma ci stiamo preparando anche ad aggressioni da altri fronti».

La domanda è se l’Iron Dome, la cupola di ferro come è stato soprannominato il poderoso ombrello antiaereo che protegge le città, sarà in grado di sostenere l’impatto dello sciame di droni. O di intercettare i temibili missili balistici di Teheran (come i Ghadr 110, gittata di 1.800 chilometri e mach 9 di velocità), posto che l’attacco diretto da suolo iraniano non è ritenuto il più probabile dato l’allargamento del conflitto che ne deriverebbe, con conseguenze disastrose. Oltre all’Iron Dome Israele dispone della Fionda di Davide, contraerea antimissilistica di medio raggio, e l’Arrow 3, un sistema antibalistico che esce dall’atmosfera e può distruggere obiettivi a un’altitudine di cento chilometri. Il meglio della tecnologia militare. Ma lo sciame vola basso, è quantità contro qualità.

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