lunedi` 15 aprile 2024
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE

vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

Non dimenticheremo mail gli orrori del 7 ottobre (a cura di Giorgio Pavoncello) 15/01/2024


Clicca qui






La Repubblica Rassegna Stampa
07.02.2024 Ouziel: L’antisemitismo sorprende Israele. Anche dall’Italia
Commento di Meir Ouziel

Testata: La Repubblica
Data: 07 febbraio 2024
Pagina: 26
Autore: Meir Ouziel
Titolo: «L’antisemitismo sorprende Israele»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 07/02/2024, a pag. 26, con il titolo "L’antisemitismo sorprende Israele" il commento di Meir Ouziel.

Informazione Corretta
Meir Ouziel
Perché il governo italiano non ha continuato a fornire armi a Israele che sta difendendosi da una guerra? Cosa ne pensa il nostro governo?
Perché il governo italiano non ha continuato a fornire armi a Israele che sta difendendosi da una guerra? Meloni e Tajani, svegliatevi!
Dal 7 ottobre gli israeliani vivono in un mondo incomprensibile, verso cui provano sentimenti di offesa, delusione, orrore e dolore. Prima di tutto c’è il dolore di quanti hanno perso i propri cari e di chi ancora vive l’angoscia di familiari tuttora rapiti a Gaza. Ogni israeliano si sente come se lui stesso fosse ostaggio a Gaza. Io conosco cinque famiglie i cui cari sono stati rapiti. Alcuni, tra cui due ragazzine di 8 e 15 anni, sono stati rilasciati, altri, come una giovane donna che conosco, Naama Levy, che ha solo 19 anni, è ancora lì. Oltre a questo dolore, gli israeliani sono avviliti per l’atteggiamento del mondo verso il massacro del 7 Ottobre. Non capiscono perché le organizzazioni per le donne e le femministe del mondo si rifiutino di condannare il rapimento e lo stupro delle nostre giovani. Nei primi giorni dopo il massacro, io stesso non potevo guardare un bambino ebreo senza provare una fitta di dolore immaginandomelo torturato o assassinato. Gli israeliani sono scioccati dal fatto che, dopo il brutale attacco omicida e di fronte al rapimento a Gaza anche di neonati di meno di un anno, persino in alcune parti del mondo occidentale questi atti sono stati accolti come gesta gloriose. Parliamo di quella stessa parte di mondo che finora gli israeliani e gli ebrei consideravano il bastione della cultura e della morale. E questo fa male. Gli esempi non mancano, a partire dal mondo della musica pop, con Paesi e artisti che rifiutano di accettare Israele all’Eurovisione, per finire con il processo alla Corte Internazionale di Giustizia dell’Aia, dove Israele si trova al banco degli imputati per genocidio. Questa è una ipocrisia incomprensibile. Il numero di civili di Gaza uccisi nelle operazioni di difesa contro Hamas rattrista anche gli israeliani, che stanno facendo più di qualsiasi altro esercito abbia mai fatto nella storia per evitare l’uccisione di civili. E l’esercito israeliano lo fa non perché questo è un obbligo secondo il diritto internazionale, ma innanzitutto perché gli israeliani non vogliono uccidere civili innocenti. L’uccisione e la sofferenza dei civili di Gaza toccano il cuore di tutti. Di tutti, tranne che della leadership di Hamas. Che avrebbe potuto porre fine a queste sofferenze immediatamente, annunciando la liberazione degli ostaggi e la fine della loro guerra volta a eliminare Israele. Lo ha detto chiaramente anche il Segretario di Stato americano Blinken durante il suo discorso in Israele a inizio gennaio, rispondendo a una domanda del giornalista di Al Jazeera che descriveva la sofferenza della popolazione di Gaza. Gli israeliani sono delusi anche da alcune prese di posizione italiane, come la decisione dell’Italia di interrompere i contratti di fornitura di armi a Israele proprio mentre questa si difende dall’attacco omicida di Hamas. E non si può non menzionare l’odio che esplode nei templi della cultura e dell’istruzione mondiale: le università americane, dove gli studenti ebrei sono minacciati con slogan che gridano al loro sterminio. Tutti questi sono picchi di odio che feriscono ogni israeliano, ebreo e qualsiasi persona che non abbia perso la bussola morale. E in tutto questo, abbiamo anche assistito increduli al rifiuto delle presidenti delle più prestigiose università americane di definire l’invocazione al genocidio contro gli ebrei come semplice violazione del codice di condotta delle università. È vero, in seguito queste presidenti sono state costrette a dimettersi, ma è stato rivoltante constatare che l’invocazione del genocidio degli ebrei suonasse loro così legittima e naturale da ostinarsi a rifiutarsi di condannarla, pur sapendo che le loro parole erano registrate e trasmesse in diretta mondiale. C’è un nome per questa linea di pensiero: antisemitismo. Gli israeliani sotto i 75 anni non sapevano davvero cosa significasse l’antisemitismo. Ora lo sanno. Di fronte a un mondo che nutre un odio morboso verso gli ebrei e Israele, le minacce arrivano anche dagli amici più vicini, come gli Stati Uniti. Ogni israeliano è riconoscente all’America, ma uno dei pericoli maggiori in questa fase è la pressione americana per la “soluzione dei due Stati”, una fantasia ingenua ormai, condivisa da diversi Stati, tra cui l’Italia. E anche da molti israeliani. In effetti, Israele ci ha provato più volte a procedere in questa direzione, anche quando si è ritirata, quasi 19 anni fa or sono, dall’intero territorio della Striscia di Gaza, evacuando i fiorenti insediamenti ebraici e lasciando ai palestinesi un’area senza ebrei e senza dominazione israeliana. Da giornalista ero lì durante l’evacuazione e ho visto come le famiglie venivano portate via dall’esercito israeliano, ho visto famiglie lasciare in lacrime le case che avevano costruito, i giardini e gli alberi che avevano piantato. Nonostante la decisione dolorosa e controversa, la speranza allora era che i palestinesi trasformassero la Striscia di Gaza in un’area fiorente. Ma questa idea non ha mai interessato i palestinesi. Tutta la libertà e tutto il denaro che hanno ricevuto negli anni sono stati investiti nei missili lanciati contro i cittadini d’Israele e nella costruzione di un’enorme fortezza sotterranea allo scopo di attaccare perpetuamente Israele, con la finalità di distruggerlo. Di fronte a un mondo del genere, molti israeliani sono sopraffatti dal terribile timore che il noto appello “Mai più” non rappresenti più un vero e sincero impegno.

Per inviare a Repubblica la propria opinione, telefonare: 06/49821, oppure cliccare sulla e-mail sottostante


rubrica.lettere@repubblica.it

Condividi sui social network:



Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui

www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT