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La Repubblica Rassegna Stampa
20.11.2023 Il colpevole silenzio dell’ONU
Analisi di Gianni Vernetti

Testata: La Repubblica
Data: 20 novembre 2023
Pagina: 34
Autore: Gianni Vernetti
Titolo: «Se l’Onu tace su Hamas»
Riprendiamo da La Repubblica di oggi, 20/11/2023, a pag.34, con il titolo "Se l’Onu tace su Hamas" il commento di Gianni Vernetti

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Gianni Vernetti

La guerra in corso fra Israele ed Hamas sta provocando movimento tellurici nelle relazioni internazionali che vanno ben oltre la Striscia di Gaza e coinvolgono direttamente l’organizzazione nata dalle ceneri del secondo conflitto mondiale: le Nazioni Unite, la cui credibilità, rischia di essere messa a dura prova dal nuovo conflitto che sta infiammando il Medio Oriente. È passato un mese e mezzo dal pogrom del 7 ottobre nel sud di Israele e l’Onu non è ancora riuscita a condannare con un linguaggio inequivocabile la più terribile aggressione contro gli ebrei dai tempi della Shoah. Il gruppo terrorista che ha pianificato, finanziato e organizzato le violenze contro i civici nei kibbutz, che ha massacrato oltre 300 ragazzi al Nova Festival, che ha torturato e mutilato, che ha stuprato in modo seriale bambini e donne di ogni età e che ancora oggi tiene in ostaggio 240 civili fra i 6 mesi e gli 85 anni colpevoli soltanto di essere ebrei, non è mai stato neanche nominato in nessuna risoluzione o dichiarazione ufficiale. In poche parole: per le Nazioni Unite, Hamas semplicemente non esiste. L’intollerabile silenzio su Hamas da parte della più grande organizzazione fra gli stati sovrani del pianeta affonda le sue radici in parte nei limiti strutturali dell’organizzazione stessa e in parte in una serie di “consuetudini” che hanno visto convivere l’organizzare stessa con le componenti più radicali e violente del mondo palestinese. Non è un mistero per nessuno che la principale agenzia onusiana che opera nei territori palestinesi è da tempo considerata da molti osservatori indipendenti, come eccessivamente contigua alla struttura politica e militare di Hamas nella striscia di Gaza. Si tratta dell’Unrwa, l’agenzia delle Nazioni Unite con compiti di assistenza umanitaria e di sostengo nei confronti dei rifugiati palestinesi. I confini fra l’organizzazione politica di Hamas e l’Unrwa nella Striscia sono labilissimi: nelle scuole gestite dall’organizzazione i programmi scolastici sono vagliati e concertati con Hamas e gran parte del mitizzato “welfare di Hamas” (simile alla narrazione dei “ferocidittatori che fanno qualcosa di buono…”), si tratta in realtà di progetti con un forte imprinting dell’organizzazione jihadista. Emergono, poi, in queste ore prove fattuali dell’utilizzo da parte dell’ala militare di Hamas di molte strutture civili della striscia: non c’è ospedale, scuola, ambulatorio, centro di distribuzione alimenti che non celi un tunnel, una rampa di lancio, un deposito di armi del gruppo terrorista. Il conflitto israelo-palestinese sta svelando anche i limiti dell’intera architettura sulla quale si reggono le Nazioni Unite a cominciare dai molti dei suoi organismi. La costante presenza dell’Iran, il mandante di Hamas, all’interno del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite ne ha fatto perdere negli anni di ogni residua credibilità. L’Iran che impicca gli omosessuali, massacra le ragazze senza velo, persegue un programma nucleare illegale, esporta terrorismo e instabilità in tutto il Medio Oriente è stato eletto pochi giorni dopo il 7 ottobre a capo del Forum Sociale dell’organizzazione che dovrebbe tutelare i diritti fondamentali degli individui su scala planetaria. Il doppio standard del Palazzo di Vetro in materia di tutela della legalità internazionale è la ragione della profonda crisi di legittimità del Consiglio di Sicurezza nel quale due fra i peggiori regimi del pianeta, Russia e Cina, dispongono del potere di veto. Anche la credibilità delle missioni di peacekeeping è messa a dura prova dal nuovo conflitto mediorientale a cominciare dalla missione Unifil nel Sud del Libano, che conta ancora una rilevante presenza di personale militare italiano, e che dovrebbe essere una forza di deterrenza per prevenire un nuovo conflitto fra Israele ed Hezbollah. Le debolissime regole d’ingaggio della missione rendono la presenza militare delle Nazioni Unite praticamente irrilevante, come dimostra peraltro il crescente build-upmilitare di questi anni che ha permesso a Hezbollah di diventare una forza militare con un arsenale di 160.000 missili ed una minaccia non solo per Israele ma per la stabilità dell’intera regione.

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