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La Repubblica Rassegna Stampa
19.11.2023 Riportare subito a casa gli ostaggi
Cronaca di Fabio Tonacci

Testata: La Repubblica
Data: 19 novembre 2023
Pagina: 7
Autore: Fabio Tonacci
Titolo: «La lunga marcia per gli ostaggi assedia Netanyahu alla Knesset»

Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 19/11/2023, a pag. 7, con il titolo "La lunga marcia per gli ostaggi assedia Netanyahu alla Knesset", la cronaca di Fabio Tonacci.


Fabio Tonacci

Ostaggi di Israele a Gaza, gli analisti: “Impossibile liberarli tutti”.  Perché la strategia di Netanyahu rischia di fallire

GERUSALEMME — La marcia dei cinque giorni finisce così come era cominciata. Con la richiesta al governo di riportare gli ostaggi a casa «ora e a tutti i costi», e con la deludente conferma che l’accordo con Hamas non si è ancora trovato. «Quindi Netanyahu se ne deve andare adesso!», grida il 77 enne Raphael Malenovitz. Siamo davanti alla Knesset, il parlamento israeliano, i pullman dei famigliari cominciano a imboccare la strada del ritorno a Tel Aviv, dove si devono incontrare con i ministri del Gabinetto di guerra. E Malenovitz assieme a sua moglie Norit regge un cartello che invita il premier a dimettersi. «Non dopo aver sconfitto Hamas, non tra qualche mese, lasci adesso! Possibile che Biden abbia incontrato le famiglie subito dopo il 7 ottobre e il premier di Israele non lo abbia ancora fatto?» È l’umore collettivo dei circa trentamila che, al tramonto del sabato, si sono radunati a Gerusalemme di fronte agli uffici del premier. “Bibi” non si fa vedere, neanche oggi. Solo più tardi, in serata, in un videomessaggio dirà «io marcio con voi, tutto il popolo di Israele marcia con voi», mentre i suoi uffici fanno trapelare la possibilità di un primo faccia a faccia con le famiglie già lunedì. La folla di Gerusalemme si è unita al corteo partito a piedi martedì da Tel Aviv. Yuval Haran ha sette parenti nelle mani dei sequestratori e mille ragioni per essere impaziente. «Non abbiamo il privilegio di poter aspettare ancora che i nostri cari vengano liberati per il buon cuore e la buona volontà, non avverrà mai». La sabbia nella clessidra scende, le famiglie sono stanche, anche un po’ sfiduciate, seppur non lo dicono. Già quattro i rapiti uccisi mentre erano nelle mani dei loro aguzzini (l’ultimo un 22enne dalla Tanzania), ovvio che lo stato d’animo scivoli verso cattivi pensieri. Un morto dopo l’altro, e nessun accordo. Per quanto ancora? «So che in tanti pensano che dietro ci sia una strategia precisa di Hamas per fare pressione sul governo, io penso invece che i terroristi non sappiano come gestire la custodia», ragiona Omer, 28 anni, la foto di un suo amico sequestrato nella mano destra e un M-16 nella sinistra. «Sono un riservista, posso portare il fucile in giro. Non mi fido di Netanyahu, ma confido nel nostro esercito». A conferma del timore di Omer sulla incapacità organizzativa dei miliziani, le Brigate al Qassam hanno fatto sapere che «i contatti con alcune delle squadre il cui lavoro era la guardia agli ostaggi sono stati interrotti». La marcia Tel Aviv-Gerusalemme è partecipata, solidale, composta. Nell’ultimo tratto si è aggiuto Yair Lapid, il leader dell’opposizione che ha rotto l’unità nazionale post 7 ottobre tornando a chiedere le dimissioni di Netanyahu come durante le proteste per la riforma della giustizia. All’ora di cena, la delegazione delle famiglie è ricevuta dal Gabinetto di guerra. «Il ritorno in Israele degli ostaggi è la priorità suprema, e precede anche la demolizione di Hamas », assicura il ministro Gadi Eisenkot.«La demolizione di Hamas richiede tempo, e per gli ostaggi non c’e’ tempo da perdere». L’altro ministro, Benny Gantz, che tutti già indicano come il candidato per il dopo Netanyahu: «La pressione militare a Gaza» aiuta gli sforzi di liberare gli ostaggi. Che però, per adesso, non hanno portato a niente. Netanyahu ammette lo stallo. Biden fa pressioni sul Qatar perché medi l’intesa con Hamas «senza perdere altro tempo». Israele rifiuta ogni trattativa che separi le madri dai figli. Siamo al giorno 44 dopo il sabato dell’orrore. Ma sugli ostaggi nessunacertezza.

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