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La Repubblica Rassegna Stampa
09.09.2023 Un’intesa Israele-Arabia Saudita
Cronache di Paolo Mastrolilli, Daniele Raineri

Testata: La Repubblica
Data: 09 settembre 2023
Pagina: 8
Autore: Paolo Mastrolilli - Daniele Raineri
Titolo: «Dagli Usa spinta diplomatica all’intesa Israele-Arabia Saudita - Ecco il nuovo corridoio India-Medio Oriente contro la Via della Seta»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 09/09/2023, a pag. 8, con il titolo "Dagli Usa spinta diplomatica all’intesa Israele-Arabia Saudita" la cronaca di Paolo Mastrolilli; a pag. 9, con il titolo "Ecco il nuovo corridoio India-Medio Oriente contro la Via della Seta", la cronaca di Daniele Raineri.

Ecco gli articoli:

Paolo Mastrolilli: "Dagli Usa spinta diplomatica all’intesa Israele-Arabia Saudita"

Immagine correlata
Paolo Mastrolilli

NEW DELHI — Gli elementi dell’accordo con l’Arabia Saudita per normalizzare le relazioni con Israele sono stati definiti. L’annuncio non è imminente ma il negoziato è in una fase «costruttiva». Lo ha detto il consigliere per la sicurezza nazionale americano Jake Sullivan, parlando con i giornalisti sull’Air Force One che lo portava al G20 di New Delhi, dove il presidente Joe Biden non esclude di incontrare il principe saudita Mohammed bin Salman per far progredire la trattativa, che avrebbe insieme lo scopo di stabilizzare l’intero Medio Oriente, sottraendolo all’abbraccio con Cina e Russia. Donald Trump aveva concluso gliAccordi di Abramo, normalizzando le relazioni tra lo Stato ebraico e alcuni Paesi arabi. Biden non li ha rinnegati. Anzi, è andato alla Casa Bianca con l’idea di allargarli. L’operazione conta sul fatto che Riad vuole garanzie di sicurezza per proteggersi dall’Iran e cerca di diversificare la propria economia, usando anche l’energia nucleare per costruirsi un futuro non legato solo all’estrazione dei combustibili fossili. Washington è in grado di fornire entrambe le cose, ossia un’alleanza militare piùstretta, e la tecnologia necessaria a sviluppare centrali atomiche a scopi civili. In cambio, però, chiede all’Arabia Saudita di unirsi agli Accordi di Abramo, normalizzando le relazioni con Israele. Sarebbe l’intesa del secolo che cambierebbe per sempre il volto del Medio Oriente, perché anche lo Stato ebraico dovrebbe fare concessioni ai palestinesi, come il blocco degli insediamenti che potrebbe fare cadere il governo. Una delegazione americana, guidata dall’inviato per la regione Mc-Gurk, ha appena visitato iPaesi coinvolti per far progredire i colloqui, che Biden vorrebbe chiudere prima delle presidenziali. Gli scogli da superare sono ancora significativi. Bisogna definire gli aiuti militari da concedere ai sauditi e i dettagli del nucleare. Poi resta il risentimento di bin Salman per le critiche ricevute dagli Usa a causa delle violazioni dei diritti umani, a cominciare dall’omicidio del giornalista Khashoggi. Infine serve la garanzia che una volta ricevute queste concessioni, l’Arabia Saudita smetta di flirtare con Cina e Russia, inclusi i tagli alla produzione di petrolio che favoriscono Putin e provocano aumenti dell’inflazione capaci di deragliare la rielezione di Biden. 

*** 

Daniele Raineri: "Ecco il nuovo corridoio India-Medio Oriente contro la Via della Seta"

Festival Internazionale del Giornalismo
Daniele Raineri

L’Amministrazione Biden spera di annunciare oggi al G20 un accordo molto ambizioso con Emirati Arabi Uniti, India e – soprattutto – con l’Arabia Saudita del principe ereditario Mohammed bin Salman. È un accordo a tre strati: il primo strato, quello superficiale, riguarda una rotta commerciale nuova e sarebbe già interessante dal punto di vista dell’economia globale. Ma sotto ci sono altri due strati di densa politica internazionale: la normalizzazione delle relazioni diplomatiche tra Israele e l’Arabia Saudita (sarebbe un successo enorme per Biden) e la lotta contro la Cina. Andiamo con ordine. La Casa Bianca vuole ufficializzare l’esistenza di un progetto ferroviario che collegherebbe tra loro i Paesi arabi del Golfo e altri Paesi arabi nel Medio oriente. Il progetto sarebbe anche connesso via nave ai porti dell’India, che già adesso trasporta una quantità enorme di merci in quella direzione e aspira a diventare il granaio della regione mediorientale – quindi il primo e più importante fornitore di cibo. La merce partirebbe da Mumbai via mare, arriverebbe agli Emirati, da qui proseguirebbe via treno attraverso l’Arabia Saudita e poi al resto dell’area. L’idea americana si spinge più in là: dalle ferrovie saudite le merci potrebbero passare a quelle giordane e poi entrare in Israele, sempre su binari, e arrivare al porto di Haifa sul Mediterraneo. Da lì potrebbero essere imbarcate di nuovo su navi e mandate al porto del Pireo, in Grecia. E quindi a tutta l’Europa. Questa rotta offre vantaggi commerciali, perché le merci hanno bisogno di diciassette giorni di viaggio su nave per andare dall’India alla Grecia attraverso lo Stretto di Suez e invece con questa nuova rotta mista – nave più treno più nave – ci metterebbero dieci giorni. Per funzionare, però, il nuovo sistema avrebbe bisogno di molta collaborazione fra tutti i territori attraversati e quindi anche fra israeliani e sauditi. Sarebbe un altro passo verso la normalizzazione tra i due Paesi. L’Arabia Saudita ha un ruolo dominante fra gli arabi per le sue dimensioni, le ricchezze e il prestigio e quindi se dopo decenni di silenzio normalizzasse le sue relazioni con Israele spingerebbe molti altri a fare lo stesso. Per ora l’Amministrazione americana non commenta e nemmeno i sauditi. Se il principe Bin Salman dicesse sì all’accordo ferroviario e lo annunciasse questo fine settimana guadagnerebbe un incontro bilaterale con Biden durante il G20 – dopo essere stato trattato per alcuni mesi come un reietto dal presidente americano, all’inizio del suo mandato nel 2021. Bin Salman è accusato di essere il mandante nel 2018 dell’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi, attirato in trappola dentro l’ambasciata saudita di Istanbul in Turchia, assassinato e fatto a pezzi. L’Amministrazione da mesi negozia con il saudita la normalizzazione con Israele e in cambio è pronta a offrire un programma di collaborazione nella costruzione di centrali nucleari per uso civile. In questo modo Biden porterebbe a conclusione un processo storico cominciato durante il mandato di Trump. Israele dovrebbe rispondere con aperture sostanziose alle richieste palestinesi, ma per ora non sembra pronto e mantiene il silenzio. Se l’accordo ferroviario di oggi andasse in porto sarebbe anche uno smacco – dal punto di vista generale – per la Cina, che tenta di rimpiazzare l’influenza americana in Medio Oriente. La rotta intermodale – quindi: nave più aereo – dall’India fino alla Grecia e oltre sarebbe un progetto alternativo alla cosiddetta Belt and Road Initiative, il grande piano cinese per connettere i Paesi dai propri confini fino all’Europa e creare una rotta commerciale unica sotto il proprio controllo. A maggio il consigliere americano per la Sicurezza nazionale, Jake Sullivan, durante il forum I2U2 che riunisce Stati Uniti, Israele, Emirati e India tratteneva a stento l’eccitazione e aveva dichiarato: «Se dovete ricordarvi una sola cosa di quello dico oggi, ricordatevi I2U2 perché ne sentirete parlare sempre di più: una partnership per connettere l’Asia al Medio Oriente in modi che avvantaggino la nostra tecnologia, la nostra economia e la diplomazia. Ci sono svolte interessanti che aspettiamo nei prossimi mesi». È un caso di scuola della cosiddetta “diplomazia delle ferrovie”, che crea nuove connessioni – materiali e non – tra i Paesi.

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