domenica 03 marzo 2024
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE
Segui la rubrica dei lettori?
vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

Non dimenticheremo mail gli orrori del 7 ottobre (a cura di Giorgio Pavoncello) 15/01/2024


Clicca qui






La Repubblica Rassegna Stampa
17.08.2023 Ucraina, gli alleati temono che la guerra duri anni
Analisi di Gianluca Di Feo

Testata: La Repubblica
Data: 17 agosto 2023
Pagina: 7
Autore: Gianluca Di Feo
Titolo: «Nuova spallata ucraina ma gli alleati temono che la guerra duri anni»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 17/08/2023, a pag. 17, con il titolo "Nuova spallata ucraina ma gli alleati temono che la guerra duri anni" l'analisi di Gianluca Di Feo.

Immagine correlata
Gianluca Di Feo

Ucraina, l'Italia invia armi e missili a Kiev. Ecco perché l'articolo 11  della Costituzione non lo vieta - Luce

Per la prima volta anche i tank britannici Challenger sono stati spostati al fronte. Appartengono all’ 82ma brigata aviotrasportata, l’élite dell’esercito ucraino inserita nel gruppo tattico Marun a cui è stato affidato il compito di dare la spallata alle fortificazioni russe. Nei giorni scorsi questa task force è riuscita a liberare due villaggi – Robotyne e Urozhaine – segnando gli unici successi netti nella lenta controffensiva. Adesso l’artiglieria è in grado di bersagliare Tokmak, il caposaldo dello sbarramento costruito dal generale Sergey Surovikin poi finito agli arresti domiciliari per le relazioni troppo strette con la Wagner. Più a sud, una nuova testa di ponte è stata gettata sulla sponda orientale del Dnipro, molto più in profondità delle precedenti, e minaccia un punto debole delle difese di Mosca: grazie a due pontoni allestiti dai genieri, altri rinforzi stanno attraversando il fiume. Si attende un attacco massiccio sull’intera linea, perché il governo Zelensky vuole a tutti i costi una vittoria. I combattimenti delle prossime tre settimane saranno decisivi. Quelli che stanno andando in azione sono i reparti migliori e, allo stesso tempo, le ultime riserve disponibili per cercare di aprire la strada verso il mare di Azov. Se non ci riusciranno, l’armata ucraina dovrà interrompere le operazioni e la riconquista dei territori sarà rinviata alla prossima primavera. Uno scenario che avrebbe ricadute molto significative sul quadro politico e diplomatico. Oleksiy Danilov, segretario del Consiglio nazionale per la sicurezza e influente collaboratore del presidente, ha dichiarato all’inviato di Repubblica Paolo Brera che gli ucraini non si fermeranno e che dai partner occidentali non ci sono state pressioni per un negoziato. Le parole pronunciate durante una conferenza in Norvegia da Stian Jenssen, capostaff del segretario generale della Nato Stoltenberg, su uno scambio tra la rinuncia ai territori occupati e l’adesione di Kiev all’Alleanza atlantica invece confermano le voci sui tentativi di trovare una soluzione al conflitto. Jenssen si è poi scusato: «Non avrei dovuto dirlo in quel modo. È stato un errore», specificando però che il suo discorso «faceva parte di una discussione più ampia sui possibili scenari futuri in Ucraina ». Nessuno infatti ritiene possibile il negoziato per un accordo di pace: l’unica opzione teoricamente praticabile è quella di un cessate il fuoco sul modello coreano, che congeli le ostilità senza la rinuncia formale dell’Ucraina alla riconquista delle regioni invase. Una posizione che resta inaccettabile per il governo Zelensky. Ma in alcune cancellerie occidentali e soprattutto alla Casa Bianca cresce la preoccupazione per i rischi di allargamento del conflitto. Gli elementi di allarme che vengono analizzati sono numerosi. Di fatto, l’intero Mar Nero è diventato zona di guerra, con i raid dei barchini telecomandati ucraini e le ispezioni delle corvette russe ai mercantili davanti al Bosforo. Da due settimane i porti ucraini sul Danubio, affacciati sulla frontiera romena, vengono bombardati e la tensione sul confine tra Polonia e Bielorussia è alle stelle. Le incursioni ormai quotidiane dei droni contro le metropoli russe intaccano la credibilità di Vladimir Putin, alle prese con la picchiata del rublo e con la minaccia dei falchi che fanno riferimento a Prigozhin, rilanciata ieri da ChristoGroznev diBellincat che prospetta una resa dei conti tra la Wagner e il Cremlino entro sei mesi. Torna l’incubo dell’era Eltsin: lo sgretolamento del potere centrale in un Paese che pullula di armi nucleari. Diversi comandanti della Nato sottolineano inoltre un problema strettamente militare: non ci sono più munizioni e mezzi corazzati da consegnare agli ucraini per proseguire la battaglia nel 2024. I tank disponibili sono pochi mentre le scorte di proiettili per l’artiglieria sono state svuotate e la produzione rimane troppo bassa per alimentare il ritmo dei combattimenti. Invece, nonostante le sanzioni e le difficoltà finanziarie, un terzo dell’economia russa è stato convertito alla mobilitazione bellica, sfornando armamenti in numeri e qualità crescenti. E, sotto la direzione del generale Valery Gerasimov, le brigate di Mosca non si limitano alle manovre difensive ma scatenano assalti diversivi sull’intero quadrante, a partire da quello che si avvicina alla città di Kupyasnk nella regione di Karkhiv. Insomma, se si applicano i canoni della guerra di logoramento – in cui il successo viene deciso dall’esaurimento delle capacità belliche del rivale – il prolungamento del conflitto per un altro anno o forse più rischia di vedere la superiorità delle risorse russe pesare più del sostegno occidentale. Kiev non si spaventa per queste valutazioni, anzi. La vice premier Iryna Vereshchuk dice che la guerra non finirà tra «due-tre settimane», né «entro la fine dell’anno » o «la prossima primavera »: «Non sarà uno sprint ma una maratona, lunga e difficile». Sulla stessa linea Mikhailo Podolyak, il principale consigliere di Zelensky, che ha invocato «l’solamento dei vertici della Russia, che ridurrà drasticamente le possibilità di manovra diplomatica e invierà un segnale ai paesi neutrali». Per questo – sostiene Podolyak – bisogna rifiutare qualsiasi comunicazione diretta con i russi. E continuare a lottare per sconfiggerli definitivamente sul campo.

Per inviare a Repubblica la propria opinione, telefonare: 06/49821, oppure cliccare sulla e-mail sottostante


rubrica.lettere@repubblica.it

Condividi sui social network:



Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui

www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT