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La Repubblica Rassegna Stampa
09.05.2023 Mosca celebra, ma la Ue sarà a Kiev
Cronaca di Paolo Brera

Testata: La Repubblica
Data: 09 maggio 2023
Pagina: 10
Autore: Paolo Brera
Titolo: «Kiev annulla la festa della vittoria russa: “Da oggi il 9 maggio è il giorno dell’Ue”»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 09/05/2023, a pag. 10, con il titolo "Kiev annulla la festa della vittoria russa: “Da oggi il 9 maggio è il giorno dell’Ue” " la cronaca di Paolo Brera.

Zelensky delivers impassioned address ahead of invasion
Volodymyr Zelensky

KIEV — Ci sarà anche la presidente Ursula von der Leyen oggi a Kiev per festeggiare questa nuova celebrazione che allontana di un altro passo l’Ucraina dalla Russia, tagliando una delle radici comuni più profonde. Se c’è un simbolo dell’errore commesso da Putin invadendo l’Ucraina è proprio questo: il 9 maggio non sarà più dedicato alla vittoria sul nazismo nella Grande guerra patriottica, quella che noi chiamiamo Seconda Guerra Mondiale, celebrata in tutta l’ex Unione Sovietica; ma all’Europa, come avviene in tutti i paesi Ue. Lo ha deciso Volodymyr Zelensky annunciando la firma del decreto 266 dedicato al varo della “Festa dell’Europa”. «Consapevole dell’identità europea del popolo ucraino — scrive — con l’obiettivo di rafforzare l’unità dei popoli d’Europa, garantire la pace, la sicurezza e la stabilità nel continente europeo, testimoniare l’impegno per gli ideali e i valori della democrazia» Kiev istituisce «la giornata dell’Europa in Ucraina, da celebrare ogni anno il 9 maggio insieme agli Stati dell’Unione europea». Il decreto ha effetto immediato, cioè da ieri, vigilia della grande festa dell’orgoglio russo in cui si omaggiava i reduci e si portano fiori agli altari e ai monumenti ai caduti. A Kiev lo si fa in piazza della Gloria, al monumento della Gloria Eterna, e negli ultimi anni è diventata una processione rispettata ma in sordina, quasi tollerata. Dal 2015, dopo la rivoluzione del Maidan, nel tentativo di sottrarre uno dei simboli più difficili da eradicare in un Paese così diviso, si decise di anticipare di un giorno la celebrazione festeggiando l’8 maggio, considerato in Occidente il giorno del crollo della Germania nazista. La radice storica è che la resa nazista fu firmata la notte tra l’8 e il 9 maggio del ‘45, quando in Occidente era ancora l’8 e a Mosca per il fuso era già il 9. Sottigliezze simboliche servite a mantenere le distanze, ma anche ad alimentare ulteriori tensioni tra le due anime di quest’Ucraina. Ora si fa un deciso passo in più. Così oggi la presidente della Commissione Ue e il leader ucraino brinderanno insieme a nuove radici comuni di una storia che si sta scrivendo con una rapidità inedita per le istituzioni Ue, verso un prossimo ingressodi questo ex Paese sovieticonella casa comune europea. Intanto Mosca — dove oggi si festeggerà una Giornata della vittoria in cui Putin non potrà sventolare nessuna nuova conquista militare — continua a bombardare l’Ucraina nel tentativo di rallentare, e possibilmente annullare, la necessariamente misteriosa controffensiva ucraina, mirando alla logistica militare e alle nuove armi occidentali con ilconsueto fardello di innocenti vittime civili che ogni bomba finisce per provocare. Ma questa giostra delle cerimonie commemorative attorno a date così simboliche è l’ultima di una lunga serie di sforbiciate da parte di Kiev a tutte quelle radici comuni che restano un inestricabile groviglio in un Paese in cui non c’è praticamente nessuno che non abbia almeno un parente russo, e in cui la cultura comune va molto al di là delle lancinanti crisi geopolitiche di questi anni. Due settimane fa Zelensky varò la legge “sui nomi geografici” che prevedeva la cosiddetta “decolonizzazione dei toponimi”. Vieta di dare ai luoghi geografici nomi che glorifichino la Russia, compresi quelli associati a luoghi o date o eventi memorabili della storia russa, che per tanti anni è stata storia comune. «I nomi di città, villaggi, strade, fiumi e laghi russi nella mappa dell’Ucraina sono la quinta colonna nella nostra vita pubblica, sono un coltello affilato che si annida sulla nostra esistenza e quotidianamente colpisce la nostra coscienza cercando di offuscare la percezione della civiltà, per rallentare lo sviluppo della visione del mondo ucraino e dell’identità Ucraina», è scritto nella legge. La retorica da queste parti è roboante, ma è un effetto collaterale della legge marziale e dello stato di guerra. Il processo è iniziato dopo Maidan nel 2014. Nel 2016, due anni dopo che i russi si presero la Crimea e gli omini verdi — soldati russi senza mostrine — catturarono metà del Donbass, Kiev varò una legge chiamata della “decomunistizzazione” in base alla quale sono stati rinominati mille tre città e villaggi e più di 1.300 monumenti sono stati smantellati. Gli ucraini hanno rinominato più di 50mila strade e rimosso 1.320 monumenti dedicati a Lenin e centinaia di altri monumenti riconducibili alla Russia o all’Unione Sovietica. La storia non torna indietro, e domani farà un altro passo decisivo.

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