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La Repubblica Rassegna Stampa
26.03.2023 Carrère racconta la rabbia che infiamma la Francia
Intervista di Anais Ginori

Testata: La Repubblica
Data: 26 marzo 2023
Pagina: 14
Autore: Anais Ginori
Titolo: «Emmanuel Carrère: “Vi racconto la rabbia della Francia divisa”»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 26/03/2023, a pag.14, con il titolo "Emmanuel Carrère: “Vi racconto la rabbia della Francia divisa” ", l'intervista di Anais Ginori.

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Anais Ginori

Emmanuel Carrère, un nudista in cerca di idee | Vanity Fair Italia
Emmanuel Carrère

«Emmanuel Macron pensa di avere una forma di coraggio storico nel portare avanti la riforma delle pensioni, ma molti francesi lo vedono come un presidente arrogante che non capisce i loro problemi». Lo scrittore Emmanuel Carrère, invitato nella redazione di Repubblica, discute per oltre un’ora della Francia che esplode contro la riforma delle pensioni, di un leader assediato da piazze sempre più rabbiose, di una gioventù che manifesta perché non crede più al futuro, ma anche delle guerra in Ucraina, della scommessa di Vladimir Putin per il ritorno di Donald Trump, dello scontro tra generosità e realismo a proposito dei migranti e delle sfide dell’intelligenza artificiale. Carrère, a Roma per presentare V13, il suo nuovo libro pubblicato da Adelphi nel quale racconta il processo degli attentati del 13 novembre 2015, è stato di recente in Georgia dove la presidente, sua cugina Salomé Zourabichvili, è contraria al governo filorusso. «Nel Paese si respira la preoccupazione di essere i prossimi sulla lista di Putin, dopo l’Ucraina».

Partiamo dalle scene di rivolta a Parigi. Cosa ci racconta la collera francese? «È in atto uno scontro tra due logiche che normalmente coabitano ma che in questo momento si scontrano frontalmente. Non sono un economista e quindi non ho sufficiente conoscenza per sapere se è vero quello che Macron afferma, ovvero che la riforma delle pensioni sia non solo necessaria ma inevitabile, perché la situazione delle finanze della Francia lo richiede. Macron dice: non mi fa piacere farla, ma sono costretto a farla. E sente di avere, in questo, una forma di coraggio. Pensa che la storia gli darà ragione. Il problema è che il popolo risponde invece: lui non ci vede, non capisce in quale situazione siamo, non sa che la vita per noi diventerà impossibile. Inoltre, molti sono convinti che questa riforma non sia così necessaria e urgente e che, soprattutto, ci siano altri modi per trovare soldi, per esempio tassando i ricchi. E qui c’è il punto debole, perché Macron sin dall’inizio è stato accusato di privilegiare le classi agiate, i più ricchi. Secondo me assomiglia a Valery Giscard d’Estaing, che mi ricordo all’Eliseo quando ero giovane. Sono entrambe persone molto intelligenti, con una grande consapevolezza del proprio ruolo e del loro posto nella storia. E tutti e due sono fondamentalmente infastiditi dal fatto che gli altri siano meno intelligenti di loro. Cosa che, com’è naturale, offende il popolo francese».

Cosa c’è dietro a questo senso di rivoluzione che ha sempre il popolo francese, il bisogno di trovare un capro espiatorio, che in questo caso è Macron, tanto che l’altro giorno molti facevano notare questa presunta gaffe dell’orologio da 80 mila euro ritirato in tv? «La Francia ha di fatto perso il proprio prestigio in quasi tutti i campi ma c’è una cosa di cui continua a essere fiera ed è il suo modello sociale. C’è anche da sottolineare che questa riforma arriva in un momento in cui la gente è già impoverita, ha perso potere d’acquisto. Questa febbre rivoluzionaria, questa capacità di rivolta dei francesi, ha trovato il suo capro espiatorio? Può darsi, Macron è perfetto come capro espiatorio. Ha questa arroganza in buona fede, per così dire, della quale non si rende forse neanche conto. La storia dell’orologio è emblematica. Sappiamo quanto costa? Qualcuno ha detto 80 mila euro. L’Eliseo ha risposto che ne costa duemila. Per la riforma delle pensioni è la stessa cosa: è davvero indispensabile? Di fatto oggi non sappiamo né quanto costa quell’orologio, né se la riforma delle pensioni è veramente necessaria. Fatto sta che nella testa dei francesi Macron è un uomo capace di portare un orologio da 80 mila euro. E di toglierselo in determinate situazioni».

 La Francia può permettersi di precipitare in una situazione di rivolta nell’attuale momento storico, con una guerra in Europa e Macron che è uno dei leader in campo per facilitare una soluzione diplomatica? «Questa collera dei francesi potrebbe essere giudicata ridicola paragonata alla gravità e alla minaccia distruttiva della guerra, ma al tempo stesso le piccole preoccupazioni della vita quotidiana rimangono. Di certo, più a lungo la guerra dura, più la tendenza dell’opinione pubblica in tutti i paesi europei sarà di dire: va bene, continuiamo pure a sostenere l’Ucraina, ma torniamo ad occuparci anche di priorità interne. Ed è ovviamente quello su cui scommette Putin perché se le opinioni pubbliche spingono i governi a occuparsi un po’ meno l’Ucraina e a diminuire l’invio di aiuti a Kiev, la Russia ne trarrà vantaggio. E ancora di più accadrà se l’anno prossimo tornerà alla Casa Bianca un presidente repubblicano. Putin non aspetta altro che il ritorno di Trump».

Ha visto le ultime manifestazioni a Parigi? Cosa l’ha colpita di più? «Alle prime manifestazioni non ho partecipato ma sono andato a vedere. Per queste ultime, quando le cose hanno cominciato a diventare violente, non ero Parigi. Mi trovavo nelle montagne perché L’Obs mi ha chiesto di fare un reportage sullo scioglimento dei ghiacciai. Ecco, è il solito problema delle priorità. Quali sono? La minaccia per il Pianeta, il riscaldamento climatico, le conseguenze della guerra in Ucraina, i rischi per le nostre democrazie di fronte ai regimi totalitari? Si può decidere che invece sia più importante la riforma delle pensioni. Ci sono le grandi priorità, ma poi ciascuno di noi ha le sue, compreso il problema di pagare le bollette o arrivare alla pensione. In Francia si usa dire che ci sono quelli che hanno i mezzi per preoccuparsi della fine del mondo, e quelli che hanno soltanto i mezzi per preoccuparsi di arrivare alla fine del mese. È un’espressione semplice che mi pare molto giusta».

Anche i giovani francesi manifestano. Perché un ragazzo dovrebbe protestare contro la riforma delle pensioni? La gioventù vuole difendere anche lo stile di vita preso come obiettivo dai terroristi del 13 novembre 2015? «Capisco che la protesta dei giovani possa sembrarvi un po’ bizzarra. Ma è una collera che va al di là della riforma delle pensioni. Sono ragazzi che manifestano contro un futuro di merda, e non solo sul piano sociale. Rispetto agli attentati, in realtà quelli che sono nelle strade oggi non sono esattamente la stessa tipologia colpita il 13 novembre 2015 sui dehors dei café parigini. All’epoca era piuttosto la gioventù urbana. La Francia che oggi protesta è quella più profonda, dei sobborghi. È la Francia periferica che si era già sollevata con i gilet gialli. Dopo gli attentati del 13 novembre, sono stati ritrovati i computer dei terroristi e dentro c’erano dei file con la lista dei futuri bersagli che i terroristi avrebbero voluto colpire. Venivano citati anche movimenti tradizionalisti cattolici e luoghi di ritrovo del movimento punk. Si può dire che terroristi siano stati a modo loro “intelligenti”, perché se avessero colpito dei giovani ultracattolici o degli appassionati di musica punk, non ci sarebbe stata la stessa travolgente emozione collettiva che per la grande categoria di giovani che reclamavano il diritto alla spensieratezza».

Nelle ultime ventiquattro ore ci sono stati quattromila sbarchi in Italia, qualche settimana fa è avvenuta la strage di Cutro. Sul tema dei migranti Macron e Giorgia Meloni si sono scontrati. Qual è la sua opinione? «Come per la faccenda delle pensioni, ci sono due posizioni: quella generosa, umanista, e quella realista riassunta in quella frase del primo ministro, Michel Rocard, che diceva che “la Francia non non può accogliere tutta la miseria del mondo”. Per me è facile commentare che sono ovviamente sconvolto da quello che succede, ma assumere una posizione generosa non mi costa nulla».

 Conoscendo la sua passione per Philip Dick, come vede gli sviluppi dell’intelligenza artificiale e come cambierà il rapporto tra l’uomo e la macchina? «Mi fa ridere questa domanda perché proprio ieri sera, preparando il mio reportage sullo scioglimento dei ghiacciai, ho chiesto a ChatGPT: scrivi 5000 parole sullo scioglimento dei ghiacciai. Ho avuto anche la tracotanza di aggiungere: “Nello stile di Emmanuel Carrère”. Vi posso dire che il risultato non è affatto male, anche se ovviamente c’erano delle imperfezioni nel testo. Per adesso la mia identità letteraria è salva, ma siamo solo all’inizio. Tra qualche anno francamente non sono sicuro di poter di dire altrettanto. Ancora una volta, il problema è il livello di importanza delle cose. Questa storia dell’intelligenza artificiale è un tema enorme. Cambierà i nostri cervelli, su questo ho pochi dubbi. Tra le grandi rivoluzioni dell’umanità, l’ultima è quella di Internet. Penso che le applicazioni dell’intelligenza artificiale saranno ancora più dirompenti e, per molti versi, anche pericolose. Sarà un cambio di civiltà radicale, fino a dubitare persino che resti una civiltà».

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