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La Repubblica Rassegna Stampa
19.03.2023 Putin: accuse di genocidio
Cronaca di Giuliano Foschini, Fabio Tonacci

Testata: La Repubblica
Data: 19 marzo 2023
Pagina: 12
Autore: Giuliano Foschini, Fabio Tonacci
Titolo: «L’Aia ora punta a incolpare i russi di genocidio»

Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 19/03/2023, a pag. 12, con il titolo "L’Aia ora punta a incolpare i russi di genocidio", l'analisi di Giuliano Foschini, Fabio Tonacci.

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Giuliano Foschini                     Fabio Tonacci

L’ordine di cattura è stato notificato nella mattinata di ieri anche alla nostra Polizia, così come a quella di altri 123 paesi in tutto il mondo: «Arrestate Vladimir Putin», c’è scritto nel documento. Ma il provvedimento emesso dalla Corte penale internazionale dell’Aia rappresenta soltanto un tassello di un’inchiesta ben più ampia e complessa che è lontana dall’essere conclusa. La richiesta di arresto di Putin e della commissaria presidenziale per i diritti dell’infanzia Maria Alekseyevna Lvova-Belova arriva con l’accusa di “rapimento e deportazione illegale di bambini ucraini”. Sul tavolo del procuratore Karim Khan ci sono centinaia di verbali, fotografie, video, raccolti in questi mesi di investigazioni, che documentano questo e altri crimini di guerra di cui si sarebbero macchiati i soldati russi nel corso dell’invasione dell’Ucraina: omicidi di civili, reclusioni illegali, distruzione di infrastrutture civili, torture, trasferimenti forzati. Proprio quest’ultimo aspetto, insieme con la deportazione dei bambini, potrebbe portare la Corte a formulare la più grave delle accuse: quella del genocidio. La questione si muove attorno agli “ordini di evacuazione” che i militari russi hanno notificato ai cittadini ucraini nelle zone occupate, in particolare nelle regioni di Zaporizhzhia e Kherson. L’esercito di Mosca ha sostanzialmente messo ai civili davanti a un bivio: lasciare le proprie abitazioni e trasferirsi in Russia, oppure restare. E morire. Come documentano i filmati che Khan ha nel suo computer, sono avvenute delle deportazioni di massa, con trasferimenti forzati di cittadini civili ucraini verso la Federazione. «Lo statuto di Roma che ha dato vita al Tribunale dell’Aia stabilisce che per contestare il genocidio di un certo gruppo nazionale o etnico non è per forza necessario lo sterminio del popolo - ragiona con Repubblica una fonte vicina all’inchiesta la circostanza si può configurare anche con il trasferimento forzato dei bambini se ciò è commesso con l’intenzione di distruggere in tutto o in parte quel gruppo etnico». La materia è scivolosa e delicata, e infatti all’Aia la stanno trattando con molta cautela. Al momento non è stato contestato il genocidio. Per il governo di Kiev, invece, è ciò che sta accadendo nelle zone occupate dai russi da quando è cominciata l’invasione su larga scala. Secondo i dati delle Nazioni Unite sono circa 2,9 milioni gli ucraini che si sono trasferiti in Russia nell’ultimo anno, ma è praticamente impossibile sapere quanti lo abbiano fatto volontariamente e quanti invece siano stati costretti. Certamente in tanti hanno deciso comunque di fuggire in Europa. Sono decine le testimonianze di chi ha raccontato di essere scappato verso il confine polacco perché gli era stato detto dagli occupanti che non ci sarebbero potuti più essere “ucraini in Ucraina”. Atti di violenza tremendi sono documentati in decine di video ripresi coi telefonini. «Anche se ai check point – hanno raccontato le vittime - i soldati russi ci chiedevano di abbandonare gli smartphone proprio per cancellare potenziali tracce». Molto, però, è stato possibile ricostruire grazie ai circuiti di videosorveglianza delle città prima presedai russi e poi liberate. In alcuni casi sono state recuperate le registrazioni che i russi non avevano distrutto: agli atti ci sono per esempio i filmati delle telecamere di sicurezza di un orfanotrofio di Kherson che documenterebbero come soldati sono entrati e hanno preso con la forza una cinquantina di bambini spacciando quell’intervento come un’operazione di salvataggio e di aiuto medico. Agli atti ci sono poi centinaia di testimonianze che raccontano di aver assistito a esecuzioni di civili ucraini o di aver subito loro stessi violenze e torture da parte dei soldati russi. La Corte penale internazionale può processare singoli individui e non Stati: la difficoltà, quindi, è innanzitutto individuare con precisione chi si è macchiato dei crimini in questione ed, eventualmente, risalire la catena di comando. Sarebbero già decine, però, i soldati russi (anche di primo livello) identificati. E a chi, ieri, sosteneva che questo tipo di processi rischiano alla fine di terminare in un nulla di fatto per le difficoltà di giurisdizione (la Russia non ha firmato il trattato di Roma e quindi questo provvedimento non vale) proprio il procuratore Khan ha risposto ricordando i processi storici contro i criminali di guerra nazisti, l’ex presidente jugoslavo Slobodan Milosevic e l’ex leader liberiano Charles Taylor: «Tocca a tutti affrontare la giustizia», ha detto. Mentre da Mosca la portavoce del ministero russo degli Esteri, Maria Zakharova, si scagliava contro di lui: «Suo fratello – ha affermato- è un ex deputato conservatore che è stato rilasciato lo scorso 23 febbraio da una prigione in Gran Bretagna dopo avere scontato solo la metà di una condanna a 18 mesi di reclusione per avere molestato un ragazzo minorenne».

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