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La Repubblica Rassegna Stampa
18.03.2023 'Se Putin ora lascia la Russia finisce in carcere all’Aia'
Liana Milella intervista Carla Del Ponte

Testata: La Repubblica
Data: 18 marzo 2023
Pagina: 4
Autore: Liana Milella
Titolo: «Del Ponte: 'Cambia tutto. Se ora lascia la Russia finisce in carcere all’Aia'»

Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 18/03/2023, a pag. 4, con il titolo "Del Ponte: 'Cambia tutto. Se ora lascia la Russia finisce in carcere all’Aia' " l'intervista di Liana Milella.

Quattro pagine di Repubblica con ottima informazione e titolo in prima pagina su Putin criminale di guerra. Lo stesso su Stampa e Corriere della Sera.

Ecco l'articolo:

Prima Pagina
La prima pagina di Repubblica di oggi

ROMA — «Putin vuole sradicare l’identità di un popolo e quindi deve risponderne penalmente». L’ex procuratrice dell’Aia Carla Del Ponte, protagonista del processo a Slobodan Milosevic, già un anno fa aveva denunciato le responsabilità penali di Putin e adesso a Repubblica dice: «Finalmente è stato raggiunto un primo traguardo molto importante, che è solo un primo passo verso la contestazione degli altri innumerevoli reati di cui Putin dovrà essere incriminato».

Mosca dice che «le decisioni della Corte penale non hanno alcun significato nemmeno dal punto divista legale». «Non è certo la prima volta che un regime autoritario come questo reagisce dicendo che non riconosce la giustizia internazionale. Era già successo con Belgrado. Allora si era espresso lo stesso Milosevic. Stavolta sarebbe ora che una simile responsabilità se l’assumesse il presidente Putin».

RSI News - 60 minuti: l'intervista completa a Carla Del Ponte - Play RSI
Carla Del Ponte

Invece parla la portavoce del ministero degli Esteri. «La sua è una reazione inammissibile perché sotto accusa penale non c’è il governo russo, ma una persona specifica, e cioè Putin. Perché la responsabilità criminale riguardauna sola persona, e cioè lui».

Questa è la sua guerra e lui ne è l’ispiratore unico. «Il crimine di guerra di cui è accusato, la deportazione dei bambini, è gravissimo e non l’abbiamo ancora mai visto contestato a livello di responsabilità penale. Ma ci saranno tantissimi altri crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi in questo anno di guerra in Ucraina che sono apparsi estremamente gravi e di cui lui stesso dovrà rispondere».

A quali crimini pensa? «Sicuramente quelli che puniscono il sistematico attacco contro tutti i civili, le reiterate torture inflitte alla popolazione, gli atti di violenza sulle donne e sui bambini, tutte le violazione compiute dall’esercito russo che rispondeva ai suoi ordini essendo lui l’unico capo supremo».

Sarà possibile risalire dalle singole deportazioni dei bambini alla responsabilità di Putin? «Sicuramente sì. Se è stato emanato un ordine di arresto internazionale vuol dire che il procuratore generale della Cpi ha già presentato le prove del crimine. E se i giudici hanno detto di sì vuol dire che queste prove sono convincenti».

Parliamo del tentativo di cancellare un’identità etnica. «Finora, per l’esperienza che ho di crimini di guerra, l’ex Jugoslavia, il Ruanda, la Siria, non mi era mai capitato di vedere un simile comportamento criminale che consiste nel voler sradicare l’identità di un popolo».

Putin ha dato l’ordine, ma c’è chi lo ha eseguito. Per condannarlo bisognerà dimostrare la catena di comando? «Di certo anche questo è già stato fatto. E la prova è nel mandato d’arresto che riguarda anche la commissaria presidenziale ai diritti dell’infanzia in Russia, addirittura giunta a ringraziare pubblicamente in un’intervista il presidente Putin perché grazie a lui la Russia poteva accogliere i bambini ucraini. Che invece venivano privati della loro famiglia e della loro storia».

Ha letto che Medvedev definisce “carta igienica” il mandato d’arresto? «Putin deve soltanto fare un passo fuori dalla Russia e si troverà a utilizzare la carta igienica della prigione dell’Aia».

Crede davvero che Putin si farà arrestare? «Un fatto è certo. Da oggi la sua vita da capo dello Stato diventa difficile. Gli sarà inibito qualsiasi vertice internazionale. È innegabile che la richiesta di arresto incrina irrimediabilmente la sua immagine pubblica. Oggi in Russia lui è il presidente, ma è chiaro che i gravissimi reati che gli vengono contestati possono giocare anche politicamente contro di lui».

Il processo può essere condotto in contumacia? «Assolutamente no, la legge internazionale prevede la presenza in aula degli accusati. Quindi senza Putin in manette il processo non si farà mai».

Che effetti potrà avere l’incriminazione sulla guerra? «Io sono una giurista e non faccio politica. Sto alla mia esperienza. Milosevic ha aderito alle trattative di pace quando è partita l’inchiesta penale nei suoi confronti. Ora c’è da sperare che Putin possa guardare con maggiore interesse a una prospettiva di cessate il fuoco. Ma, proprio come per Milosevic, le accuse contro di lui resteranno in vigore in attesa del processo. E toccherà al procuratore generale della Corte penale, a cui va il mio plauso come ex collega, andare fino in fondo».

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