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La Repubblica Rassegna Stampa
13.03.2023 Iran: arresti e condanne a morte
Cronaca di Daniele Raineri

Testata: La Repubblica
Data: 13 marzo 2023
Pagina: 16
Autore: Daniele Raineri
Titolo: «Cento arresti in Iran per il veleno alle ragazze: “Soggetti disturbati”»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 13/03/2023, a pag. 16, la cronaca di Daniele Raineri dal titolo "Cento arresti in Iran per il veleno alle ragazze: “Soggetti disturbati” ".

Festival Internazionale del Giornalismo
Daniele Raineri

MYTH vs. FACT: Women in Iran — American Iranian Council

Le forze di sicurezza iraniane hanno arrestato più di cento sospetti “coinvolti” nella sequenza di attacchi non letali con gas velenosi contro scuole femminili che dal 30 novembre a oggi ha colpito almeno un migliaio di studentesse sparse in venti regioni dell’Iran – ma gli attacchi e le ragazze colpite potrebbero essere molti di più perché i media ufficiali iraniani tendono a minimizzare la questione. Gli arresti, scattati sabato, nonchiariscono chi usava il veleno e perché e anzi continuano a volare accuse in tutte le direzioni. Il comunicato ufficiale dice soltanto che gli arrestati sono soggetti disturbati che si sono fatti condizionare «dall’atmosfera psicologica di questi mesi». Non le menziona, ma è un riferimento alle proteste di piazza e alle violenze cominciate in tutto il Paese dopo la morte a settembre di Mahsa Amini. Tuttavia, precisa il comunicato, le sostanze usate negli attacchi contro le studentesse sono «inoffensive e puzzolenti» e puntella la versione ufficiale del governo, che pretende di attribuire la maggioranza dei malori edei ricoveri «allo stress e all’ansia ». Eppure sei giorni fa la Guida Suprema, l’ayatollah Ali Khamenei, aveva detto durante un discorso pubblico che i responsabili degli avvelenamenti, se si fosse dimostrato che agivano secondo un piano prestabilito, avrebbero meritato «la condanna a morte». Rispondeva alle proteste dei genitori delle studentesse, che erano scesi in piazza esasperati per la poca importanza data agli attacchi. Mashregh News, un sito di notizie considerato vicino all’intelligence e ai Guardiani della rivoluzione, scrive adesso che il mandante degli avvelenamenti è l’ambasciatore britannico a Teheran. Londra è spesso incolpata, senza fondamento, dalle fazioni più dure dell’Iran di essere al centro di complotti contro Teheran. Il governo iraniano invece sostiene che gli arrestati sono in contatto con non meglio specificati media stranieri che incitano i rivoltosi e soprattutto con il Mek, la sigla che indica i mujaheddin del popolo, un’organizzazione che da decenni si oppone – con poco successo – al regime. Invece che chiarire la storia, gli arresti fanno da combustibile per versioni differenti. Il sito Media Line, vicino a Israele, cita «fonti dentro e fuori l’Iran» per sostenere che gli attacchi alle studentesse sarebbero stati lanciati dal regime iraniano o almeno con il suo tacito consenso, come parte delle operazioni per reprimere le proteste. Gli attacchi distraggono l’opinione pubblica e fanno sembrare il governo l’unico che può riportare un minimo di calma. L’Iran non lascia mai un crimine di alto profilo senza colpevoli a lungo, per salvaguardare l’immagine delle sue forze di sicurezza, e quindi non c’è la certezza che questi arrestati siano davvero coinvolti negli attacchi. La situazione stava diventando imbarazzante: il tre marzo anche il famoso predicatore Molavi Abdolhamid (famoso ma sunnita, quindi minoritario nell’Iran sciita), aveva detto che era “incredibile” che le autorità non avessero ancora trovato i colpevoli. Il 20 febbraio un’organizzazione estremista sciita, Fadayeen- e-Velayat, aveva rivendicato gli attacchi contro le ragazze, colpevoli di voler studiare, ma la rivendicazione era stata trascurata dai media ufficiali. Testimoni credibili hanno detto a Radio Farda che le forze di sicurezza hanno portato via i campioni delle analisi fatte in queste settimane alle studentesse ricoverate.

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