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La Repubblica Rassegna Stampa
05.03.2023 È l’Africa la nuova trincea dei mercenari di Putin
Editoriale di Maurizio Molinari

Testata: La Repubblica
Data: 05 marzo 2023
Pagina: 1
Autore: Maurizio Molinari
Titolo: «È l’Africa la nuova trincea dei mercenari di Putin»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 05/03/2023, a pag. 1, con il titolo 'È l’Africa la nuova trincea dei mercenari di Putin' l'analisi del direttore Maurizio Molinari.

Molinari: “Le sorti dell'Italia sono decisive per quelle dell'Europa” -  Mosaico
Maurizio Molinari

Guerra Russia-Ucraina, mercenari russi in Africa, minerali strategici e  vendita di armi - Africa Express: notizie dal continente dimenticato

La Russia non riesce a vincere militarmente in Ucraina ma investe risorse nel Sahel al fine di trasformare l’Africa in una nuova trincea della competizione strategica contro l’Occidente che si gioca nello scacchiere cruciale del Mediterraneo allargato. Di questo si è parlato a Roma durante l’incontro a porte chiuse fra il generale americano Michael Langley, capo del Comando Africa (Africom) del Pentagono, e i capi di Stato Maggiore di 43 Paesi africani “partner” di Washington (su un totale di 54). Poco prima in Senegal si era svolta un’analoga seduta fra i capi delle aviazioni militari di 38 Paesi africani con i rappresentanti americani. Per comprendere le ragioni della preoccupazione di Washington bisogna guardare alla mappa della presenza della Brigata Wagner nel Continente. I mercenari russi e filorussi guidati da Yevgeny Prigozhin — l’ex cuoco di Putin diventato uno dei suoi più stretti consiglieri militari — proteggono tre basi di Mosca nella Cirenaica libica grazie all’intesa con le milizie del generale Khalifa Haftar, controllano miniere di diamanti ed oro nella Repubblica Centrafricana, hanno basi in Sudan ed ora puntano a rovesciare il governo di Mahamat Idriss Deby in Ciad. Èproprio quest’ultimo tassello della penetrazione russa che ha fatto scattare l’allarme a Washington. Mahamat Idriss Deby è salito al potere nell’aprile del 2021 dopo l’uccisione del padre Idriss Deby da parte dei ribelli del Fronte per l’Alternanza e la Concordia in Ciad (Fact) e da diversi mesi un altro gruppo della guerriglia, l’Unione delle forze repubblicane di Timan Erdimi chiede al presidente della Repubblica Centrafricana, Faustin Archange Touadera, di “convincere i russi” a “intervenire in Ciad” per “cacciare Mahamat ed i francesi”. Seppur indebolita dalle perdite subite in Ucraina, la Brigata Wagner resta in grado di gestire con efficacia operazioni militari in Africa e se riuscisse a insediarsi in Ciad raggiungerebbe due obiettivi non indifferenti. Primo: creare una continuità territoriale con Libia, Repubblica Centrafricana e Sudan ovvero un blocco di Stati filorussi a cavallo del Sahara. Secondo: privare gli Stati Uniti delle basi operative ciadiane da dove truppe speciali e droni alleati intervengono contro i gruppi jihadisti fedeli a Stato Islamico e Al Qaeda che operano in Niger, Camerun, Nord della Nigeria e altrove nel Sahel. Se a questo aggiungiamo l’aumentata visibilità di gruppi filorussi in Mali dopo il ritiro delle forze francesi e il sospetto che la Brigata Wagner sia riuscita anche a fomentare l’ostilità popolare che ha obbligato Parigi dopo ben 15 anni - a ritirare i militari dal Burkina Faso, non è difficile capire perché il generale Langley abbia spiegato ai colleghi africani che “dopo aver destabilizzato il Sahel negli ultimi anni, ora i russi puntano a espandere la loro presenza” in quest’area strategica. Insediarsi a cavallo del Sahara può garantire a Mosca di avere influenza sulle due maggiori minacce che si proiettano verso l’Europa - terrorismo jihadista e flussi migratori - oltre alla possibile realizzazione di un sistema di difesa aerea in Libia in grado di fronteggiare quello della Nato basato in Sicilia, a copertura del Mediterraneo Centrale. La partita che si gioca in Africa appare dunque come complementare all’invasione russa dell’Ucraina perché in entrambi i casi l’obiettivo strategico di lungo termine di Mosca è di insediarsi in maniera efficace lungo i mari del Sud - dal Mar Nero allo Stretto di Gibilterra - per incalzare il fronte Sud della Nato, creando un network di basi navali ed aeree che al momento ha i propri cardini a Latakia-Tartus in Siria, e Bengasi-Al Khadim-Al Jufra in Libia, ma punta ad estendersi assai oltre. Fonti occidentali a Bruxelles che seguono da vicino le mosse di Putin in Africa fanno notare come spesso la Wagner si rafforzi sui diversi territori facendo alleanze, politiche ed economiche, con soggetti locali accomunatida una forte avversione contro la Francia. Ilsoft powerdella narrativa anticolonialista si coniuga spesso con l’hardpower di uomini e mezzi della Wagner la cui brutalità è stata denunciata, lo scorso gennaio, da un rapporto dell’Onu che considera i mercenari filorussi co-responsabili - assieme ad unità dell’esercito del Mali di fosse comuni, esecuzioni di massa, stupri di guerra ed altre violazioni sistematiche dei diritti umani, al fine di ottenere la piena sottomissione delle comunità locali. Per avere un’idea degli interessi economici che si celano dietro l’”operazione Africa” del presidente Putin basti tener conto che - secondo un recente studio della “Rand Corporation” - le vendite annue di armi russe in Africa sono balzate in pochi anni da 500 milioni a 2 miliardi di dollari, staccando in maniera netta i concorrenti americani e cinesi. Oltre al ciadiano Mahmat Idriss Deby, i leader africani più vicini all’Occidente che rischiano da un rafforzamento di Wagner in Africa sono il somalo Sheik Mohamed, nemico giurato degli al-Shabbab, e il nigerino Mohamed Bazoum, incalzato dalle proteste dei sindacati locali. Da qui la necessità di una maggiore collaborazione degli Stati Uniti con Francia, Italia e Spagna - i tre Paesi Ue tradizionalmente più presenti in Sahel e Nordafrica - per coordinare interventi economici e diplomatici a sostegno dei Paesi africani che non vogliono diventare pedine nel mosaico del Cremlino né cadere nella rete degli investimenti-trappola cinesi.

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