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La Repubblica Rassegna Stampa
03.03.2023 New Delhi: il Cremlino loda Berlusconi
Cronaca di Emanuele Lauria

Testata: La Repubblica
Data: 03 marzo 2023
Pagina: 11
Autore: Emanuele Lauria
Titolo: «Il ministro del Cremlino loda Berlusconi: 'Un leader ragionevole'. L’imbarazzo di Meloni»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 03/03/2023 a pag.11 con il titolo "Il ministro del Cremlino loda Berlusconi: 'Un leader ragionevole'. L’imbarazzo di Meloni" la cronaca di Emanuele Lauria.

Berlusconi vede Nordio. Poi il pranzo con Salvini - ilGiornale.it
Silvio Berlusconi, Matteo Salvini

NEW DELHI — Gli strani incroci di New Delhi. Stessa ora, primo pomeriggio, e stesso luogo, il lussuoso hotel Maurya che tradizionalmente ospita i capi di Stato: sulla pareti di uno dei 50 ristoranti ci sono le foto di Clinton e Blair. Mentre Giorgia Meloni è appena rientrata dall’incontro con il primo ministro Narendra Modi, il titolare degli Esteri russo Serghej Lavrov tiene una blindata conferenza stampa a margine del G20. E ancora una volta rinsalda il filo che lega Mosca ad Arcore. Elogia Silvio Berlusconi. Lo definisce «un leader ragionevole, che non intensifica le tensioni». Un chiaro attestato di stima, che giunge come risposta alla domanda di tre giornalisti italiani – fra cui l’inviato diRepubblica che partecipano all’incontro. Lavrov commenta così la severa critica di Berlusconi a Zelensky: «Sentiamo le valutazioni e le dichiarazioni di tanti leader internazionali e politici con esperienza. Berlusconi è uno di loro. È un uomo ragionevole – sottolinea - che non cerca di dipingere tutto in bianco e nero, non cerca di intensificare tensioni nel mondo sotto lo slogan della lotta della democrazia contro l’autocrazia. Berlusconi - prosegue Lavrov – comprende la necessità di risolvere i problemi da cui dipende la nostra vita». Il ministro non ha dubbi: «Ho già detto come l’Occidente pretenda che Zelensky continui a gettare i combattenti ucraini nella “fornace” della guerra scatenata contro di noi e come lo stesso Zelensky vieti i negoziati con la Federazione Russa. Tutto il resto, compresi gli appelli di chi desidera contribuire a risolvere questo conflitto (e il riferimento è ancora a Berlusconi, ndr), purtroppo non servono in queste circostanze». Lavrov espone la visione russa della guerra, alimentando la propaganda di Putin. Con Berlusconi elogiato una volta di più. Un’altra occasione di imbarazzo per Meloni, che ha l’amico dello zar fra i principali azionisti del suo governo. La premier, che pure in quel momento è a pochi metri da lui, non vedrà Lavrov. Ma il feeling fra Berlusconi e la Russia è un’ombra che la perseguita. Anche in Oriente. Eppure si era appena placata l’onda della polemica per lo smodato attacco del Cavaliere a Zelensky, cui era stata attribuita la responsabilità del conflitto «per l’attacco alle repubbliche del Donbass ». E Meloni aveva dovuto sopportare anche la reprimenda che, nei confronti delle parole del fondatore del centrodestra, aveva fatto a Kiev il simbolo della resistenza ucraina: «Berlusconi parla così perché non gli hanno mai bombardato la casa», aveva detto Zelensky. Come se non bastasse, arriva pure l’apprezzamento di Lavrov per la posizione del governo indiano, che non ha votato la risoluzione Onu che condanna l’invasione di Putin e che si pone oggi come capofila dei Paesi non allineati. «Modi mantiene grande equilibrio», dice l’esponente della nomenclatura di Putin. A Modi, in mattinata, Meloni aveva riservato parole al miele, definendolo il leader più amato del mondo. La presidente del Consiglio capisce presto che serve un modo per uscire dalla situazione di disagio, per riaffermare di nuovo davanti ai potenti del pianeta riuniti nella capitale indiana per il G20, la posizione atlantista dell’Italia. E la premier sfrutta l’occasione del discorso alla conferenza Raisina Dialogue per ribadire la linea: «L’attacco russo non è un semplice atto di guerra o un conflitto localizzato. È un attacco contro l’integrità territoriale di una nazione sovrana, in flagrante violazione – dice Meloni - dei principi dell’ordine globale che consente alla comunità internazionale di prosperare. Non possiamo permettere che la legge del più forte superi la forza della legge». Un nuovo tentativo di ristabilire la rotta. Ma il peso delle divergenze interne, e dei loro riflessi internazionali, grava su Meloni anche fra i ficus e le fontane di Delhi.

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