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La Repubblica Rassegna Stampa
27.02.2023 Il filorusso e gli sponsor di FI
Cronaca di Tonia Mastrobuoni

Testata: La Repubblica
Data: 27 febbraio 2023
Pagina: 21
Autore: Tonia Mastrobuoni
Titolo: «L’oligarca filorusso all’assalto della Moldavia con gli sponsor di Fi»

Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 27/02/2023, a pag. 21, con il titolo "L’oligarca filorusso all’assalto della Moldavia con gli sponsor di Fi", l'analisi di Tonia Mastrobuoni.

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Tonia Mastrobuoni

Moldavia e Transnistria nel mirino di Putin: l'ossessione per lo spazio  sovietico

CHISINAU — La Moldavia è diventata una Fortezza Bastiani che scruta impaurita le sponde del Mar Nero e del Nistro. Ma è anche un popolo senza esercito che si sta abituando a temere i traditori interni. Al momento le truppe russe sono lontane, oltre Mikolaev, e nessuno teme seriamente un’invasione militare, neanche dalla Transnistria. La guerra del Cremlino è più sottile, come un cancro che attacca gli organi interni. Corre lungo le arterie della disinformazione, si moltiplica attraverso le proteste pilotate dagli oligarchi vicini a Putin, dell’opposizione anti-occidentale dei partiti prezzolati da Mosca. La presidente filoeuropea Maia Sandu lo ha detto in questi giorni: “la guerra ibrida” contro la Moldavia è già in atto. E un pericolo grosso è quello di un colpo di stato, una sorta di 6 gennaio di Donald Trump ai piedi dei Carpazi. Il 16 febbraio i servizi segreti hanno ottenuto che la partita di calcio tra la moldava Sheriff e la serba Partizan si tenesse senza tifosi. Voci insistenti davano in arrivo gruppi militarmente addestrati che avrebbero trasformato l’incontro in una bolgia violenta, racconta una autorevole fonte governativa. A conferma, poco dopo, la Serbia ha fatto sapere di aver arrestato un gruppo di pugili macedoni in partenza per Chisinau. Ma il pericolo è anche quello di un logoramento lento delle forze europeiste, che traghetti prima o poi i partiti dell’opposizione filorussa al governo. Nei sondaggi la presidente Sandu sta perdendo consenso: secondo il think tank Watchdog il suo “Azione e solidarietà” è sceso al 23%, tallonato dal blocco dei comunisti e socialisti che è salito al 22%. E poi c’è il partito filorusso dell’oligarca in esilio Ilan Shor, all’11%. Se si andasse a votare, “Azione e solidarietà” rischierebbe di perdere a favore delle forze politiche vicine al Cremlino. E Sandu, ieri, ha ricompattato le sue truppe interne, ha riunito il partito per decidere la traiettoria delle prossime settimane. Per combattere, ad esempio, un altro nemico che si mangia i consensi: l’inflazione. Dopo i picchi del 30% in autunno, si è raffreddata al 25%. Ma per i moldavi è una tassa pesante sui loro miseri salari. Come mi spiega Sergiu Tofilat, ex consigliere di Sandu e direttore di Watchdog, «il governo ha sbagliato la comunicazione: doveva essere martellante nel dire che la colpa dei rincari è di Putin». E la comunicazione, per la sopravvivenza del governo attuale, è cruciale. Nel centro di Chisinau, in questa prima domenica tranquilla da settimane, il grigiore plumbeo della pioggia è spezzato dai neon striduli e dalla musica pop che gracchia dalle giostre di via Pushkin. Sette giorni fa qualche migliaio di manifestanti aveva presidiato pochi metri più in là i palazzi presidenziali gridando slogan contro il governo. Erano proteste pilotate, comparse pagate 400 lei, circa venti euro, per sventolare un paio di bandiere e urlare contro Maia Sandu. Truppe cammellate di Ilan Shor, l’oligarca scappato in Israele per sfuggire a una giustiziache lo ha condannato per il più grave scandalo della storia moldava: un miliardo di euro rubato alle tre principali banche del paese, in combutta con Mosca. E con il Cremlino, Shor ha rapporti talmente stretti che gli Stati Uniti e il Regno Unito lo hanno messo sulla lista delle sanzioni. Ma l’oligarca moldavo ha da molti anni uno sponsor affezionato e insperato in Europa: Forza Italia. Dal 2017, quando Shor era già condannato a 7 anni e mezzo e non c’erano dubbi sui suoi legami con Mosca, una pattuglia di parlamentari europei del partito di Berlusconi, capitanato da Alberto Cirio - diventato nel 2019 governatore del Piemonte - e dall’attuale capogruppo ed erede di Antonio Tajani, Fulvio Martusciello, lo ha sostenuto incessantemente: in Europa, in Moldavia e persino in Italia, quando Shor cercava di conquistare il voto dei moldavi all’estero. Le tappe dell’endorsement azzurro all’amico del Cremlino fanno impressione. Raggiunto da Repubblica, Martusciello ha preferito non commentare. Il 13 giugno 2017, corredata da una foto di Martusciello, Cirio, Shor e Tauber, esce la notizia di un “incontro di lavoro” al Parlamento Ue. E Cirio promette di discutere del “caso” dell’oligarca pluricondannato col presidente moldavo per garantirgli “una assistenza equa”. Ad agosto Martusciello si dice “indignato” per il divieto a Shor di lasciare la Moldavia. Il 7 ottobre, un piccolo incidente allarma il Ppe, la famiglia politica europea di cui fa parte Forza Italia - e il partito di Maia Sandu. Martusciello riesce a ottenere una foto tra Shor e il potente esponente della Cdu tedesca, David McAllister. Un’autorevole fonte del Ppe ricorda che «McAllister si infuriò quando capì con chi siera fatto fotografare, ci fu anche una discussione interna vivace». Joseph Daul è costretto a precisare che «il Ppe non ha nulla in comune con Ilan Shor, non politicamente, né condividiamo gli stessi valori. Dopo che la giustizia moldava lo ha dichiarato colpevole di riciclaggio di denaro e frode bancaria, Ilan Shor deve scontare la pena per aver derubato il popolo moldavo». Un dettaglio che non scoraggia affatto i fan di Forza Italia. A gennaio del 2018 una delegazione di forzisti, Martusciello, Cirio, Salvatore Pogliese e Stefano Maullu volano in Moldavia, a Orhei, per sostenere Shor, all’epoca sindaco della città, in vista delle elezioni del 2019. Come mi racconta Gaija Saijn, parlamentare del partito di Sandu, «eravamo talmente indignati che colleghi di Forza Italia, della nostra famiglia politica, appoggiassero un oligarca corrotto e anche nostro avversario, che scrivemmo al Ppe». Gli azzurri in gita sono costretti a fare un comunicato in cui negano il sostegno a Shor: « È stata una visita privata», sostengono. Nel 2018, Shor organizza una serie di iniziative in Italia, a Venezia e a Torino, per acchiappare i voti della comunità moldava. Ma in Piemonte, mentre Cirio parla a sostegno dell’oligarca, alcuni moldavi cominciano a gridare «Shor è un mafioso». Il terzo evento, previsto a Bologna, viene cancellato. Anche a febbraio del 2019, secondo un articolo di Politico, Martusciello continua a fare campagna elettorale per l’oligarca vicino a Putin. Che perde le elezioni. Ma è un caso, viene da chiedersi, che il forzista che ora guida il partito di Berlusconi in Europa fosse assente quando il Parlamento Ue ha votato a novembre del 2022 la risoluzione che bollava la Russia come “Stato terroristico”?

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