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La Repubblica Rassegna Stampa
20.02.2023 'Italiani non ci abbandonate'
Volodymyr Zelensky intervistato da Maurizio Molinari, Fabio Tonacci

Testata: La Repubblica
Data: 20 febbraio 2023
Pagina: 2
Autore: Maurizio Molinari, Fabio Tonacci
Titolo: «'La guerra finirà presto ma l'Italia resti con noi'»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 20/02/2023, a pag. 1-3, con il titolo 'La guerra finirà presto ma l'Italia resti con noi' l'intervista del direttore Maurizio Molinari, Fabio Tonacci.

A destra: Volodymyr Zelensky

Molinari: “Le sorti dell'Italia sono decisive per quelle dell'Europa” -  Mosaico
Maurizio Molinari


Fabio Tonacci


Sacchetti di sabbia ad ogni entrata e sulle finestre, corridoi con l’illuminazione al minimo per evitare di attirare i satelliti russi, quadri di natura agreste ucraina e l’allarme per missili in arrivo. Il presidente Volodymyr Zelensky ci accoglie in una sala del palazzo presidenziale con pareti e stucchi gialloblù - i colori nazionali - che è la sua roccaforte da quando, quasi un anno fa, la Russia di Vladimir Putin tentò con un blitz di ucciderlo, dando inizio alla guerra che ancora continua. La sala dove avviene l’intervista è l’unica illuminata a giorno, con il drappo nazionale in bella mostra: protetta all’interno dai soldati più fidati ed all’esterno da una tecnologia che la rende invisibile ai droni più sofisticati. Zelensky sa di essere nel mirino del Cremlino ma si mostra sorridente, sente di avere la Storia dalla sua parte, parla dei figli «che sono i miei superpoteri» e assicura che la guerra «sarà veloce perché alla Russia mancano risorse e volontà di combattere». «Una tregua farebbe comodo solo a loro». Legge gli aggiornamenti dal campo di battaglia: «Siamo pronti a respingere l’offensiva russa, difenderemo Bakhmut ed ogni singolo centro, piccolo o grande, con il massimo della forza perché è tutta terra dell’Ucraina, la nostra terra aggredita». Zelensky vuole raggiungere il pubblico italiano, parlare al nostro Paese. Gli hanno detto degli umori filorussi che circolano in Italia, è al corrente delle posizioni pro-Putin di Berlusconi e Salvini dentro la maggioranza ed è reduce dalla decisione di Sanremo di non farlo intervenire in video. Da qui la scelta di rivolgersi al grande pubblico.

«È importante che Ucraina e Italia si capiscano bene» esordisce, dicendo di essere «molto grato a Draghi e al nuovo governo Meloni per il sostegno». Subito dopo affronta a chiare lettere quello che definisce «l’impatto della disinformazione russa all’ora del breakfast». «Non possiamo permetterci di perdere il sostegno dell’Italia - afferma - perché siete importanti nella coalizione e perché siete un Paese leader dell’Unione europea». Di questo «parlerò con Meloni», sottolinea, aggiungendo di conoscere le ripetute dichiarazioni filorusse di Berlusconi: «Se può servire per portarlo dalla nostra parte aggiunge, abbozzando un sorriso possiamo fagli recapitare una cassa di vodka». E davanti ai sondaggi italiani che indicano un’opposizione crescente alla guerra, ha uno slancio personale nel dire: «Italiani, non lasciateci soli». Sul fronte diplomatico lo sguardo punta a Pechino: «Abbiamo bisogno di loro per la sicurezza nucleare, non possono più essere neutrali».

Abbigliamento militare, maglione nero girocollo, barba ben curata e mani sempre in movimento, Zelensky ragiona anche sulla ricostruzione, dall’energia all’alimentazione, «aspettiamo le aziende italiane». Ecco il testo della conversazione che abbiamo avuto. Presidente, la guerra ha quasi un anno. Come sta? «Non sto male, mi sento forte. Sapete perché sto così? Perché qualche volta ho ancora la possibilità di vedere i miei figli, adesempio ieri siamo stati insieme. Mia figlia è grande e mio figlio ha 10 anni, mi dà una grande energia. Sono loro i miei superpoteri. Ogni volta che ho possibilità di mangiare con loro è il momento migliore».

I russi preparano una grande offensiva. Come reagirete? «Questa settimana potremmo dover affrontare la vendetta della Russia, si parla in effetti di un’offensiva in arrivo. C’è nervosismo. Alcune zone dell’Ucraina vivono così dal 2014. Ma i russi non sono così potenti come lo erano un anno fa, quando comunque non hanno avuto abbastanza risorse per occupare il nostro Paese. Oggi loro sono più deboli noi, invece, siamo più forti. Inoltre, non hanno la stessa motivazione dei nostri soldati. Noi combattiamo nel nostro Paese e per il nostro Paese. Se noi perdiamo, perdiamo tutto: la nostra terra, la casa e i famigliari. Noi qui ci viviamo. Ci stiamo preparando ad una guerra di breve durata che terminerà con una vittoria. Per noi è molto importante non congelare il conflitto come venne fatto dopo la Crimea nel 2014, un grave errore».

A Bakhmut, in Donbass, le cose però non vanno bene. Vale la pena difendere questa città distrutta, senza grande valore strategico alcosto di tante vite? «Non possiamo guardare a Bakhmut come se fosse Hong Kong. È tutta in rovine. Valutare se sia strategica o meno dipende dal modo in cui la si considera. Non è una metropoli, e vi dirò di più, tutti i centri abitati di questa regione sono piccoli e in condizioni critiche. La gente se ne è andata, molte persone sono morte. Quella regione non è fatta di metropoli, la maggior parte sono villaggi, alcuni di mille abitanti, ma ci sono anche città da 300 mila e altre da 500 mila, come Mariupol. Che cosa avremmo dovuto fare di Mariupol, allora? Tornando a Bakhmut, la questione non è se ordinare alle forze armate di restare e tenere la posizione fino alla morte. Non è stato dato quest’ordine. La guerra non è restare e morire, è il fatto che siamo sulla nostra terra e la proteggeremo fino a quando potremo. La Russia sa perfettamente che Bakhmut le aprirà la strada verso Sloviansk e Kramatorsk. Kramatorsk è una grande città e per loro è il principaleobiettivo nell’Est dell’Ucraina. E ogni piccola città come Bakhmut che i russi conquistano li rende più vicini ai grandi centri. Non sto dicendo che la gente di Kramatorsk sia più importante di quella di Bakhmut. Ma ogni piccola città che perdiamo è un passo avanti per i russi, che come ormai sappiamo, vogliono prendersi i confini amministrativi delle regioni di Donetsk e Lugansk. Ecco perché stiamo resistendo così a Bakhmut».

La Moldavia teme un golpe filo-russo. Se vi chiederà aiuto, quale sarà la risposta? «Dall’intelligence abbiamo ricevuto l’informazione che la Russia voleva cambiare la leadership moldava. Tutto ciò è stato poi confermato anche dai Paesi europei. I russi stavano pianificando tutto. Non ci sono però confini terrestri tra Moldavia e Russia. Quindi avevano bisogno di aeroporti. E c’è solo un aeroporto in Moldavia, nella capitale Chisinau. Dovevano utilizzare quell’aeroporto e tutte le risorse in Transnistria. La presidente Maia Sandu non mi ha chiesto aiuto, mi ha però ringraziato. Conosce la nostra posizione. L’Ucraina è sempre pronta ad aiutare la Moldavia».

Non teme che, prima o poi, l’Occidente si stancherà di sostenervi e resterete soli? «A nessuno piace combattere da solo, è normale. Se qualcuno ritiene che l’Ucraina resterà da sola, vuol dire che quel qualcuno non capisce per chi e per cosa stiamo combattendo. Non è pathos, non sto dicendo che noi siamo come i trecento spartani e dietro di noi c’è il deserto. Non c’è il deserto dietro di noi. Non è mito né leggenda, questa è la vita reale. E nella vita reale confiniamo con la Russia. E la Russia ha un leader che vuole restaurare l’Unione sovietica. Sto dicendo questo in maniera molto calma, senza emozioni. L’Ucraina ha una storia. Da sempre combattiamo per la nostra indipendenza. L’Occidente può smettere di aiutarci e il nostro Paese sarà distrutto e non esisterà più, ma alla fine, secondo voi, gli occupanti riusciranno a renderlo come la Russia? Impossibile. Gli ucraini odiano la politica di Putin e lui non può farci niente. Putin vuole ricostruire l’Urss, non ce la farà. Non siamo 2-3 persone ma 40 milioni».

La premier Giorgia Meloni è in arrivo a Kiev. È una forte sostenitrice dell’Ucraina ma nella coalizione i suoi due alleati, Berlusconi e Salvini, sono assai vicini alla Russia. Teme che l’Italia possa uscire dalla coalizione che visostiene? «Vi dirò onestamente, è molto importante per me non perdere il sostegno dell’Italia come non perdere il sostegno di qualsiasi Stato. Bisogna superare il muro di disinformazione che la Russia ha costruito per molti anni. La loro disinformazione arriva all’ora del breakfast. È la loro politica. È necessario che le persone vedano la verità, siano in grado di distinguere e analizzare la realtà, avendo accesso a più piattaforme informative. È dall’inizio dell’invasione che, su vasta scala, sono impegnato nella costruzione di canali di informazioni affidabili. La cosa principale è che la disinformazione della Russia non deve affermarsi. E questa è la cosa più importante contro cui lotto. Ad essere sincero, ho combattuto con questo fin dall’inizio della mia presidenza. La guerra dell’informazione è il problema numero uno. I russi hanno fatto disinformazione sulla Crimea e poi sul Donbass, per molti anni. Sull’Ucraina ci sono riusciti in parte. Quindi dobbiamo impegnarci per non perdere il sostegno dell’Italia. Perdendo l’Italia, perderemmo qualche altro Paese. L’Italia è uno dei leader dell’Unione europea. Economicamente, storicamente e politicamente. Oggi la società italiana è unita sulla tragedia in Ucraina, speriamo che non sorgano problemi né lacerazioni interne. È importante che Italia e Ucraina si comprendano bene».

Ne parlerà con Meloni? «Certamente, ne parlerò con Giorgia. Ho sentito le dichiarazioni di Berlusconi. Non lo conosco personalmente, forse dovrei mandargli qualcosa... Non so, che cosa gli posso regalare? Vodka? Ho una buona vodka. Se una cassa di vodka è abbastanza per portare Berlusconi dalla nostra parte, allora risolveremo finalmente questo problema».

Secondo un sondaggio, il 49% degli italiani non approva la scelta di sostenere l’Ucraina. Non le fa paura? «La prima cosa che osservo è che se solo il 51% è contro Putin, non significa che il 49% sia in suo favore. È sempre così: in ogni società c’è un’enorme percentuale a cui semplicemente non importa. Voglio mandare un messaggio diretto: anche voi, se foste nelle nostre condizioni, fareste ciò che facciamo noi. È difficile comprendere quel disinteresse quando qualcuno entra in casa tua e uccide davanti ai tuoiocchi. Purtroppo questo non è un film con il lieto fine: hanno ucciso, torturato e ucciso ogni singolo giorno. Qui in Ucraina siamo come gli italiani, mangiamo lo stesso pane, abbiamo gli stessi valori, vogliamo anche noi vivere in pace coi nostri figli. Se qualcuno ti entra in casa e cerca di ammazzarti, non puoi rimanere neutrale. Voglio dire agli italiani per cosa stiamo combattendo: per sopravvivere. Per questo gli italiani devono capire che non possono lasciarci soli, voi non potete farlo. La Storia non è giusta ed è imprevedibile: oggi è il nostro problema ma domani la stessa disgrazia potrebbe accadere in un altro Paese. La tragedia non è in Russia, è in Ucraina e la Russia l’ha portata qui. Gli italiani devono capirlo. Ecco perché non possono essere neutrali. Meglio avere una percentuale maggiore di persone a favore o contro, e avere meno persone a cui non importa niente. Non credo che quel 49% stia sostenendo Putin, che è solo un assassino. Non ci voglio credere e non ci credo. Può essere contro la guerra in Ucraina, contro l’inflazione, contro i problemi che questo conflitto genera, ma dovrebbe protestare contro la Russia e il suo presidente. Sono stato in Italia più volte: italiani e ucraini hanno gli stessi valori. Siete molto sentimentali per le cose di famiglia e avete famiglie molto numerose. Non ho mai sentito silenzio nelle famiglie italiane a tavola. E se silenzio dev’essere, che sia contro la Russia. Fregarsene significa silenzio».

Teme che la tensione Usa-Cina possa spingere Pechino a sostenere la Russia? «Per noi è importante che la Cina non aiuti la Russia in questa guerra. In effetti, voglio che siano dalla nostra parte. Non lo vedo probabile, per ora. Ma vedo sicuramente l’opportunità per la Cina di fare una valutazione pragmatica. Perché se si allea con la Russia diventa una guerra mondiale e penso che Pechino lo capisca. La chiave è la sicurezza nucleare perché i russi hanno sequestrato la centrale nucleare. È una sfida seria e nessuno può ancora gestirla, nemmeno l’Aiea. Rimane solo la diplomazia, oppure dobbiamo cacciarli via, spingerli fuori».

Macron dichiara che “la Russia deve essere sconfitta ma non schiacciata”. Vuole dire essere aperti a colloqui con Putin. Che cosa ne pensa? «Macron perde il suo tempo. Sono arrivato alla conclusione che non siamo in grado di cambiare l’atteggiamento russo. Se hanno deciso di isolarsi dal resto del mondo nel sogno della ricostruzione del vecchio impero sovietico non possiamo farci nulla».

Il vostro Paese ha bisogno di essere ricostruito. Quali sono le priorità? «Stiamo lavorando sui nostri punti deboli, sulle vulnerabilità che la guerra ci ha mostrato. Abbiamo scelto la strada europea perché il mercato Ue è quello di rifermento. Vogliamo capire chi ci aiuta davvero, quali sono i veri partner e dove mostriamo dei deficit. Poi ci sono gli Stati Uniti, che per noi sono il mercato delle tecnologie. Puntiamo su energia ed agricoltura. Vogliamo costruire grandi hub del grano in Asia e Africa. Aspettiamo anche le aziende italiane, dobbiamo creare lavoro. Servono subito aiuti economici per costruire rifugi anti-bomba negli asili e per soccorrere i civili più colpiti dall’aggressione russa».

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