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La Repubblica Rassegna Stampa
26.01.2023 Quando la Sapienza applicò le leggi razziali
Analisi di Umberto Gentiloni

Testata: La Repubblica
Data: 26 gennaio 2023
Pagina: 28
Autore: Umberto Gentiloni
Titolo: «Quando la Sapienza applicò le leggi razziali»

Riprendiamo da REPUBBLICA di oggi, 26/01/2023, a pag.28, con il titolo "Quando la Sapienza applicò le leggi razziali" l'articolo di Umberto Gentiloni.

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Umberto Gentiloni

Scuola e memoria - Che cos'è la Shoah?

«E se noi in questo istante inviamo a loro un nostro pensiero, è perché siamo sicuri che anch’essi vorranno riconoscere le superiori ineluttabili ragioni nazionali del sacrificio che è stato loro richiesto». Un pensiero partecipe e interessato inviato dal rettore dell’Università di Roma in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico 1938-39. Pietro De Francisci si rivolge direttamente ai colleghi allontanati dall’insegnamento a causa dell’applicazione delle leggi razziali. Un pensiero che si appoggia su quelle ragioni nazionali di un sacrificio individuale ispirato alle scelte del regime, al percorso del fascismo e agli strappi violenti del tessuto di una comunità scientifica. Il Senato accademico dell’Università, fiore all’occhiello del regime, aveva dato seguito ai dispositivi delle leggi antiebraiche a partire dalla seduta del 22 ottobre 1938: non si poteva certo perdere tempo a fronte dell’urgenza di «motivazioni ineluttabili e superiori». L’applicazione colpisce le vite di tanti che vengono allontanati dai ruoli, rimossi dal servizio, sostituiti o semplicemente cancellati dalla storia dell’Ateneo e non solo da quella. Il rettore argomenta le scelte rafforzando le ragioni del fascismo, gli indirizzi della politica nazionale: «La verità è chela scuola, questa scuola che vogliamo formatrice e plasmatrice di spiriti, costituisce un settore troppo delicato e sensibile perché sia soverchia ogni vigilanza diretta a mantenere limpidi e intatti i principi ideali della nostra tradizione e della nostra rivoluzione e a tutelarli contro tutte le infiltrazioni e tutte le degenerazioni, da qualunque parte essi provengano. Difendere la razza non significa soltanto conservare la purezza del sangue, ma insieme e soprattutto mantenerela chiarezza e il nitore, l’energia e la ricchezza, la saldezza e la vitalità della nostra anima italiana. Sì anche per questo lato, i diversi problemi di difesa razziale, che il regime va risolvendo gradualmente secondo un suo piano organico, interesseranno noi per i primi e da noi si presentano come un problema vasto e complesso di politica culturale». Difendere la razza come problema vasto e complesso che per essere affrontato e risolto, secondo il vertice dell’Ateneo della capitale, deve andare a colpire i percorsi individuali di vita, la denominazione degli insegnamenti, la composizione del tessuto studentesco. Una strada senza ritorno che rappresenta un significativo segmento di scelte compiute in nome della costruzione di un nuovo ordine, di un uomo nuovo che avrebbe consegnato all’umanità un futuro radioso. La città universitaria era stata inaugurata pochi anni prima, alla fine di marzo 1935, il segno di una scelta precisa verso la centralità della cultura piegata alle strategie del fascismo. La tempesta del 1938 scuote il mondo accademico che si adopera per applicare la nuova legislazione: dai vertici alle facoltà, dai docenti agli assistenti, dal personale amministrativo al corpo studentesco. Da oggi sarà possibile consultare un portale che raccoglie la documentazione conservata presso l’Archivio storico della Sapienza (https://1938-sapienza-leggirazziali. it ),una preziosa fonte che continuerà a crescere per quantità di documenti che la compongono e per qualità degli interrogativi sottesi alle ricerche di archivio. Un luogo del mondo digitale che permetterà di incrociare una pluralità di fonti e di archivi, di costruire e stimolare percorsi di ricerca attorno alle conseguenze delle leggi razziali del 1938. Un lavoro di oltre due anni che consente di poter già consultare migliaia di documenti: appunti, verbali degli organi centrali e dei consigli di facoltà, fascicoli personali, fotografie e tanto altro. Un universo che restituisce una varietà di situazioni e circostanze. Molto si sapeva, anche in termini di cifre crudeli (bastino i riferimenti agli studi di Angelo Ventura, 1997, o di Tommaso Dell’Era, 2019), la costruzione del portale ha permesso di riportare alla luce reti di relazioni accademiche e scientifiche, familiari esociali, contribuendo così a definire contesti e ambienti di riferimento. Il portale ospita attualmente i primi 67 fascicoli (61 uomini e 6 donne) di persone “allontanate”. Altri fascicoli e altro materiale documentario saranno caricati con il procedere del lavoro, arricchendo la base dati e aprendo nuove opportunità di ricerca. Si conferma il risvolto in apparenza neutro, burocratico e asettico dell’applicazione del dispositivo legislativo, quando si leggono i nomi delle vittime nei verbali, i richiami ai nuovi insegnamenti da introdurre («biologia delle razze umane») o quando si rifiuta un ciclo di conferenze di un docente sgradito «non essendo di razza ariana». La banalità del male emerge come cifra prevalente, segno della costruzione meticolosa delle politiche discriminatorie, ma anche della colpevole indifferenza di tanti che si voltano dall’altra parte mentre si avvicina il momento peggiore, lo strappo, il distacco senza ritorno. Il Giorno della memoria è un’occasione per valorizzare pagine di un passato che si allontana, ma è anche un monito contro antiche e nuove discriminazioni, contro i razzismi di ieri e quelli oggi. Per tante e tanti le leggi del 1938 rappresentano l’inizio della fine, la distruzione repentina di tradizioni e convivenze. Nel corso della giornata di oggi, in occasione del convegno “L’Università di Roma e le leggi razziali del 1938”, viene apposta nell’atrio dell’Aula magna la targa, segno perenne di partecipazione e testimonianza: «Alle donne e agli uomini dell’Università di Roma vittime dell’applicazione delle leggi razziali del 1938, della persecuzione antiebraica e dell’indifferenza di tanti».

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