giovedi` 02 febbraio 2023
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
--int(0)
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE
Segui la rubrica dei lettori?
vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

Ecco l'Israele che non ti aspetti (sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello)


Clicca qui






La Repubblica Rassegna Stampa
20.01.2023 Occidente, dove sei?
Daniele Raineri intervista un comandante della brigata Azov

Testata: La Repubblica
Data: 20 gennaio 2023
Pagina: 18
Autore: Daniele Raineri
Titolo: «Il gruppo Azov nel Donbass: 'I russi sono troppi per noi ci servono i mezzi occidentali'»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 20/01/2023, a pag. 18, l'intervista di Daniele Raineri dal titolo "Il gruppo Azov nel Donbass: 'I russi sono troppi per noi ci servono i mezzi occidentali' ".

Festival Internazionale del Giornalismo
Daniele Raineri

KIEV— Dopo mesi di resistenza i soldati ucraini si sono ritirati dalla piccola città mineraria di Soledar, nel Donbass, davanti all’avanzata delle truppe russe. Era da sette mesi che non succedeva. La caduta di Soledar rende più facile alle forze russe il tentativo di accerchiare Bakhmut, un punto strategico con le sue strade e i suoi guadi. Vuol dire che la Russia, dopo una sequenza di sconfitte umilianti, è pronta a perdere risorse enormi per conquistare pochi chilometri nel Donbass. Ne abbiamo parlato in una località del Donbass che per ragioni di sicurezza non possiamo rivelare con il comandante del gruppo Azov che sta combattendo su quel fronte. Non fornisce il suo vero nome ma soltanto quello di battaglia, “Rollo”, ha 31 anni e chiede di non essere descritto fisicamente. Quanto era importante Soledar per difendere Bakhmut? «La caduta di Soledar è un problema, ma non è una catastrofe. Ci sono ancora vie aperte per portare rifornimenti e far funzionare la logistica a Bakhmut».

Nella vostra unità ci sono anche combattenti reduci dall’assedio dell’acciaieria Azovstal di Mariupol? «Sì, ma non sono nel Donbass perché stanno ancora recuperando dopo il periodo di prigionia in mano ai russi».

Quanti uomini avete perso? E quante perdite avete inflitto ai russi? «Sui nostri morti non ti darò un numero esatto. E se contiamo anche i feriti e gli uomini sotto shock per i bombardamenti di artiglieria siamo attorno a cento. Per quanto riguarda le perdite che abbiamo inflitto ai russi: in un giorno e mezzo di combattimento, prima che portassero via i cadaveri li abbiamo contati con un drone ed erano settantatré. Le tattiche della Federazione russa non sono cambiate dai tempi dell’Unione Sovietica, fanno andare avanti la carne da cannone, usano battaglioni di detenuti. Non hanno tattiche, in pratica mandano i soldati al macello, non usano nemmeno mezzi militari di supporto».

Perché l’esercito ucraino ha lasciato Soledar ai russi? «Il vantaggio totale del nemico in tutto. Il loro numero di soldati, diartiglieria e di mezzi non è paragonabile al nostro. Per riuscire a fermarli e ad avanzare abbiamo bisogno di aiuto dai nostri partner occidentali: mezzi pesanti, artiglieria, carri armati e munizioni, nelle loro versioni più avanzate. Se combattiamo contro la Federazione russa con le loro stesse armi, non possiamo vincere perché loro ne hanno di più e hanno più soldati. L’unica chance di vincere viene dall’aiuto dell’Occidente e dalle armi moderne. Abbiamo bisogno di un vantaggio tecnologico sui nostri nemici».

Come finisce questa guerra? «Come si è fatto nel 1945 in Germania e Giappone. Con la completa denazificazione della Russia. Quel paese deve purificarsi, liberarsi dei suoi fantasmi imperiali e diventare davvero una Federazione. È necessario rompere completamente il macchinario imperialista altrimenti tutto si ripeterà di nuovo e la comunità internazionale dovrà riunirsi di nuovo e fare di nuovo quello che sta facendo adesso. Se non lo fai adesso, sarà una lotta che prenderà moltealtre generazioni».

I capi di governo nell’Europa occidentale, in Italia, Francia e Germania, secondo te la vedono in questo modo? «Eventi epocali stanno accadendo, del tipo a che arrivano soltanto ogni cento anni e molta gente non lo comprende. Non guardano al futuro in modo strategico. Molti paesi dipendono dalle relazioni economiche e di commercio con la Federazione russa e hanno paura di cambiare la situazione. Non erano pronti, vivevano già in quella che Francis Fukuyama chiamava “la fine della storia”. Ma la storia non era finita».

Come combatte Azov a Bakhmut? «Molti uomini sentono di dover essere all’altezza della battaglia di Mariupol. Una nostra unità era circondata, ha sfondato l’accerchiamento di notte, un soldato era ferito a un polmone e non riusciva a camminare, si è fatto dare le granate dagli altri, ha aspettato i russi, ha gridato “mi arrendo” e invece si è fatto esplodere in mezzo a loro».

Per inviare a Repubblica la propria opinione, telefonare: 06/49821, oppure cliccare sulla e-mail sottostante


rubrica.lettere@repubblica.it

Condividi sui social network:



Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui

www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT