giovedi` 02 febbraio 2023
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
--int(0)
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE
Segui la rubrica dei lettori?
vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

Ecco l'Israele che non ti aspetti (sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello)


Clicca qui






La Repubblica Rassegna Stampa
18.01.2023 Panzeri patteggia: no, merita la galera
Cronaca di Claudio Tito

Testata: La Repubblica
Data: 18 gennaio 2023
Pagina: 25
Autore: Claudio Tito
Titolo: «Panzeri patteggia. Sconto di pena se farà tutti i nomi»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 18/01/2023, a pag. 25, con il titolo "Panzeri patteggia. Sconto di pena se farà tutti i nomi" la cronaca di Claudio Tito.

Vacanze da 100mila euro e hotel extra lusso: cosa dice l'inchiesta  corruzione su Panzeri, Qatar e UE
Antonio Panzeri

STRASBURGO — Antonio Panzeri ammette e ricorre ad una sorta di “patteggiamento” della pena. Il Qatargate è dunque a una svolta. Il principale accusato nello scandalo che ha coinvolto il Parlamento europeo non nega più. Anzi è pronto a collaborare. E lo fa utilizzando una legge che in Belgio viene definita per i “pentiti”. È la seconda volta che viene applicata e secondo le autorità di Bruxelles ricalca la norma italiana per la lotta alla mafia. Nella sostanza l’accusato confessa prima che inizi formalmente il processo, si pente e fa i nomi degli altri soggetti coinvolti nel malaffare. In cambio “patteggia” una pena ridotta. Che nel caso dell’ex europarlamentare sarà di un solo anno di effettiva detenzione. Per arrivare a questo punto Panzeri ha firmato una sorta di ”memorandum” con la procura federale belga che prevede «la reclusione, una multa e la confisca di tutti i beni finora acquisiti, stimata attualmente in un milione di euro». Non solo. «Si impegna ad informare gli inquirenti e la giustizia in particolare su: il modus operandi, gli accordi finanziari con terzi, le strutture finanziarie poste in essere, i beneficiari delle strutture poste in essere e i vantaggi offerti, il coinvolgimento di persone conosciute o non ancora conosciute nel caso, compresa l’identità delle persone che ammette di aver corrotto». È evidente che Panzeri ha compiuto la sua mossa per arrivare ad una pena ridotta. E anche per provare a impedire che la sua famiglia – moglie e figlia - , estradata in Belgio, rimanga in carcere. Certo, la moneta di scambio sono le informazioni. E a questo punto non si può escludere che altri nomi possano essere coinvolti nell’inchiesta dei magistrati belgi. Nelle stesse ore sono arrivate negli uffici del Parlamento europeo (e in particolare della Commissione Juri che deve esaminare il caso), i documenti che accompagnano la richiesta di revocare l’immunità a due parlamentari di S&D, l’italiano Andrea Cozzolino e il belga Marc Tarabella. In entrambi i fascicoli – cinque pagine ciascuno – imagistrati di Bruxelles descrivono sommariamente come i due deputati europei siano coinvolti. E la parte più dura riguarda Tarabella. «Gli inquirenti – si legge nella lettera della Procura – hanno considerato le posizioni dell’onorevole Tarabella particolarmente elogiative nei confronti del Qatar». Nell’interrogatorio del 10 dicembre scorsoPanzeri ha parlato in questi termini dell’ex collega: «Marc Tarabella è stato ricompensato più volte per un importo totale tra i 120 mila e i 140 mila euro». Il dettaglio è ancora più preciso. Ogni tranche ammontava a 20 mila euro: «I soldi in contanti si trovavano dentro sacchi di carta» e «li consegnavamo a distanza di due o tre mesi. L’ultima volta è stata sei mesi fa (quindi a giugno scorso ndr)». Secondo Francesco Giorgi, l’assistente di Cozzolino e in precedenza di Panzeri, «la collaborazione era iniziata all’inizio del 2019». Anche la posizione di Cozzolino, comunque, non è lieve. Sempre Panzeri lo tira in ballo sebbene non conferma le mazzette nei suoi confronti in relazione, in questo caso, al rapporto con il Marocco. L’accordo con il Paese nordafricano prevedeva che «avremmo lavorato per evitare risoluzioni contro quel Paese e in cambio avremmo ricevuto 50 mila euro». Poi l’intesa è proseguita attraverso la mediazione dell’ambasciatore di Rabat a Varsavia, Atmoun Aberrahim, con Cozzolino: «Ma non ho prove, dovreste controllarlo». «Il signor Atmoun – ha confermato nell’interrogatorio Giorgi – veniva a Bruxelles oppure ci spostavamo noi a Parigi » e «quando andavamo a prendere il denaro dicevamo che andavamo a prendere delle cravatte o degli abiti». «Non conosco gli importi esatti – prosegue l’assistente parlamentare – ma erano inferiori a quelli del Qatar». Sulla vicenda ieri è intervenuta anche la Commissione Ue. Nel corso di un’audizione al Parlamento europeo, la commissaria agli interni, la svedese Ylva Johansson, ha ricordato che già l’Alto rappresentante Josep Borrell ha sollevato il caso con il Qatar e il Marocco, reclamando «un’indagine accurata e che non ci può essere impunità sulla corruzione».

Per inviare a Repubblica la propria opinione, telefonare: 06/49821, oppure cliccare sulla e-mail sottostante

rubrica.lettere@repubblica.it

Condividi sui social network:



Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui

www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT