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La Repubblica Rassegna Stampa
09.01.2023 Iran: la protesta si estende ancora
Cronaca di Gabriella Colarusso

Testata: La Repubblica
Data: 09 gennaio 2023
Pagina: 19
Autore: Gabriella Colarusso
Titolo: «Iran, l’urlo del goleador: 'Ora basta, la giustizia non si fa con il cappio'»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 09/01/2023, a pag.19, con il titolo "Iran, l’urlo del goleador: 'Ora basta, la giustizia non si fa con il cappio' ", la cronaca di Gabriella Colarusso.

Gabriella Colarusso (@gabriella_roux) | Twitter
Gabriella Colarusso

Taremi: “Il cammino verso il Qatar è stato tormentato, ma ora vogliamo  divertirci”
Mehdi Taremi

Mehdi Taremi non è un oppositore della Repubblica Islamica: qualche anno fa fu persino investito dalle critiche per aver condiviso un post antisemita della guida suprema Khamenei, poi rimosso. Ma proprio per questo le sue parole pesano, fanno rumore, raccontano di una ribellione ormai trasversale che riguarda anche chi fino ad oggi non ha messo in discussione il Sistema. «La giustizia non può essere fatta con un cappio», ha scritto la star del calcio iraniano riferendosi all’impiccagione di altri due manifestanti, Mohammed Mehdi Karami, 21 anni, e Mohammad Hosseini, 39 anni, uccisi all’alba di sabato dopo essere stati accusati di aver partecipato all’omicidio di un paramilitare basij in un processo lampo in cui — denunciano gli avvocati — non sono stati garantiti i più elementari diritti della Difesa. «Abbiamo tanti malversatori e criminali in carcere per i quali i processi durano diversi anni. Ma poiché questi giovani oppressi provengono da famiglie povere e non hanno legami influenti, li giustiziano per tre capi d’accusa? Quando è troppo è troppo. Quale società può trovare pace con spargimenti di sangue ed esecuzioni quotidiane?». Centravanti del Porto e della nazionale iraniana, Taremi ha fatto sognare i suoi concittadini all’ultimo Mondiale in Qatar, segnando due gol nella partita poi persa 6-2 contro l’Inghilterra e lanciando l’assist decisivo nel match vinto 2 a 0 contro il Galles. Viene da una famiglia conservatrice: all’inizio di novembre, con le proteste in corso, diversi giornali governativi avevano pubblicato orgogliosi le foto di suo padre mentre partecipava a una manifestazione a sostegno del governo. Lui stesso aveva inizialmente evitato di prendere posizione durante i Mondiali, chiedendo che la politica venisse lasciata fuori dallo sport. Quando il calciatore curdo Voria Ghafouri è stato arrestato perché si era schierato con i manifestanti, né lui né altri giocatori della nazionale l’hanno difeso. Poi qualcosa è cambiato e a fine dicembre Taremi ha pubblicato un messaggio molto critico con il governo: «Perché l’Iran, uno dei paesi più ricchi al mondo, deve trovarsi in questa situazione? Cosa state facendo? Gli iraniani vivono così al di sotto della soglia di povertà che non sanno nemmeno più dove sia la povertà». L’esecuzione di Karami e Hosseini ha scavato un’altra ferita nell’anima della società iraniana. Ieri ci sono state le cerimonie di ricordo nel cimitero dove sono stati sepolti uno accanto all’altro. Hosseini era orfano di padre e madre da quando aveva 15 anni. E così i genitori di Karami sono andati a piangere il compagno di cella degli ultimi giorni di Mehdi, gli hanno portato i fiori, hanno acceso candele sulla sua tomba come fosse figlio loro. Ieri sono scesi in piazza migliaia di iraniani nel mondo per protestare contro il pugno duro di Teheran: la repressione non si ferma. ma nonostante tutto gli iraniani non si danno per vinti. Ancora un’altra atleta, la campionessa di taekwondo Nahid Kiani, ha sfidato il sistema mostrandosi in una foto senza velo.

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