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La Repubblica Rassegna Stampa
07.01.2023 A Kiev lo scudo anti-missile
Analisi di Tommaso Ciriaco

Testata: La Repubblica
Data: 07 gennaio 2023
Pagina: 9
Autore: Tommaso Ciriaco
Titolo: «Washington chiama Roma: 'A Kiev lo scudo anti-missile'»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 07/01/2023 a pag.9 con il titolo "Washington chiama Roma: 'A Kiev lo scudo anti-missile' " l'analisi di Tommaso Ciriaco.


Volodymyr Zelensky

È mattina quando la Casa Bianca informa che il consigliere per la sicurezza nazionale americana Jake Sullivan ha chiamato Francesco Talò, consigliere diplomatico di Giorgia Meloni. Una telefonata utile a esplorare due capitoli sensibili del conflitto in Ucraina: la mini- tregua promessa da Mosca per il Natale ortodosso e l’urgenza di nuove e più complesse forniture militari che gli alleati devono assicurare a Kiev nei prossimi mesi. Secondo fonti diplomatiche a Washington, gli Stati Uniti premono su Roma affinché fornisca al più presto lo scudo anti missile all’Ucraina, necessario per difendere Kiev. Quindi innanzitutto - confermano fonti militari - il sistema Samp-T. Una promessa avanzata informalmente a livello politico, nelle scorse settimane. Ma non ancora concretizzata dall’esecutivo, che a oggi non ha licenziato il sesto decreto per l’invio di materiale bellico agli ucraini. La telefonata è innanzitutto un segnale. Sullivan e Talò si conoscono da tempo, visto che il consigliere diplomatico prima di approdare a Palazzo Chigi ha guidato la rappresentanza italiana presso la Nato a Bruxelles. Il colloquio dimostra inoltre che Washington apprezza la posizione pubblica dell’esecutivo di totale adesione alle ragioni di Kiev, in piena continuità con il governo di Draghi. «I due funzionari - sottolinea la Casa Bianca - hanno condannato l’aggressione in corso dellaRussia, compresi i suoi attacchi contro le infrastrutture critiche. Hanno ribadito il loro impegno a fornire assistenza all’Ucraina, il sostegno alla resilienza energetica e all’equipaggiamento militare necessario per difendere la sovranità e la democrazia del Paese». Sottolineare in queste ore lo sforzo occidentale per rafforzare la resistenza degli ucraini non è un passaggio casuale. L’amministrazione di Joe Biden continua a essere scettica sulla mossa di Putin. Non crede alla tregua promessa dalla Russia. Una posizione che Sullivan sta consegnando in queste ore agli alleati, nel corso di diversi contatti telefonici. Il governo Meloni segue ovviamente l’alleato, condividendone in pieno la sostanza dell’analisi, ma si raccomanda di costruire una risposta politica e diplomatica spendibile con le opinioni pubbliche, in modo da non regalare allo Zar una narrazione utile alla causa dell’aggressione. Le armi, come detto, sono l’altro capitolo del momento. Il 20 gennaio si riunirà nuovamente il format dei Paesi alleati nella base aerea americana di Ramstein, in Germania. Lì saranno coordinati gli sforzi bellici occidentali a favore di Kiev. Roma, sul punto, deve accelerare:se infatti Germania e Stati Uniti hanno già annunciato l’invio congiunto di mezzi corazzati – e i francesi hanno fatto lo stesso poche ore prima – l’Italia non ha ancora varato il sesto decreto. Atteso per l’inizio dell’anno, necessita di un ulteriore lavoro preparatorio. Washington preme per completarlo in fretta, sia pure garantendo la discrezione richiesta dall’esecutivo Meloni su un punto così delicato. L’oggetto del desiderio delle forze armate ucraine è la batteria Samp-T. Ha limitate cap acità contro i missili balistici, ma rappresenta un potente sistema contro aerei, droni e missili cruise, dunque in grado di fare da scudo anche a una grande città come Kiev. Roma possiede cinque batterie operative, più una per l’addestramento. A quest’ultima manca una componente: il veicolo con i lanciatori dei missili (ogni Aster 30 costa 1,1 milioni di euro). Il governo Draghi voleva consegnare la batteria d’addestramento su cui l’Esercito lavora da mesi a un aggiornamento che la renda utilizzabile anche contro i missili balistici - affidando ai francesi la fornitura di lanciatori e scorte missilistiche. Ora tocca a Meloni dare seguito alla richieste ucraine, le stesse su cui insiste Washington.

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