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La Repubblica Rassegna Stampa
18.12.2022 La cricca di sinistra di Panzeri
Cronaca di Luca De Vito, Giuliano Foschini, Claudio Tito

Testata: La Repubblica
Data: 18 dicembre 2022
Pagina: 2
Autore: Luca De Vito, Giuliano Foschini, Claudio Tito
Titolo: «L’uomo delle votazioni. Era Giorgi a manovrare gli eurodeputati socialisti»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 18/12/2022, a pag. 2, con il titolo "L’uomo delle votazioni. Era Giorgi a manovrare gli eurodeputati socialisti" la cronaca di Luca De Vito, Giuliano Foschini, Claudio Tito.

Vacanze da 100mila euro e hotel extra lusso: cosa dice l'inchiesta  corruzione su Panzeri, Qatar e UE
Antonio Panzeri, da sempre feroce nemico di Israele

I computer e i telefoni sequestrati ormai una settimana fa ad Antonio Panzeri, Francesco Giorgi e soprattutto agli assistenti parlamentari toccati dall’indagine (nessuno di loro è però indagato) stanno cominciando a parlare. E confermano ai magistrati belgi quello di cui erano certi: era Giorgi a indirizzare, probabilmente su mandato di Panzeri, i voti più delicati su Qatar e Marocco. Era lui a decidere quale emendamento doveva essere presentato. E quale no. Lui a dare le indicazioni di voto del gruppo. «Un percorso normale», spiega uno degli europarlamentari del gruppo socialista aRepubblica ,«perché su certi argomenti era Cozzolino a dover dare le indicazioni. Certo, non potevamo immaginare che Giorgi avesse la casa piena di banconote…». Il risultato è che secondo l’accusa Giorgi riusciva a muovere le file dell’intero gruppo socialista. È emerso il caso, per esempio, della mozione pro Qatar – sollecitata da Panzeri – bocciata dal gruppo e ripresentata sotto forma di emendamento da Giorgi attraverso l’onorevole Pietro Bartolo (non indagato), il cui figlio per alcuni mesi ha lavorato per la Fight Impunity di Panzeri. O le strane sostituzioni in commissioni in cui non faceva parte di Kaili e ciò nonostante correva a votare secondo le indicazioni del compagno. Ma c’è un ulteriore particolare, assai inquietante. Giorgi ha seguito con grande interesse – tanto da fare in modo che Cozzolino seguisse direttamente il dossier – l’inchiesta che il Parlamento europeo ha aperto su Pegasus, il programma sviluppato dalla società di sicurezza israeliana Nso, che alcuni paesi avrebbero utilizzato – secondo le accuse – per spiare altri Stati. Il Marocco è stato accusato da un’inchiesta giornalistica di Forbidden Story e Amnesty di aver utilizzato Pegasus per sorvegliare il presidente francese, Emmanuele Macron. Ma anche un pezzo di Commissione europea. Seguire l’inchiesta su Pegasus, “essendo alle direttive del Marocco”, come per lo meno sostiene la procura di Bruxelles, è sicuramente un cortocircuito. Se un pezzo dell’indagine punta, quindi, a ricostruire i movimenti del “gruppo” ce n’è un altro che punta alla cassa. È un fatto che sui conti correnti di Fight impunity, la Ong di Panzeri, siano arrivati fondi direttamente dal Qatar e poi girati da Panzeri per corrompere o avvicinare persone a Bruxelles. Ma gli investigatori sono convinti che questo sia soltanto quello che si vede in superficie. E che, dietro. ci siano anche altri conti, nascosti all’estero. Nell’ordine di indagine europeo trasmesso dal Belgio ai magistrati di Milano è arrivata la richiesta di setacciare i conti della cricca, ma oltre a quelli italiani direttamente riconducibili a Francesco Giorgi, Antonio Panzeri eLuca Visentini, c’è anche il riferimento a reperire, nelle perquisizioni, informazioni e documenti su altri conti bancari aperti fuori dall’Europa. E in particolare presso un istituto di credito brasiliano, la Lift Bank. Non è chiaro se gli investigatori di Bruxelles abbiano già informazioni definite su passaggi di denaro diretti in Sudamerica, ma è uno dei fronti su cui la Guardia di Finanza sta cercando riscontri nelle acquisizioni di questi giorni. In Belgio come a Milano, dove le indagini sonocoordinate dal procuratore aggiunto Fabio De Pasquale del pool affari internazionali che è alla ricerca di eventuali fondi, frutto di corruzione, reinvestiti nel nostro Paese. Da qui l’accusa di riciclaggio che potrebbe diventare la parte forte del fronte italiano del Qatargate. Un capitolo a parte riguarda poi i regali che la “cricca” avrebbe elargito. Nell’elenco ci sono orologi di lusso, una casa in montagna e viaggi. Panzeri era di casa all’hotel Mamounia di Marrakech, uno dei più begli alberghi del mondo, dove invitava colleghi parlamentari e assistenti. Ma, più recentemente, era facile trovare lui e i suoi amici anche in un resort in Oman. Chi pagasse, però, non è chiaro. La difesa di Panzeri e della sua famiglia, sia a Bruxelles che in Italia, per il momento respinge tutte le accuse. «Sono incredule, sono due persone che non hanno mai avuto nessun problema con la giustizia, sono estranee a tutto», ha detto Nicola Colli, l’avvocato di Maria Dolores Colleoni e Silvia Panzeri, moglie e figlia di Antonio Panzeri. Le due donne compariranno domani e dopodomani davanti alla Corte d’appello di Brescia per l’udienza con cui i giudici dovranno decidere se affidarle alla giustizia di Bruxelles. Per la settimana che arriva, le attenzioni sono puntate anche sull’udienza di giovedì 22 dicembre sulla custodia cautelare per Eva Kaili, eurodeputata del Pasok, ex vicepresidente del Parlamento Europeo e compagna di Giorgi che si trova attualmente in carcere. Proprio il suo partner, nelle dichiarazioni fatte ai magistrati, aveva chiesto che Kaili ottenesse i domiciliari per prendersi cura della loro bambina: «Farò il possibile affinché sia libera e possa occuparsi di nostra figlia di 22 mesi».

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