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La Repubblica Rassegna Stampa
17.12.2022 Ucraini sotto le bombe russe
Cronaca di Fabio Tonacci

Testata: La Repubblica
Data: 17 dicembre 2022
Pagina: 15
Autore: Fabio Tonacci
Titolo: «Rose e un cinema rifugio, amarsi a vent’anni nel buio di Zaporizhzhia»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 17/12/2022, a pag. 15, con il titolo "Rose e un cinema rifugio, amarsi a vent’anni nel buio di Zaporizhzhia" la cronaca di Fabio Tonacci.


Fabio Tonacci

Ucraina, allarmi antiaerei da Kiev a Kharkiv. Missili su Zaporizhzhia -  Enti Locali Online

Nessun blackout è così buio da fermare due ragazzi che si amano. Siamo al vecchio cinema post-sovietico intitolato al regista Dovzhenko, che da un mese e mezzo è diventato uno dei “Punti di Invincibilità” di Zaporizhzhia. Le bottiglie d’acqua, il té, i biscotti, le stufe, le prese, le panche, il wi-fi, il generatore elettrico. La locandina del film di Genovese Per tutta la vita : lo davano a fine gennaio, era il mondo di prima. Siamo qui a far domande alla gente radunatasi per ricaricare il telefono e proteggersi dall’attacco missilistico russo sulle centrali elettriche, il nono da ottobre, quando si assiste alla seguente scena. Entra una coppia. Lui biondo, alto, vent’anni o giù di lì, abbracciato a lei, castana, coetanea, il sorriso timido seminascosto da una sciarpa di lana arancione. Lei ha in mano una lunga rosa bianca. Attraversano la hall della biglietteria incuranti delle quarantatré persone attorno al tavolo dei viveri, incuranti del tanfo di benzina, incuranti della guerra. Lui sussurra qualcosa a lei, lei ride a lui. Sono meravigliosamente fuori luogo. Non camminano, volano. Spariscono nel corridoio che porta al seminterrato, sotto la Sala 1, la Bolshoi, quella grande da trecento posti dove hanno sistemato scatoloni di medicinali. «Mmm…credo di sì…», fa la direttrice del cinema, anticipando una domanda non formulata. «Stanno cercando un po’ di intimità, vogliono stare da soli…sono ragazzi a cui hanno rubato la gioventù, non posso buttarli fuori!». Un filo di imbarazzo, ma neanche tanto. Zelensky ha scelto con cura il nome da dare ai 5.300 posti pubblici (esercizi commerciali, metropolitane, municipi, tendoni, qualsiasi angolo urbano dove mettere un generatore di corrente elettrica) che si attivano quando le città precipitano nei blackout programmati dalla compagnia nazionale Ukenergo per risparmiare energia, sia in quegli altri, improvvisi, provocati dalle bombe. Alla fine il pomposo “Punti di Invincibilità” ha battuto i più sobri “Punti di Resilienza” e “Punti di Luce”. Sono punti di vista. Difficile però che il presidente comunicatore immaginasse gli utilizzi alternativi, diciamo di necessità, che se ne possono fare. «Quella coppietta è un caso isolato», precisa Anna Fokina, 37 anni, direttrice del cinema che ha aderito alla chiamata del governo. «È vero però che siamo diventati un luogo dove si socializza, ci si stringe mentre piovono bombe, si trovano attimi di luminosità quando fuori tutto è spento». Come oggi. È una giornata pessima. I militari russi hanno lanciato 74 missili su Kiev, Kharkiv, Zhytomyr, Dnipro, Zaporizizhia, Kryvvy Rih, la città natale di Zelensky. Il sistema di difesa ne ha intercettati 60, il resto ha spaccato un altro pezzo della già semidistrutta rete elettrica: la Ukrenergo ha registrato un calo del 50% della fornitura. A Kryvvy Rih sono morti tre civili, un bambino è ancora sotto la casa che gli è crollata addosso. L’Ucraina ha risposto colpendo Lantrativka nella zona occupata del Lugansk, dove 11 persone — secondo l’agenzia russa Tass — hanno perso la vita. Una giornata pessima, per tutti. Nell’androne del cinema Dovzhenko, più che all’Invincibilità si pensa alla carica. Dmytro ha il portatile sulle ginocchia e batte la tesi che ha scritto a penna su una risma di fogli. «È per l’Università, studio ingegneria navale». Alina sta scrivendo su Signal a suo marito, impegnato sul fronte terribile di Bakhmut. «Come stai?», «non ti preoccupare», «torna», «non posso», «ti amo». Pavlo, il bigliettaio, da uno scatolone di vecchi costumi di scena ha tirato fuori un abito da coccodrillo e si è messo a fare gli scherzi ai bambini impazienti che il cellulare di mamma si ricarichi. Gradiscono. La porta di ingresso si apre, con una folata di aria gelida entrano persone: sono i nuovi bar dell’Ucraina al tempo della luce che se ne va all’improvviso, dei riscaldamenti ghiacciati e dei pomeriggia - 3 gradi. «Abbiamo avuto 262 visite oggi», ancora Anna, la direttrice. «Siamo aperti h24, vengono studenti, lavoratori, soldati». A Zaporizhzhia tre blackout programmati al giorno, di tre ore ciascuno. Il generatore da 12 chilowatt, i 100 litri di benzina per farlo andare e il cibo sono forniti dal municipio. «Avrei scelto un altro nome, non mi sento affatto invincibile. Però questi Punti mi aiutano a non sentirmi privato di tutto, sono piccoli punti di forza e di resistenza», riflette Dmytro, il laureando. Talvolta, vie di fuga per giovani amanti.

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