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La Repubblica Rassegna Stampa
14.12.2022 Grand hotel e moschee, il potere Qatar in Italia
Commento di Lorenzo Vidino

Testata: La Repubblica
Data: 14 dicembre 2022
Pagina: 4
Autore: Lorenzo Vidino
Titolo: «Grand hotel e moschee. I mattoni italiani del potere qatarino»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 14/12/2022, a pag.4, con il titolo "Grand hotel e moschee. I mattoni italiani del potere qatarino" l'analisi di Lorenzo Vidino.

Scheda Autore
Lorenzo Vidino

Qatar, 'sponsor del terrore' o rivale geopolitico?
Qatar, Stato terrorista

Lo scandalo corruzione che ha travolto il Parlamento Europeo è l’ennesima conferma dell’enorme influenza che il Qatar è riuscito a ottenere in tutto il Continente. Ambizioso e ricchissimo, il piccolo emirato è consumato dal desiderio di offuscare sia a livello geo-politico che di immagine i nemici-amici Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, vicini con cui il Qatar da decenni intrattiene un rapporto ambiguo e che solo fino all’anno scorso lo avevano messo sotto embargo. Ottenere visibilità e influenza, tessere una rete di contatti che, ognuno in modo diverso, possano innalzare la posizione del Qatar, una strategia a livello globale che vede nell’Europa un tassello fondamentale e nell’Italia un Paese di particolare interesse. Investimenti strategici che vanno dal settore energetico, fondamentale in questo periodo, all’immobiliare (è loro Porta Nuova a Milano) al lusso, settore nel quale il Qatar ha investito in Italia attraverso le acquisizioni di brand come Valentino e di alcuni dei più iconici hotel del nostro Paese. Ma anche utilizzo massivo di società di pubbliche relazioni e conseguente ottenimento di copertura mediatica di favore, e una diplomazia che spesso si spinge ben oltre il lecito, diventando vera e propria coltivazione di politici “amici,” come l’inchiesta belga pare dimostrare. Una dinamica ben nota: viaggio first class su Qatar Airways per il politico e il suo entourage, ospitalità a cinque stelle, qualche regalo, e se non si passa ai sacchi di contante come apparentemente nel caso di Eva Kaili, magari una donazione per qualche causa o Ong vicina al politico. Qualche anno fa l’ospitalità qatariota aveva ammaliato anche Salvini. Se nel 2017 il leader della Lega esortava a «istituire immediatamente blocchi e controlli anche in Italia e in Europa sugli ingressi, i fondi e gli investimenti provenienti dal Qatar», pochi mesi dopo, in una diretta Facebook da Doha, si sperticava di elogi per «un Paese che cresce, che accoglie, che ha voglia di lavorare con l’Italia». Ma gli investimenti qatarioti in Italia riguardano anche un altro campo estremamente problematico: l’islamismo radicale. Da anni il Qatar finanzia la costruzione su larga scala di centri islamici in tutta Europa. Un fenomeno di per sé non preoccupante se non fosse che la stragrande maggioranza di questi centri sono gestiti dai Fratelli Musulmani, movimento supportato dal Qatar a livello globale, e promuovono la diffusione di un tipo di islam incompatibile coi valori europei e i diritti umani. Non a caso negli ultimi anni l’Unione Europea e vari governi europei hanno più volte sollevato la questione del finanziamento qatariota all’islam radicale. È il caso anche del Belgio, dove il Qatar ha finanziato vari centri ma dove il governo ha varato una legge che limita i finanziamenti esteri di moschee. In tutta Europa aveva fatto scalpore nel 2019 la pubblicazione di Qatar Papers, libro basato su migliaia di documenti interni della Qatar Charity, la fondazione formalmente indipendente ma in realtà controllata dall’emiro del Qatar e nodo centrale del soft power del piccolo emirato. Il libro aveva rivelato 113 progetti finanziati in tutta Europa nel solo 2014, per un totale di 71 milioni di Euro. Può non stupire che il Paese dove la Qatar Charity ha speso di più sia l’Italia, più di 22 milioni suddivisi su 45 progetti. Moschee e centri islamici, soprattutto nel nord (Saronno, Piacenza, Brescia, Alessandria….), ma anche centro e sud. Anzi, tra le regioni primeggia la Sicilia con isuoi 11 progetti, nei capoluoghi come in piccoli centri quali Comiso e Vittoria. I beneficiari sono in larga misura organizzazioni legate all’Ucoii: forti legami finanziari col Qatar erano d’altronde già stati onestamente ammessi anni addietro dall’ex presidente dell’organizzazione Izzedin Elzir. E se all’estero la costruzione di moschee qatariote veniva accompagnata da polemiche e talvolta bloccata dalle autorità, in Italia le strutture sono state spesso inaugurate in pompa magna da sindaci locali (se per sempre ingenuità o perché “amici” è difficile dire). Il timeo danaos et dona ferentes di virgiliana memoria non pare applicarsi al Qatar, almeno da noi.

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