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La Repubblica Rassegna Stampa
29.11.2022 'Siamo più forti di Putin'
Cronaca di Corrado Zunino

Testata: La Repubblica
Data: 29 novembre 2022
Pagina: 17
Autore: Corrado Zunino
Titolo: «Con gli operai ucraini che riparano le centrali: 'Siamo più forti di Putin'»

Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 29/11/2022, a pag. 17, con il titolo "Con gli operai ucraini che riparano le centrali: 'Siamo più forti di Putin' ", l'analisi di Corrado Zunino.

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Corrado Zunino

Ukraine's Armed Forces kill another 310 Russian soldiers, destroy 10 UAVs  and shoot down 51 cruise missile in 24 hours | Ukrainska Pravda

Due operai della Mykolaiv Oblenergo, la compagnia elettrica regionale, sono in cima alla scala meccanica, dentro quei cesti che servono a fare le riparazioni in quota. È già calata la notte. Riportano i cavi dell’alta tensione nella loro sede naturale dopo che i colleghi, a terra, hanno raddrizzato i tralicci resi sghembi dai proiettili russi, hanno sostituito i piloni sbrecciati dai frammenti delle bombe. Il faro di luce posizionato a metà scala è insufficiente, davvero non ci si vede quassù, ma serve fare presto, riagganciare la rete, che l’Ucraina è al buio e al freddo e senza elettricità in alcune aree i pozzi artesiani che portano in casa l’acqua buona non funzionano. Sei gradi con vento, due percepiti. Due tecnici lassù, tuta verde e casco da lavoro, uno sotto a spostare il braccio della gru nella posizione migliore. Gli altri cinque sono appoggiati ai due furgoni della ditta: accendono, sfiniti, la sigaretta che anticipa la cena. Questo team è venuto da Chmelnyckyj, ma ce ne sono altri quattro attorno ai pali del villaggio, Murakhivka, liberato da due settimane. Solo venerdì scorso non c’era un cavo allacciato, «ora è tutto ripristinato». I carrarmati russi di fabbricazione sovietica, abbandonati lungo la strada di sterro, mostrano che due settimane fa qui c’è stata battaglia e si capisce come è andata a finire. I missili che hanno tirato giù centrali e centraline piovono da due mesi e con la caduta di Kherson, siamo al confine, si sono intensificati. «Abbiamo 109 tecnici in giro per la regione giorno e sera», spiega Oleksandr Kushnorenko, il funzionario della compagnia elettrica che ci scorta nel viaggio lungo la rete del Sud Ucraina. «Non si fermano il sabato né la domenica, non hanno giorno di riposo. Siamo in guerra proprio come i soldati ». Un camion passa rimbalzandonelle pozzanghere: porta in pancia un generatore guasto. La “Mykolaiv Oblenergo” è una delle cinquanta aziende erogatrici di energia del Paese: tre sono di dimensione multinazionale e in queste ore vanno in tv a scandire il bollettino dei blackout. Ventotto sono compagnie a copertura regionale e diciannove sono locali. Pubbliche, private, ora miste. La “Mykolaiv” è al 70 per cento controllata dallo Stato. «I cinque team che ha visto lavorare sono di cinque aziende diverse». Gli operai arrivano qui da Leopoli, Ternopil, Odessa e restano per turni di due settimane. «Si lavora tutti insieme nelle aree più colpite per far ripartire il Paese». In guerra non esiste concorrenza. Il Paese, mentre la nebbia si dirada, fatica però a ripartire. La Dtek, una delle tre big, ha spiegato che è necessario ridurre del 60 per cento il consumo di elettricità a Kiev e che dovrà staccare la corrente tre ore al giorno. «Potremmo avere un’erogazione a singhiozzo fino alla primavera», dice Vitaly Klitschko, sindaco della capitale. Nel resto della regione manca la luce sul 40 per cento del territorio: è un primato da quando Vladimir Putin ha inaugurato la strategia “del freddo e del buio”: missili sulle centrali e le centraline, e sulle dighe e gli ospedali. L’operatore Ukrenergo parla di «una rapida crescita del deficit di energia» a causa della «caduta delle unità di trasformazione in diversi impianti ». Davyd Arachamija, leader di Servire il popolo, rivela: «Sarà una settimana difficile». Rende pubblica, di fatto, la convinzione del presidente Zelensky: l’esercito russo sparerà ancora missili sulle strutture di servizio. I tecnici si avviano verso le loro stanze, liberate dalla popolazione in fuga. Hanno il riscaldamento garantito, non la doccia, ma lo stipendio corre regolare anche se l’azienda ha tagliato i bonus. «Ripareremo tutto quello che Putin distruggerà, si stancherà prima lui».

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