domenica 04 dicembre 2022
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
--int(0)
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE
Segui la rubrica dei lettori?
vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

Dubai ricorda la Notte dei Cristalli (sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello)


Clicca qui






La Repubblica Rassegna Stampa
25.11.2022 Iran: mentre la repressione continua, il regime dialoga con Al Qaeda
Cronache di Gabriella Colarusso, Antonio Giustozzi

Testata: La Repubblica
Data: 25 novembre 2022
Pagina: 25
Autore: Gabriella Colarusso - Antonio Giustozzi
Titolo: «Iran, indagini Onu sulla repressione: '14mila arrestati'. Calciatore in cella - Il negoziato Teheran-Al Qaeda sul nuovo erede di Bin Laden»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 25/11/2022, a pag.25, con il titolo "Iran, indagini Onu sulla repressione: '14mila arrestati'. Calciatore in cella", la cronaca di Gabriella Colarusso; con il titolo "Il negoziato Teheran-Al Qaeda sul nuovo erede di Bin Laden" la cronaca di Antonio Giustozzi.

Ecco gli articoli:

Gabriella Colarusso: "Iran, indagini Onu sulla repressione: '14mila arrestati'. Calciatore in cella"

Gabriella Colarusso (@gabriella_roux) | Twitter
Gabriella Colarusso

Mahsa Amini Iran protests continue as the public rejects the regime's  propaganda
Ali Khamenei - le proteste delle donne iraniane

Con una decisione inedita nella storia dei rapporti tra le Nazioni Unite e l’Iran, ieri il consiglio per i diritti umani dell’Onu ha approvato l’avvio di una indagine indipendente sulla repressione in corso da più due mesi nel Paese. I numeri sono «impressionanti », ha detto l’alto commissario dell’Onu per i diritti umani Volker Türk: 416 morti almeno, tra cui 51 minori, 14mila arresti. Tra le vittime anche 60 agenti delle forze di sicurezza. La riunione è stata convocata su richiesta della Germania, l’intervento della ministra Baerbock è stato tra i più duri: «In molte occasioni, abbiamo chiesto all’Iran di rispettare i diritti delle persone e fermare lo spargimento di sangue. L’unica risposta è stata più violenza, più morte», ha detto. La rappresentante iraniana, Khadijeh Karimi, ha accusato Berlino di voler «distorcere la situazione dei diritti umani in Iran» a fini politici. La risoluzione è passata nonostante l’opposizione della Cina, con 26 favorevoli, 6 contrari (Cina, Pakistan, Cuba, Eritrea, Venezuela e Armenia) e 16 astenuti. Mentre a Ginevra si discute di come costruire il meccanismo di indagine visto che l’Iran non è disposto a concedere visti a commissari internazionali, arrivano notizie di nuovi scontri, soprattutto nelle città curde del Nord come Mahabad, dove testimoni descrivono strade presidiate da mezzi pesanti e forze di sicurezza, aerei in sorvolo, raid nelle case dei “sospetti” attivisti e nuovi arresti. Nelle università come la Sharif, che ieri è tornata a mobilitarsi per il rilascio di «tutti i prigionieri politici». E nel mondo dello sport. Voria Ghafouri, star del calcio iraniano, ex membro della nazionale, di origini curde, è finito in carcere con l’accusa di aver «insultato e infangato la reputazione della nazionale e di aver fatto propaganda» contro lo Stato. Lo hanno arrestato davanti a suo figlio di 10 anni. Dietro le dichiarazioni pubbliche di compattezza, però, emergono preoccupazioni all’interno dell’establishment iraniano. La stampa legata ai Pasdaran ha fatto trapelare notizie di incontri tra il capo del consiglio supremo di sicurezza, Ali Shamkhani, e alcuni esponenti del mondo moderato nel tentativo di arrivare a un “patto” che calmi le piazze.

Antonio Giustozzi: "Il negoziato Teheran-Al Qaeda sul nuovo erede di Bin Laden"

Quando Al Zawahiri fu ucciso da un drone americano il 31 luglio scorso, molto si disse della possibilità che il suo vice Saif al Adel emergesse come successore, essendo il più credibile dei papabili. C’era però un problema: Saif da anni risiede in Iran, dove la Repubblica islamica gli offre protezione, ma di fatto lo trattiene anche come ostaggio al fine di assicurarsi una certa collaborazione. In particolare, il regime iraniano ha imposto ad Al Qaeda di evitare attacchi contro l’Iran, che è abbastanza ovvio, ma anche di astenersi dall’attaccare gruppi e movimenti sciiti ovunque nel mondo musulmano. Oggi come oggi tra i ranghi di Al Qaeda serpeggia la convinzione, come nota un comandante attivo tra Pakistan ed Iran, che in questo rapporto l’Iran ci abbia guadagnato di più di Al Qaeda. Iran e Al Qaeda hanno ovviamente anche combattuto su fronti opposti in Siria, dove il primo sosteneva il regime di Assad e Al Qaeda l’opposizione, ma questa è già una storia vecchia. Oggi conta di più il fatto che Al Qaeda sostiene alcuni gruppi baluchi che combattono il regime al confine col Pakistan, o arabi, che combattono in Khuzistan, al confine con l’Iraq. Altre fonti di tensione sono i tentativi dell’Iran, in anni recenti, di spingere Al Qaeda a cooperare alla sua campagna contro lo Stato Islamico, che Al Qaeda rimane riluttante ad affrontare direttamente. Inoltre, l’Iran non permette ad Al Qaeda di usare l’Iran per condurre le sue attività jihadiste, ma solo come rifugio e corridoio di transito. Il rapporto tra Al Qaeda ed Iran rimane pertanto precario. Il comandante già citato non crede durerà più di un paio d’anni, perché gli iraniani hanno la tendenza a prevaricare e ci sono compromessi che Al Qaeda non intende fare, come per esempio abbandonare baluchi e arabi-iraniani al loro destino. La maggior parte dei membri di Al Qaeda è contraria a questa alleanza contro natura, che vedono come una gabbia che previene il rifiorire dell’organizzazione che fu di Osama bin Laden. Gli iraniani non sembrano aver cercato di influenzare la selezione del successore di Al Zawahiri. Il ritardo nel completare il processo è attributo dalla fonte in parte alla difficoltà di coordinare il gruppo dirigente, disperso tra vari paesi africani, diversi paesi medio-orientali, tra cui appunto l’Iran, e l’Asia del Sud. Al Qaeda a metà novembre non era nemmeno riuscita ad arrivare a selezionare una rosa ristretta di candidati, ma secondo il nostro comandante la maggioranza dei membri sarebbe a favore proprio di Saif al Adel, che vedono come l’unico che potrebbe rilanciare Al Qaeda e “vendicare Al Zawahiri”. Il comandante menziona che ci sono anche altri problemi, ma non specifica quali. È assai probabile che tra essi si annoveri il fatto che il regime iraniano non permette a Saif di lasciare il paese. Ovviamente, Al Qaeda non può selezionareun nuovo leader che si troverebbe alla mercé di Teheran. Sarebbe una completa perdita della faccia e causerebbe un danno enorme alla credibilità dell’organizzazione. Il comandante ammette che ci sono negoziati in corso tra Al Qaida e Teheran sul futuro di Saif e che gli iraniani non sembrano aver l’intenzione di lasciarlo partire “senza un accordo”. Quale tipo di accordo, il comandante non dice. Dopo essere stato trattenuto contro la sua volontà per oltre 11 anni, Saif potrebbe non nutrire sentimenti troppo amichevoli. Un accordo, pertanto, potrebbe non risultare utile all’Iran, a meno che Al Qaeda non accetti di sostituire Saif con altri membri sufficientemente senior di Al Qaeda, nel ruolo di ostaggi. In questo modo, l’Iran manterrebbe la sua influenza, mentre Al Qaeda riuscirebbe almeno ad uscire dall’imbarazzante impasse sulla nomina del successore di al Zawahiri in cui si trova da 4 mesi. Almeno finché lo Stato islamico rimarrà un nemico chiave per l’Iran, a Teheran converrebbe salvare Al Qaeda dal declino a cui sarebbe condannata, se la successione ad al Zawahiri continuasse a rimanere bloccata. Il quesito è fino a che punto convenga ad Al Qaeda, al cui interno cresce il sentimento che occorra sbarazzarsi urgentemente della tutela iraniana, per poter riprendere a crescere e sfruttare la crisi dello Stato Islamico. Così si spiega il ritardo, ma il comandante è fiducioso che presto la situazione si risolverà.

Per inviare la propria opinione a Repubblica la propria opinione, telefonare: 06/49821, oppure cliccare sulla e-mail sottostante

rubrica.lettere@repubblica.it

Condividi sui social network:



Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui

www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT