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La Repubblica Rassegna Stampa
19.11.2022 Binario 21: la testimonianza di Liliana Segre
Analisi di Zita Dazzi

Testata: La Repubblica
Data: 19 novembre 2022
Pagina: 41
Autore: Zita Dazzi
Titolo: «Liliana Segre: 'Il registro degli ebrei orrore del fascismo'»

Riprendiamo dalla REPUBBLICA, di oggi 19/11/2022, a pag. 41, con il titolo "Liliana Segre: 'Il registro degli ebrei orrore del fascismo' ", la cronaca di Zita Dazzi.

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Zita Dazzi

Per Liliana Segre ci sono i negazionisti del Covid come ce ne furono della  Shoah
Liliana Segre

Chissà se l’impiegato con la stilo blu che aveva scritto sul registro dell’anagrafe comunale il nome di Liliana Segre, avrebbe mai potuto immaginare che la bambina di otto anni, che stava inserendo nel censimento degli ebrei seguito alle leggi razziali il 17 novembre del 1938, sarebbe diventata la più instancabile ed efficace testimone italiana di quell’orrore che è stata la Shoah nel nostro Paese. Una donna che all’età di 92 anni, giovedì sera si è fermata a guardare, quasi stupita, ancora attonita, il suo nome su quei registri dalla carta ingiallita, arrivati all’interno dell’edificio che contiene il Binario 21, da dove partirono verso «destinazione ignota» circa 700 ebrei milanesi. Da Auschwitz, come si sa, tornarono solo in 44. Fra loro Liliana, ormai adolescente, una ragazzina magra con gli occhi iniettati di dolore per tutto quel che aveva visto nel campo di sterminio, dovemorì suo padre Alberto, partito con lei da Milano, dopo un mese di detenzione al carcere San Vittore.

Cos'è il Binario 21 - Il Post
Binario 21

«Io sono una delle pochissime ancora in vita che ricorda. Perciò torno spesso in questo luogo. Ogni volta è un pensiero sul passato molto coinvolgente. E per questo desidero che diventi un posto conosciutissimo,almeno dai milanesi», ha spiegato, con la voce appena incrinata dalla fatica, inaugurando al Memoriale della Shoah (piazza Safra, 1) l’esposizione dei registri di quel censimento dove il suo nome è accanto a quello del padre Alberto e dei nonni Olga e Giuseppe, anche loro trucidati ad Auschwitz. Il regime fascista, per avere una reale consistenza numerica della presenza ebraica in Italia (erano 40 mila circa, più o meno quanti sono anche oggi) il 22 agosto del 1938, dopo le disposizioni generali inviate a tutti i prefetti del Regno, chiese a ogni singolo Comune di registrare nomi, stato civile, genitori, professione e altri dettagli personali di ogni singolo ebreo residente in città. Operazione gestita dalla Direzione generale della Demografia e razza (Demorazza) e portata avanti con certosina maniacalità. A Milano non si perse tempo a dar seguito agli ordini e quel censimento servì a fare la schedatura ufficiale delle famiglie ebree milanesi, delle quali venivano anche quantificati i beni economici, in vista della requisizione di case, soldi, gioielli ed altri possedimenti, qualora ve ne fossero. Alcuni anni fa, in un sotterraneo dell’Anagrafe del Comune, sono stati ritrovati e riportati alla luce gli inquietanti fascicoli del cosiddetto “Fondo Israelita”. Un estratto di questi registri — quelli in particolare dove è iscritta la famiglia Segre — sarà visibile e visitabile nel luogo che la senatrice a vita ha contribuito a individuare come punto di partenza degli ebrei verso i campi di sterminio. Dopo aver inaugurato il Binario 21 riportato alla luce, Segre non ha mai perso occasione di reclamare attenzione per il Memoriale, fino all’invito all’influencer Chiara Ferragni, nel maggio scorso. «L’antisemitismo è ancora un pericolo, il mio timore è che la Shoah venga dimenticata».

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