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La Repubblica Rassegna Stampa
19.11.2022 Ucraina: l'inverno protegge i soldati
Analisi di Daniele Raineri

Testata: La Repubblica
Data: 19 novembre 2022
Pagina: 19
Autore: Daniele Raineri
Titolo: «La stufa senza fumo che protegge i soldati dal generale inverno»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 19/11/2022, a pag. 19, la cronaca di Daniele Raineri dal titolo "La stufa senza fumo che protegge i soldati dal generale inverno".

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Daniele Raineri

Russia's ambitions, Ukraine's resistance, and the West's response

Cade la prima neve sul fronte e un ufficiale ucraino da una trincea del Donbass spiega a Repubblica che non è affatto vero che il gelo dei prossimi mesi fermerà la guerra. «Il terreno gelato offre un ottimo sostegno ai mezzi corazzati. Del resto l’invasione è cominciata a febbraio, i russi hanno provato a prendere Kiev. È il fango semmai che rallenta un po’ la guerra, non il freddo». I russi si sono sempre vantati che il generale Inverno è dalla loro parte, il potentissimo alleato che ha prima sbaragliato Napoleone e poi Adolf Hitler, ma questa volta non sarà così. «Se la linea del fronte fosse rimasta ferma avremmo avuto il tempo di prepararci bene, di approntare dei rifugi, ma negli ultimi mesi il fronte si è spostato, le posizioni sono cambiate, ci tocca improvvisare in fretta. I russi però sono messi peggio di noi in questo. Nel Donbass hanno sfasciato tutto con l’artiglieria, in certi villaggi non c’è più nemmeno una casa intatta senza buchi nei muri e nel tetto e adesso hanno bisogno di un posto dove sopravvivere ai prossimi quattro mesi». Sui social girano i video dei mobilitati russi – i soldati arruolati a forza a partire da settembre e spediti in guerra con un finto addestramento di pochi giorni – lasciati ad arrangiarsi in mezzo ai boschi imbiancati. In certi casi attaccano teli di plastica trasparente agli alberi e li fissano con il nastro da pacchi, sarà difficile arrivare così fino al disgelo di fine marzo. Si lamentano con lo sguardo in camera: «Non abbiamo equipaggiamento invernale, non sappiamo come scaldarci». D’estate il fante si aggrappa alla terra, che accoglie, ripara e protegge dal fuoco d’artiglieria. D’inverno si aggrappa a ogni fonte di calore. Il Donbass, che è l’area dove si combatte di più, è anche la più fredda dell’Ucraina: nel 2006 una stazione meteo di Luhansk registrò meno trenta gradi centigradi, che è la temperatura più bassa degli ultimi sessantotto anni, in questi giorni si fluttua ancora felicemente attorno allo zero. Il generale russo Surovikin fa affidamento sul freddo e ordina di bombardare le centrali elettriche e le altre infrastrutture per fare pressione contro i civili ucraini nelle città, per lasciarli al freddo e al buio, ma i suoi soldati sul fronte di guerra potrebbero essere quelli che soffriranno di più. «L’inverno crea un numero enorme di problemi– continua l’ufficiale ucraino – Se resti fuori da un rifugio troppo a lungo muori assiderato. I motori si bloccano. I droni nemici possono leggere il terreno innevato come se fosse un libro, seguono tutto, le tracce dei cingoli, i segni dei passi e arrivarefino alla tua posizione. Gli alberi senza foglie non offrono più un nascondiglio. Se accendi un fuoco tradisci la tua posizione e questo vuol dire attirare il fuoco dell’artiglieria. Ma se non hai una fonte di calore, in una guerra di posizione, quanto tempo puoi resistere?». Valentyn Butkevich è un giovane padroncino d’azienda, è vestito da giocatore di basket in panchina e a luglio ha avuto un’idea che lo renderà un genio agli occhi di tutti i soldati d’Ucraina. «Ci siamo detti: adesso è estate ed è tutto facile, ma fra poco arriverà l’inverno. Sarà un incubo sulla linea del fronte. Ai nostri soldati serve una stufa speciale, una stufa da guerra nel 2022», spiega a Repubblica . Entra nel suo capannone di Kryvyi Rih, si avvicina a una tagliatrice laser, spinge dentro una lastra da quattro millimetri. «Facevamo porte d’acciaio antifuoco molto costose, avanzate dal punto di vista tecnologico. Adesso facciamo soltanto queste stufe. L’esercito ucraino mi ha detto: non importa quante ne fai, te le compriamo tutte». Ne mostra una non ancora assemblata: «Vedi questa camera di metallo qui sopra? In pratica funziona come il catalizzatore nella marmitta di una macchina, brucia il fumo.Vuol dire che questa stufa non produce fumo». Vicino a lui c’è Serhiy Bugayov, giaccone di pelle, baffi, ingegnere specializzato in termodinamica. «Con un buon tubo di qualche metro magari fissato in orizzontale da un rifugio sotterraneo anche la sua emissione di calore è molto più bassa del normale» e quindi è meno visibile ai nemici. Due operai afferrano le maniglie di acciaio sui lati, ne portano fuori una – è fatta per essere spostata in fretta se c’è bisogno – la accendono. Non esce un filo di fumo. Bugayov sprizza d’orgoglio, punta uno scanner sulla lastra superiore. «Trecento gradi, ci puoi cucinare. Con un chilo di legna va avanti un’ora», poi fa vedere uno schema grafico sullo schermo del telefono: «Vedi, qui sui lati ci aggiungiamo anche due stendini con tre sbarre: così i soldati possono asciugarsi i vestiti».

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