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La Repubblica Rassegna Stampa
17.11.2022 La responsabilità è dei russi
Cronaca di Claudio Tito

Testata: La Repubblica
Data: 17 novembre 2022
Pagina: 8
Autore: Claudio Tito
Titolo: «'Sparato da Kiev'. La Nato archivia il caso del missile caduto in Polonia»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 17/11/2022, a pag. 8, con il titolo " 'Sparato da Kiev'. La Nato archivia il caso del missile caduto in Polonia" la cronaca di Claudio Tito.

Nato due volte - Fondazione Luigi Einaudi

La Russia non ha attaccato la Nato. Il missile caduto in Polonia appartiene alla difesa ucraina. Lo scivolamento verso il rischio di una Terza guerra mondiale si ferma nel Quartier Generale dell’Alleanza occidentale. Dopo la riunione d’emergenza a Bruxelles del Consiglio Atlantico, è il segretario Generale della Nato, Jens Stoltenberg, a gettare acqua sul fuoco. Sebbene da Kiev il dito rimanga ancora puntato contro Mosca. «Gli esiti preliminari delle indagini dicono che l’incidente è stato provocato da un missile ucraino di difesa anti-aerea», ha spiegato a chiare lettere aggiungendo: «Non abbiamo indicazioni che le esplosioni siano frutto di un attacco deliberato e non abbiamo indicazioni che la Russia stia preparando un attacco alla Nato». Ma cosa allora è accaduto? Secondo le ricostruzioni effettuate da tecnici, sarebbe l’effetto di una carambola provocata dalla neutralizzazione di un razzo russo da parte della difesa missilistica ucraina. In particolare, non avrebbe funzionato il meccanismo di autodistruzione progettato per attivarsi in automatico quando un missile va fuori rotta. Insomma, ha detto il presidente polacco, Andrzej Duda, è stato «probabilmente un incidente sfortunato». Anche a Kiev, in effetti, ammettono di aver tentato di intercettare martedì pomeriggio un missile russo «vicino e nello stesso lasso di tempo» della caduta di missili in Polonia. Semmai, le versioni con il governo ucraino differiscono sulla provenienza del razzo poi caduto in territorio polacco. Zelensky non ha dubbi e insiste: «Il missile non è nostro». Eppure i resti esaminati dai tecnici di Varsavia, sostengono che si tratti di un S-300 dotato di una gittata che rende impossibile la provenienza russa. Di certo Kiev sembra non fidarsi, chiedendo il permesso di esaminare il luogo dell’incidente. Autorizzazione negata da Varsavia e anche dalla Nato. Anche durante il Consiglio Atlantico qualche alleato ha chiesto approfondimenti rispetto alla prima investigazione. Nei prossimi giorni è possibile che si svolga una ulteriore indagine. Ma è evidente come il vertice dell’Alleanza e anche la Casa Bianca abbiano immediatamente puntato a disinnescare la potenziale escalation del conflitto. E il Pentagono ha bloccato ogni sospetto: «Il missile è di Kiev». Il tutto ha provocato la reazione di Mosca, che ha definito le parole di Zelensky un tentativo di «provocare uno scontro militare direttofra la Nato e la Russia, con conseguenze per l’intero pianeta».

Cosa sta succedendo a Kherson: perché Putin la vuole a tutti i costi-  Corriere.it
Kherson

Di certo, la Nato e Washington hanno cercato di abbassare la tensione fin dalle prime notizie dell’incidente. E infatti ieri lo stesso Stoltenberg, pur facendo ricadere la responsabilità complessiva sulla Russia, ha ribadito che non istituirà una “no-fly zone”, divieto di sorvolo. Una decisione del genere aprirebbe la strada a un rischio maggiore di incidenti anche non intenzionali. «La Nato — ha ribadito — non è parte del conflitto in Ucraina». L’obiettivo resta semmai la «de-escalation». Ovviamente il caso polacco era diventato nelle ultime 36 ore il centro di scussione anche al vertice del G20 a Bali. Gli Usa e i Paesi occidentali hanno ottenuto da questo punto di vista una vittoria diplomatica sulla dichiarazione finale: «La maggior parte dei membri ha condannato con forza la guerra in Ucraina — si legge — , sottolineando che sta causando immense sofferenze umane e aggravando le fragilità esistenti nell’economia globale, limitando la crescita, aumentando l’inflazione, interrompendo le catene di approvvigionamento, aumentando l’insicurezza energetica e alimentare ed elevando i rischi per la stabilità finanziaria». Una condanna esplicita della Russia. Anche se non tutti i 20 “Grandi” l’hanno condivisa. Putin era assente. E la Cina, come prevedibile, non l’ha sottoscritta.

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