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La Repubblica Rassegna Stampa
16.11.2022 Mosca sotto accusa
Cronaca di Paolo Brera

Testata: La Repubblica
Data: 16 novembre 2022
Pagina: 2
Autore: Paolo Brera
Titolo: «Colpita la Polonia. Due morti al confine, Mosca sotto accusa»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 16/11/2022, a pag. 2, con il titolo "Colpita la Polonia. Due morti al confine, Mosca sotto accusa" l'analisi di Paolo Brera.

Ucraina: 'Missili russi sulla Polonia', due le vittime. Mosca: 'Non sono  nostri'. La Nato in allerta - Mondo - ANSA

Durante l’attacco missilistico più grave lanciato dai russi in Ucraina — novanta missili in un solo giorno — un’esplosione nel villaggio polacco di Przewodov a pochi chilometri dal confine e dunque in territorio Nato ha ucciso due persone alzando alle stelle la tensione. La Polonia ha messo l’esercito in stato d’allerta. La dinamica è incerta, ma il dipartimento di Stato Usa definisce la situazione «terribilmente preoccupante»; e il presidente Zelensky è diretto: «I missili russi hanno colpito la Polonia. Lanciare missili sul territorio Nato è un attacco russo alla sicurezza collettiva. È un’escalation molto significativa. Dobbiamo agire. Vi abbiamo avvertiti molto tempo fa ed è accaduto: il terrore non si limita ai nostri confini nazionali». Non appena si è diffusa la notizia dell’esplosione, il primo ministro polacco Morawiecki ha convocato d’urgenza il Comitato per la sicurezza nazionale e la difesa. L’aviazione ha fatto decollare i caccia, e la Difesa ha inviato ispettori.

Missili Polonia, cosa è successo? Le tre ipotesi: attacco diretto, missile  deviato o detriti contraerea ucraina

Oggi la Polonia riferirà alla Nato: la reazione della maggior parte dei partner è cauta e il presidente francese Macron dice che i Grandi ne parleranno domani al G20 di Bali. Ma se fosse provato lo sconfinamento di un missile russo sarebbe un incidente gravissimo: Varsavia non è solo un paese Nato, è anche il più grande alleato di Kiev e il più propenso a un intervento militare in difesa ucraina. A sera la dinamica era ancora molto incerta e mancavano conferme ufficiali. L’emittente polacca Radio Zet cita un esperto militare, Yaroslav Volsky, che su Twitter pubblica foto «scattate sul luogo dell’esplosione» accreditando due possibili versioni: «Un missile da crociera russo fuori controllo, o un missile della difesa aerea ucraina». Col passare delle ore questa seconda ipotesi è andata rafforzandosi: la lettura avanzata da più parti è che a cadere in Polonia siano stati i frammenti di un S-300 (in dotazione sia ai russi che agli ucraini) sparato da Kiev per intercettare un missile a lungo raggio russo. Questo, perché gli S-300 russi non sarebbero in gradi di arrivare fin lì. Per il ministero degli Esteri di Varsavia il missile è «di fabbricazione russa», ma il presidente polacco Duda ha aggiuntoche « non ci sono prove certesu chi lo abbia lanciato». La Difesa russa smentisce il coinvolgimento di Mosca: «Non ci sono stati attacchi vicino al confine polacco. I frammenti pubblicati dai media polacchi non hanno nulla a che fare con le armi russe». La Casa Bianca fa sapere che «stabilirà» cosa sia accaduto e valuterà la risposta adeguata, mentre Varsavia riceve il sostegno della comunità internazionale, in primis dai Baltici: «La Lettonia sostiene pienamente i nostri amici polacchi e condanna questo crimine », dice il ministro della Difesa lettone Pabriks proponendo di estendere il sistema antiaereo Nato «a parte del territorio ucraino». Mentre Tallinn fa sapere che «l’Estonia è pronta a difendere ogni centimetro del territorio Nato». È stata una delle giornate più difficili da quando è iniziata la guerra russa in Ucraina. E lo era già a prescindere dal coinvolgimento della Polonia, che minaccia un’escalation drammatica di cui si rischierebbe di perdere il controllo. Più di 90 missili russi hanno spento la luce e il riscaldamento ad almeno sette milioni di ucraini, in un Paese in cui già si va sotto zero. Sono stati attacchi mirati a infrastrutture energetiche critiche. È la ripresa ufficiale e drammatica della strategia del buio e del gelo, con cui Mosca ricatta il governo ucraino mettendo i civili in enorme difficoltà durante l’inverno. Era sospesa di fatto da un po’, a corredo delle speranze che la crisi stesse calando d’intensità. I missili sono piovuti nel pomeriggio in decine di regioni compresa la più occidentale, quella di Leopoli. La stessa capitale, Kiev, ne ha intercettati 4, ma i monconi hanno colpito tre edifici residenziali a Pechersky, il centro del centro, ed è morta una donna. Un altro paio di missili hanno raggiunto i loro target. Dopo l’approvazione della risoluzione Onu che ha accollato alla Russia i danni di guerra; e dopo il discorso di Zelensky, che al G20 di Bali ha dettato le sue regole per la pace giudicate «non realistiche e non adeguate » dal ministro degli Esteri russo Lavrov, il portavoce di Putin Peskov aveva annunciato che «la Russia continuerà a raggiungere i suoi obiettivi attraverso l’operazione speciale», visto che «l’Ucraina non può e non vuole negoziare». Poche ore più tardi, allarmi ed esplosioni in decine di città hanno sepolto la speranza di una tregua invernale. È una strada che Mosca lasciava intendere di volere percorrere, con la ritirata dalla sponda destra del Dnipro; ma che Kiev ritiene pericolosa: «Senza azioni appropriate per ristabilire la pace — ha detto Zelensky al G20 — significa che la Russia vuole ingannare di nuovo tutti voi, congelando la guerra quando le sue sconfitte sono evidenti. Non le permetteremo di ricostruire le forze per una nuova campagna di terrore». Zelensky aveva proposto un piano in dieci punti, «la nostra visione del cammino verso la pace». Prevede il ritiro dei russi, la compensazione dei danni di guerra, garanzie sulla sicurezza nucleare, alimentare ed energetica; il rilascio dei prigionieri e dei deportati; il ripristino dell’integrità territoriale, la prevenzione di una possibile futura escalation e la registrazione formale della fine della guerra. La risposta sono i missili, una serie ancora più dura degli 80 lanci del 10 ottobre dopo l’attacco al ponte in Crimea. E nel frattempo i russi arretrano le truppe ripiegate sulla riva sinistra: potrebbero inviarle nel Donbass, dove hanno catturato Pavlivka e premono su Bakhmut e su altri nodi del fronte.

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