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La Repubblica Rassegna Stampa
11.11.2022 Alessia Piperno liberata dall’Iran dopo 45 giorni: 'Tenuta anche bendata, è stata dura'
Cronaca di Giuliano Foschini, Romina Marceca

Testata: La Repubblica
Data: 11 novembre 2022
Pagina: 21
Autore: Giuliano Foschini, Romina Marceca
Titolo: «Alessia liberata dall’Iran dopo 45 giorni: 'Tenuta anche bendata, è stata dura'»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 11/11/2022, a pag. 21, con il titolo "Alessia liberata dall’Iran dopo 45 giorni: 'Tenuta anche bendata, è stata dura' ", l'analisi di Giuliano Foschini, Romina Marceca.


Alessia Piperno

Quarantacinque giorni di carcere, bendata, accusata di essere una spia. E una storia che «sarebbe potuta durare molto di più se qualcuno avesse sbagliato: e invece tutti sono stati bravi e siamo qui ad abbracciarla» dice chi ha seguito questa vicenda dal primo minuto. Alessia Piperno è tornata a casa. La giovane blogger romana arrestata a Teheran un mese e mezzo fa è atterrata ieri pomeriggio a Roma: da giorni filtrava grande ottimismo, ma tutto è successo nelle ultime 48 ore con due contatti telefonici tra il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il suo omologo iraniano, Ami Adullahian. E poi la telefonata della premier Giorgia Meloni ai genitori di Alessia: «È con noi, sta rientrando». La grande accelerata c’è stata negli ultimi due giorni ma il risultato è il frutto di un lavoro che è cominciato un mese e mezzo fa. E che ha avuto momenti di grande tensione. Alessia era stata arrestata con un’accusa non semplice per le leggi iraniane: era infatti indagata per aver partecipato ad alcune delle manifestazioni contro il governo e soprattutto di averle filmate. Quando infatti la polizia ha fatto irruzione nell’ostello dove la ragazza dormiva insieme con decine di altri europei, anch’essi arrestati, è stato sequestrato del materiale che aveva sui telefoni e sui computer. Si trattava del suo lavoro: Alessia è una travel blogger, era in Iran per raccontare quello che vedeva. Difficile però da spiegare ai governi di certi regimi, travolti dalle paranoie. «Temevano che stesse lì per fare riprese per conto di qualcuno» spiega a Repubblica una fonte di Intelligence. E per questo è stata portata nel carcere più duro, quello di Evin, riservato a chi è sospettato di spionaggio. È stato il momento più difficile. Alessia rischiava di affrontare un processo lunghissimo che, al di là dell’esito, sarebbe inevitabilmente durato per mesi, forse anni. E rischiava di affrontarlo in carcere. Era quello che la nostra diplomazia doveva evitare. L’ambasciatore italiano in Iran Giuseppe Perrone, e tutti i suoi funzionari; un diplomatico esperto come Luigi Vignali, direttore generale per gli italiani all’estero; i ministri Luigi di Maio prima e Antonio Tajani poi, gli uomini dell’Aise: hanno giocato ciascuno il proprio ruolo, e lo hanno fatto bene. Tranquillizzando la famiglia Piperno per evitare lo scontro pubblico con l’Iran; spiegando a Teheran che Alessia non aveva alcun ruolo politico (essendo sconosciuta alla nostra intelligence) né lavorava per qualcuno all’estero ma solo per il suo blog; offrendosi come interlocutori di Ali Khamenei su partite europee. Il primo segnale che le cose si stavano mettendo sul binario giusto è arrivato esattamente un mese fa, tra il 9 e il 10 ottobre quando la nostra ambasciata ha potuto vedere per la prima volta Alessia in carcere. Stava bene, non aveva subito alcuna violenza. La tenevano in cella in quel momento con un’altra ragazza, iraniana,che non parlava l’inglese. Poi, sarà in cella con altre cinque persone. Era spaventata anche perché, ha raccontato, spesso la tenevano bendata. «Ma mi danno da mangiare, cibo occidentale, e non mi hanno mai fatto del male ». Da quel momento è cominciata l’interlocuzione con Aise: i nostri 007 sono stati in grado di dimostrare che Alessia non fosse un’attivista e soprattutto che non lavorasse per alcun governostraniero. La famiglia Piperno ha raccolto la richiesta del silenzio e si è affidata alla Farnesina. Che ha cominciato il lavoro politico: l’Iran ha la necessità di mostrarsi all’Occidente come credibile, per arrivare al ritiro delle sanzioni. E ha chiesto l’aiuto dell’Italia. L’ambasciata nel frattempo teneva i rapporti con Alessia: ci sono stati altri due incontri in carcere nei quali hanno verificato le sue condizioni, sostanzialmente buone. Tra martedì e mercoledì l’accelerata: due telefonate a livello ministeriale, con Tajani che si è mosso personalmente. Il segnale decisivo è stata una nota, con le foto dei due ministri, mandata dall’ambasciata dell’Iran con i riferimenti «al negoziato per la revoca delle sanzioni» e le dichiarazioni di Tajani: «Iran e Italia sono gli eredi di antiche civiltà e possono avere relazioni estese e crescenti. L’Italia farà ogni sforzo per raggiungere un accordo che soddisfi gli interessi di tutte le parti». Dopo nemmeno un’ora Alessia era fuori dal carcere. Meloni ha aspettato che fosse con l’ambasciatore per chiamare i genitori. «Sta tornando. Ci vediamo a Ciampino».

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