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La Repubblica Rassegna Stampa
05.11.2022 Putin arruola i carcerati
Cronaca di Daniele Raineri

Testata: La Repubblica
Data: 05 novembre 2022
Pagina: 17
Autore: Daniele Raineri
Titolo: «Ora lo Zar arruola i carcerati: 'Andranno in prima linea'»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 05/11/2022, a pag. 17, la cronaca di Daniele Raineri dal titolo "Ora lo Zar arruola i carcerati: 'Andranno in prima linea' ".

Festival Internazionale del Giornalismo
Daniele Raineri

Russia's ambitions, Ukraine's resistance, and the West's response

Come tutti gli altri russi in età militare da ieri anche i detenuti nelle carceri potranno essere arruolati e spediti a combattere in Ucraina, perché il presidente Putin ha firmato una legge che annulla la loro esclusione dalla mobilitazione. Soltanto i condannati per determinati reati come pedofilia, terrorismo, tradimento e traffico di materiale nucleare continueranno a non essere considerati arruolabili. Si chiude in questo modo il mercato del reclutamento nelle prigioni russe, cominciato a luglio con una campagna del gruppo Wagner, una compagnia privata di mercenari molto vicina al presidente che prometteva ai volontari uno stipendio e l’amnistia in cambio di sei mesi al fronte. L’idea era poi stata seguita dal governo russo ma adesso c’è la legge ufficiale, che mette i prigionieri allo stesso livello di tutti gli altri – con la differenza che non possono scappare all’estero per evitare la guerra come hannogià fatto trecentomila russi. La legge arriva per supplire in qualche modo alla carenza di combattenti. I detenuti sono soprattutto impiegati sulla linea del fronte del Donbass – che da Luhansk scende giù per centinaia di chilometri fino a Vulhedar nel Donetsk – dove le truppe di Putin tentano tutti i giorni di applicare una pressione forte e contraria all’avanzata ucraina che arriva da ovest, nella speranza di essere loro e non i soldati di Kiev a guadagnare qualche chilometro. Ogni giorno la manovra è la stessa: i russi escono dalle loro linee fortificate, spingono anche soltanto alcune centinaia di metri e tentano di aprire una breccia nel fronte ucraino. Ogni giorno l’esito è uguale, le sortite finiscono sotto al fuoco e sono ridotte a zero prima che possano raggiungere i nemici. I dati di questi giorni sono paradossali: le posizioni sulla cartina non si spostano ma c’è un eccidio di soldati russi. Sabato sono morti quasi in mille, martedì e anche mercoledì in ottocento: sono dati del bollettino della Difesa ucraina ma se anche non li volessimo ritenere credibili e li dividessimo per due indicherebbero comunque perdite alte e non sostenibili. A Bakhmut le perdite del gruppo Wagner sono enormi. Le prime vittime di questa coazione a ripetere del comando russo sono i detenuti, che secondo alcune intercettazioni telefoniche di soldati sono piazzati in prima linea, quella più pericolosa. Dietro di loro ci sono i mobik – è il nomignolo dei soldati arruolati a forza con la mobilitazione – e dietro ancora ci sono i soldati professionisti dell’esercito, che hanno un contratto. L’ordine per le linee dietro è di sparare a quelli davanti se abbandonano le posizioni, nello spirito del vecchio detto militare russo che diceva “devi essere molto coraggioso per fare il codardo al fronte”. I media indipendenti russi come Gulagu e Insider pubblicano le testimonianze verificate delle reclute prese nelle carceri, che descrivono i metodi brutali dei comandanti di Wagner per mantenere la disciplina. Sono racconti pieni d’orrore, che danno l’idea di un esercito degradato e bloccato in una campagna superiore alle sue forze. Dita tagliate a chi usa il telefono – una violazione pericolosa, perché le chiamate e le immagini sono intercettate dall’intelligence ucraina – o discute gli ordini dei superiori, torture e fucilazioni per chi tenta la fuga. I casi sono decine e le reclute spiegano che nel documento di tre pagine che firmano al momento dell’arruolamento c’è il consenso obbligatorio alla cremazione: «Così possono nascondere i segni delle torture». Del resto nel 2017 alcuni soldati del gruppo Wagner si filmarono in Siria mentre colpivano con un martello, decapitavano e bruciavano il corpo di un soldato locale accusato di essere un disertore. Le reclute riferiscono che oggi nel Donbass viene mostrato loro il video di un compagno scuoiato perché ha provato a uccidere un ufficiale, come ammonimento a non fare la stessa cosa. Da circa un mese circolano voci su alcune uccisioni di ufficiali. Non è un fenomeno nuovo, in Vietnam era chiamato “fragging” perché le morti erano mascherate da incidenti con le granate a frammentazione.

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