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La Repubblica Rassegna Stampa
01.11.2022 Russia: negoziare è pericoloso
Intervista a Vadym Skibitsky

Testata: La Repubblica
Data: 01 novembre 2022
Pagina: 15
Autore: la redazione di Repubblica
Titolo: «Skibitsky: 'Al 30 per cento la Russia userà l’atomica. Negoziare è pericoloso'»
Riprendiamo da REPUBBLICA di oggi, 01/11/2022, a pag.15 l'intervista "Skibitsky: 'Al 30 per cento la Russia userà l’atomica. Negoziare è pericoloso' ".

The Russian Armed Forces will conduct exercises in occupied Crimea and near  the border with Ukraine
Vadym Skibitsky

«Se proprio devo metterla in percentuali, dico che c’è un 30 per cento di possibilità che la Russia usi una bomba nucleare tattica o un’altra arma non convenzionale contro di noi. Al momento, però, non abbiamo segnali che stiano preparando l’attacco». Il generale ucraino Vadym Skibitsky è uno di quelli che sa. Non foss’altro per il ruolo che ricopre — vice capo del servizio di intelligence militare (Gur) e braccio destro di Kyrylo Budanov — e che gli consente di essere informato su ciò che accade sul campo, su ciò che non si vede e su ciò che si muove dall’altro lato del fronte. Intervistato da Repubblica ,Skibitsky parte dal rischio nucleare. Il Cremlino in realtà accusa voi di voler colpire con una bomba sporca radioattiva. «È una campagna di informazione preparata ad alto livello, molto preoccupante. Mi ricorda la posizione della Russia riguardo all’uso delle armi chimiche in Siria e in Libia, e sappiamo come è andata. Per questo invitiamo i rappresentantidell’Aiea a ispezionare tutte le nostre strutture, compresa Chernobyl, dove in epoca sovietica veniva prodotto plutonio per uso militare».

Qual è l’obiettivo della campagna? «Fare pressioni sulla comunità internazionale per costringerci al negoziato. È il loro vecchio modo di approcciarsi: quando non sanno più che fare tirano fuori la questione delle armi nucleari e chimiche».

Negoziare è ancora un’opzione? «Negoziare con la Russia è una minaccia per noi. Dopo gli accordi di Minsk cosa è successo? Un breve periodo di pace e poi l’aggressione su vasta scala. Se lasciamo il Donbass, la Crimea, Kherson e Zaporizhzhia, queste regioni diventeranno le teste di ponte per un’ulteriore escalation, che punterà a Kiev e Odessa».

C’è la possibilità che Putin possa essere spodestato dai suoi? «Sappiamo che in Russia qualcosa di simile si sta preparando, ma serve tempo. Non sto parlando della gente comune, ma della sua cerchiaristretta che, per colpa di Putin, perde potere economico e politico».

Intanto stanno distruggendo la vostra infrastruttura energetica giorno dopo giorno, usando ordigni di fabbricazione iraniana. «Questa non è una normale guerra convenzionale, è un genocidio della popolazione ucraina. E la Russia è uno Stato terrorista. I droni iraniani sono un problema che stiamo affrontando: ne abbattiamo 7 su 10».

Avete prove che siano stati venduti da Teheran? «Abbiamo catturato due esemplari intatti di Mujahed e Shahid, modelli costruiti in Iran. Sui circuiti interni hanno messo scritte in inglese piene di errori di ortografia, e abbiamo anche trovato adesivi con iscrizioni in farsi. Hanno stipulato contratti di acquisto per 1.750 droni, ne hanno già utilizzati contro di noi più di 350».

Chi li guida? «Ci sono 10-20 istruttori iraniani in Crimea, dove hanno centri di lancio e controllo. L’addestramento lo fanno nel campo di tiro di Ashuluk, nella regione russa di Astrakhan».

L’Iran è l’unico Paese ad aiutare la Russia? «Si sono rivolti anche alla Cina e alla Corea del Nord, forse al Kirghizistan, per forniture di armi, in particolare i proiettili per gli MLRS — Smerch e Uragan. Ci sono Paesi, come Kazakhstan e Uzbekistan, che aiutano la Russia ad aggirare le sanzioni, vendendole componenti civili americani e giapponesi necessarie per costruire i missili. La verità è che Mosca non ha le armi supermoderne che mostra nelle parate militari, è solo una messinscena. Non sono in grado di produrle, per questo si rivolgono all’estero».

A Kherson i russi stanno evacuando i civili. Perché? «Primo, perché è più facile condurre le operazioni di combattimento. Secondo, per tagliare le informazioni che riceviamo dai partigiani. Terzo, perché seguono un principio dell’Unione Sovietica: la deportazione della popolazione. Gli ucraini saranno espulsi e verranno introdotti i buriati, così che questa regione non diventi solo filo-russa ma del tutto russa. Hanno fatto la stessa cosa in Crimea, con i tatari».

Quanti soldati russi stanno difendendo Kherson? «Tra i 30 e i 50 mila. Non si stanno affatto ritirando, come qualcuno pensa. Ci vorrà del tempo per riconquistare Kherson». Sul fronte Est i mercenari al soldo di Putin hanno costruito una fortificazione.

Quant’è efficace? « La linea Wagner è per loro una buona pubblicità, sia qui che in Siria e Libia. Possono costruire anche la linea Maginot, ma se non hanno personale motivato, è niente: la brigata Wagner sta combattendo da due mesi e mezzo a Bakhmut senza aver fatto veri progressi».

L’attacco al ponte in Crimea è opera vostra? «No. Però ritengo che sia stato organizzato da professionisti. In futuro sapremo chi sono».

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