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La Repubblica Rassegna Stampa
23.10.2022 Cina: il potere di Xi e la minaccia su Taiwan
Due servizi di Gianluca Modolo

Testata: La Repubblica
Data: 23 ottobre 2022
Pagina: 18
Autore: Gianluca Modolo
Titolo: «Xi Jinping si blinda al potere. Il mistero di Hu, messo alla porta - Sovranità su Taiwan. Il nuovo dogma nella Carta del partito»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 23/10/2022, a pag. 18, con il titolo "Xi Jinping si blinda al potere. Il mistero di Hu, messo alla porta" la cronaca di Gianluca Modolo; a pag. 19, la sua cronaca dal titolo "Sovranità su Taiwan. Il nuovo dogma nella Carta del partito".

Ecco gli articoli:

Taiwan-Cina: in caso d'invasione Pechino avrebbe una superiorità militare  schiacciante

"Xi Jinping si blinda al potere. Il mistero di Hu, messo alla porta"

È il Partito di Xi. Ancora di più. Voleva vincere, sta stravincendo. Nessuno aveva dubbi sul suo terzo mandato, ma la prova di forza del suo strettissimo controllo sul Pcc è arrivata ieri con la lista dei 205 membri del nuovo Comitato centrale, l’organo che dovrà decidere i 25 del Politburo e la ristretta cerchia del Comitato permanente, con il segretario generale al vertice — la vera guida della Cina. E se la composizione di quest’ultimo verrà svelata soltanto oggi con la passerella in ordine di importanza sul tappeto rosso, l’antipasto andato in scena nella Grande Sala del Popolo a Pechino per la chiusura del Congresso dà un’indicazione chiarissima: un rimpasto molto più ampio (65% di ricambi) di quanto si era ipotizzato, fatte fuori le figure di “compromesso”, segnale che Xi metterà nei posti chiave soltanto fedelissimi esecutori delle sue politiche e difensori del suo potere. Estromettendo alti dirigenti che si erano espressi a favore di agende più orientate al mercato e sostenitori di una posizione meno conflittuale con l’Occidente. Fine della leadership collegiale del passato, se ancora a qualcuno rimaneva qualche speranza. Una prova di forza che si è tinta di mistero e di speculazioni con l’inusuale allontanamento dall’aula — a favore di telecamere straniere, appena entrate in sala — del suo predecessore, Hu Jintao, portato fuori di peso. Intenzionale — simbolo della rimozione di una vecchia era più aperta e segnale che la musica è cambiata — o per motivi di salute dell’anziano leader poco cambia: umiliante per la vecchia guardia dei dirigenti comunisti. Xi ha fatto il pieno. Nella lista del nuovo Comitato centrale non figurano (e dunque non hanno possibilità di ottenere posizioni al vertice) né Li Keqiang — numero 2 della gerarchia — né Wang Yang, che moltiipotizzavano potesse diventare proprio il nuovo primo ministro al posto di Li, figura di “bilanciamento”. Tutti e due avevano in teoria l’età (meno di 68 anni) per rimanere dentro al massimo organo del Partito. È la prima volta che succede una cosa del genere in 30 anni. Fuori (come previsto) anche Han Zheng e Li Zhanshu, loro sì, invece, per limiti di età. Una regola applicata da Xi come gli pare. Della lista non fanno parte nemmeno lo zar dell’economia, Liu He, l’uomo che aveva guidato le trattative con gli Usa sulla guerra commerciale e sostenitore delle riforme economiche in patria. Mandandoli in pensione, si apre la via per Xi per promuovere i suoi “yes men”. Tra questi, il capo del Partito di Shanghai Li Qiang che, nonostante la gestione disastrosa del lockdown, è in lizza per diventare addirittura premier, e Ding Xuexiang, capo dello staff di Xi, che potrebbe diventare vicepremier. Gli unici due membri dell’attuale Comitato permanente che dovrebbero rimanere sono l’ideologo del Partito Wang Huning e lo zar anti-corruzione Zhao Leji, il quale però dovrebbe lasciare il compito di continuare — e intensificare — le purghe presidenziali a Li Xi, amico di famiglia del presidente. Interessanti segnali anche per la politica estera. Dalla lista manca il nome di Yang Jiechi, il super capo della diplomazia: la “tigre”, “l’americano”, l’uomo che parla con gli Usa e che ha cercato di riportare in carreggiata le relazioni tra le due potenze. Il suo posto potrebbe prenderlo l’attuale ministro degli Esteri, Wang Yi, profilo molto più da “lupo guerriero”. Rimane dentro la lista invece il generale 72enne Zhang Youxia, oggi vice presidente della Commissione militare. Il vero colpo di scena nella solitamente ordinata e tediosa cerimonia si è consumato però subito dopo l’ingresso in sala dei pochi giornalisti ammessi. Seduto alla sinistra di Xi, Hu Jintao viene avvicinato da un commesso che prova a sollevarlo di peso. Il 79enne ex leader, disorientato e contrariato, cerca di aggrapparsi ai fogli sul banco davanti a Xi. Viene portato fuori dalla sala da due persone. Prima di andarsene scambia indecifrabili parole con il presidente che annuisce col capo e accenna un mezzo sorriso. Mentre se ne va dà una pacca sulla spalla al premier Li, suo protetto. Gli osservatori si dividono: chi parla di motivi di salute, chi di messaggi chiari da parte del leader. Restano molte domande alle quali forse il Partito non darà risposta: perché, se il suo stato di salute è la causa, fare una cosa del genere in mondovisione? Solamente a tarda sera, dopo un lungo silenzio, un tweet dell’agenzia ufficiale Xinhuaspiegava che l’ex presidente ha abbandonato i lavori del Congresso «perché non si sentiva bene. Il suo staff lo ha accompagnato in una stanza accanto per riposarsi. E ora sta molto meglio». Sulla Rete cinese, censurata, nessuna parola. Lì Hu è già diventato un fantasma.

"Sovranità su Taiwan. Il nuovo dogma nella Carta del partito"

«Siamo pienamente fiduciosi e capaci di creare nuovi e ancora più grandi miracoli nel nuovo viaggio della nuova era, miracoli che stupiranno il mondo», dice Xi Jinping in chiusura di Congresso. Il segretario generale si sente più forte che mai, tanto che nelle annunciate modifiche alla Costituzione del Partito è stato ribadito il suo «ruolo centrale», come «nucleo» nel Pcc. Quello che nella Carta entra per la prima volta è, invece, un nuovo linguaggio su Taiwan. Il documento si impegna ora a «opporsi con determinazione e scoraggiare i separatisti che cercano di ottenere l’indipendenza di Taiwan». Linguaggio che secondo alcuni analisti potrebbe presto aprire la strada a una nuova legge per la riunificazione. Taipei subito risponde: «Chiediamo alla nuova leadership del governo comunista cinese di abbandonare la vecchia mentalità aggressiva e conflittuale e di risolvere le controversie con mezzi pacifici, giusti e realistici». La questione dell’isola è motivo di tensione, soprattutto negli ultimi mesi, con gli Usa, tanto che il Segretario di Stato Blinkenqualche giorno fa ha parlato di una volontà da parte di Pechino «di perseguire la riunificazione in tempi molto più rapidi». Tra le altre revisioni apportate alla Carta del Pcc, c’è l’impegno a rafforzare la lealtà politica nelle forze armate, il rafforzamento dell’esercito attraverso le riforme ed elevarlo a standard «di livello mondiale». Inoltre si parla di portare avanti «il nostro spirito combattivo e sviluppare la nostra capacità di lotta»; di «promuovere la modernizzazione con caratteristiche cinesi», di raggiungere la graduale realizzazione della prosperità comune, lo slogan di Xi per ridurre il divario diricchezza. Anche se la formula “Pensiero di Xi Jinping sul socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era” non è stato accorciato in “Pensiero di Xi” - che lo avrebbe messo ancora di più alla pari con Mao Zedong - è stato ribadito il ruolo dominante del leader attra verso due “istituti”, che definiscono Xi come il leader «centrale» del Partito e consolidano le sue idee come principi guida del futuro sviluppo della Cina; e due “salvaguardie”, che assicurano lo status di “nucleo” di Xi all’interno del Partito e l’autorità centralizzata del Partito sulla Cina.

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