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La Repubblica Rassegna Stampa
16.10.2022 Magdalena Andersson: 'In Italia deriva pericolosa'
Intervista di Tonia Mastrobuoni

Testata: La Repubblica
Data: 16 ottobre 2022
Pagina: 7
Autore: Tonia Mastrobuoni
Titolo: «Andersson: 'In Italia deriva pericolosa si rischia di spaccare l’unità europea'»

Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 16/10/2022, a pag. 7, con il titolo "Andersson: 'In Italia deriva pericolosa si rischia di spaccare l’unità europea' ", l'intervista di Tonia Mastrobuoni.

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Tonia Mastrobuoni

Magdalena Andersson | Biography, Husband, & Resigns | Britannica
Magdalena Andersson

Uno dei più appassionati discorsi sul palco del Congresso dei socialisti europei sulla necessità di tenere unita l’Ue sulla guerra d’aggressione russa in Ucraina è stato quello della premier svedese uscente, Magdalena Andersson. E nelle stesse ore in cui la nuova maggioranza di centrodestra in Svezia annuncia l’accordo sul nuovo governo con l’appoggio esterno dei Democratici svedesi — l’ex formazione neonazista salita al 20% alle elezioni di settembre — la leader socialdemocratica si è concessa aRepubblica per un’intervista.

Andersson, in Italia il nuovo presidente della Camera, Lorenzo Fontana, è un omofobo dichiarato e un fan di Putin. Quello del Senato, Ignazio La Russa, custodisce orgogliosamente busti di Mussoliniin casa. Che ne pensa? «Penso sia una deriva spaventosa. Per l’Italia e per l’Unione europea. L’Italia è un Paese grande, importante. E abbiamo bisogno di un’Unione che funzioni bene per convergere su questioni cruciali. Sulla guerra in Ucraina, ma anche sulla transizione energetica, molto importante per la lotta ai cambiamenti climatici, e sulla sicurezza degli approvvigionamenti. E, naturalmente, sulla politica economica. Certo, per l’Italia e la Svezia è anche un momento difficile per chi assumerà una responsabilità di governo. Ma credo che l’Europa osserverà con attenzione le posizioni che saranno assunte da Italia e Svezia sulla Russia e sulla politica economica».

Sulla Russia ritiene che la Svezia e l’Italia possano diventare un problema? «Spero vivamente di no. E mi aspetto che non cambino politica».

Le ultime elezioni svedesi e quelle italiane sono state entrambe caratterizzate da un’ascesa forte dell’estrema destra. «Sì, sia in Svezia che in Italia assistiamo all’ascesa dell’estrema destra. È preoccupante. In Svezia i Democratici sono stati fondati da neonazisti. E hanno un leader che non sa scegliere chi sia da preferire tra Biden e Putin. Uno dei principali esponenti del partito sostiene che gli svedesi di origine ebraica non possono essere veri svedesi. E il futuro presidente della commissione Giustizia del parlamento è un ex insegnante sospeso perché troppo anti-musulmano. Non può più insegnare, ma può guidare una commissione parlamentare. La situazione è grave»

La Svezia è un modello di socialdemocrazia nel mondo. Come si spiega che la retorica nazionalistica e il populismo siano tornati così preponderanti? «Ci sono diverse spiegazioni. E dobbiamo fare un’analisi impietosa — è anche uno dei motivi per cui voglio avere dei contatti più stretti con l’Italia. I Democratici svedesi sono anzitutto un partito ben organizzato. Hanno fatto una campagna elettorale efficace. Hanno molti militanti e sono molto più forti di noi sui social. È poi pesa il fatto che i partiti di destra e i media in Svezia si siano spesi negli ultimi quattro anni a normalizzare questo partito. Sono stati loro a sdoganarli agli occhi degli svedesi».

Cosa intende per“normalizzare”? «Hanno sempre detto che non sono diversi dagli altri partiti, che sono vittime di bullismo, li hanno legittimati, li hanno sdrammatizzati. Hanno dato loro ragione sui migranti. E con i migranti la Svezia si è presa un’enorme responsabilità accogliendone più di chiunque altro dal 2015. Non è stato facile. Inoltre molti elettori non hanno fiducia nel fatto che la politica possa trovare soluzioni ai loro problemi quotidiani, alle loro ansie sul futuro. Quindi dobbiamo essere più bravi a spiegare come le nostre politiche possano creare un futuro migliore per tutti».

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