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La Repubblica Rassegna Stampa
12.10.2022 Zelensky: 'Con Putin non tratto'
Cronaca di Fabio Tonacci

Testata: La Repubblica
Data: 12 ottobre 2022
Pagina: 14
Autore: Fabio Tonacci
Titolo: «Le paure di Zelensky: l’atomica e il rischio di essere lasciato solo dall’Occidente»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 12/10/2022, a pag. 14, con il titolo "Le paure di Zelensky: l’atomica e il rischio di essere lasciato solo dall’Occidente" la cronaca di Fabio Tonacci.


Fabio Tonacci

Le purghe di Zelensky scuotono Kiev: cacciati giudici e capi dei servizi -  la Repubblica
Volodymyr Zelensky

O lui, o Putin. Ogni discorso di Volodymyr Zelensky sulla guerra, ogni mossa strategica, germina da questa granitica dicotomia, condivisa da tutti gli uomini del presidente ucraino. Non c’è soluzione alternativa alla vittoria o alla sconfitta, non c’è negoziato possibile. «Non si può dialogare con l’attuale capo del Cremlino, non ha futuro», ribadisceancora ieri durante la riunione di emergenza del G7, appena da Mosca fanno sapere di essere disponibili a un incontro Putin-Biden. È, attualmente, il suo timore più grande: essere scavalcato o abbandonato dall’Occidente, quindi ritrovarsi nelle condizione di non poter controllare più il destino della sua nazione. «Se cercate nel suo inner circle falchi e colombe, sbagliate approccio », avverte il giornalista Sergii Rudenko, uno che Zelensky lo conosce bene avendone scritto una fortunata biografia. «Mettiamola così: tutti gli ucraini oggi sono falchi, perché ci stanno uccidendo. Non abbiamo altra scelta che combattere. Bene fa il presidente a non accettare neanche l’idea di una trattativa, l’Ucraina è con lui». È vero. Il consenso di Zelensky nel Paese è altissimo, pubblicamente nessuno critica le sue scelte. Che lui, dall’inizio del conflitto, prende confrontandosi con le cinque persone a lui più fedeli: Reznikov, il ministro della Difesa; Yermak, il capo dell’Ufficio del presidente; Zaluzhny, il comandante in capo delle forze armate; Kuleba, il ministro degli Esteri; Budanov, il capo dell’intelligence militare. Persino lo storico nemico politico, Petro Poroshenko, sconfitto alle presidenziali del 2019, è un’entusiasta sostenitore della linea più dura, quella del «ci riprenderemo anche la Crimea, costi quel che costi». Nelle stanze di Palazzo Mariinskij, a Kiev, il discorso finisce spesso sulla minaccia russa di utilizzare l’arma nucleare tattica. «Non faccio dichiarazioni sull’atomica», ha detto Zelensky nell’ultima intervista rilasciata alla Bbc. «Se affermo che Putin non è in grado di usarla, lo provoco. Se prevedo che la userà, creo il panico a livello internazionale e in Ucraina ». Da quanto si riesce a carpire parlando con fonti a lui vicine, però, l’impressione è che il presidente dia ormai per certo di vedere il fungoatomico sul suolo ucraino. Che non sia una questione di se, ma di quando. La Crimea è la linea rossa da cui Putin non vorrà retrocedere: se la controffensiva riuscirà ad arrivare sin lì, il governo ucraino si aspetta la reazione più grave ed è convinto di reggerla e procedere con la riconquista del proprio territorio. «Sopporteremo anche questo, stoicamente», sostiene Rudenko, il biografo delpresidente. «Abbiamo già passato tutti gli stati di paura». Zelensky ha ripreso a parlare con insistenza della Crimea, annessa dalla Russia nel 2014 ma parte dei confini ucraini riconosciuti internazionalmente sin dall’indipendenza del 1991, quando sul terreno le sue forze armate hanno cominciato a spingere con successo verso Est e verso Sud. È diventata il chiodo fisso dopo i referendum farsa nelle quattro regioni di Kherson, Zaporizhzhia, Donetsk e Lugansk. Nell’intervista allaBbc,però, ha fatto un ragionamento articolato, distinguendo due fasi. «Nella prima — ha detto — l’obiettivo è quello di ritornare allo status quo del 24 febbraio. È importante liberare le nostre genti che soffrono nelle terre occupate. Il piano principale, comunque, è riprenderci i confini del 1991, quindi il Donbass e la Crimea: è giusto così». Tra la prima e la seconda fase, secondo alcuni analisti, potrebbe aprirsi lo spiraglio di una tregua che, per adesso, non si intravede. Ciò che Zelensky chiede è che l’Occidente, inteso come Stati Uniti ed Europa, continui a sostenerlo. Sempre di più. «Se avremo abbastanza armi, vinceremo. Quelle ricevute finora ci hanno consentito di recuperare terreno, ce ne servono altre e anche nuovi sistemi per creare uno scudo antiaereo». La sua “formula per la pace”, come l’ha definita al G7, prevede che la Russia venga «completamente isolata e punita, sia politicamente sia con le sanzioni». Solo così il Cremlino, secondo lui, sarà costretto a negoziare. «Non con Putin, però, con un altro presidente. O in un’altra configurazione che ci possa garantire». Sempre che Zelensky non venga scavalcato. «Il timore che l’Occidente smetta di sostenerlo o che Biden si possa accordare con Putin è presente in lui», spiega Gennady Maksak, direttore del think tank Prizm basato a Kiev e a Bruxelles. «Sa che a Washington ci sono falchi e colombe, come il consigliere per la sicurezza Jake Sullivan. Tuttavia, credo che sia più focalizzato su alcuni Paesi dell’Ue, come l’Ungheria e Cipro, che possono rompere il sostegno unanime». Come finirà la guerra?, è stato chiesto di recente a Zelensky. «Con la nostra vittoria. Cosa potrà succederà dopo a Putin non mi interessa per niente». O lui, o Putin.

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