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La Repubblica Rassegna Stampa
11.10.2022 Meloni contro Putin, ma Salvini e Berlusconi stanno zitti
Cronaca di Giuliano Foschini

Testata: La Repubblica
Data: 11 ottobre 2022
Pagina: 8
Autore: Giuliano Foschini
Titolo: «Meloni contro Putin: 'Difendiamo la libertà'. Ma Salvini resta zitto»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 11/10/2022, a pag. 8, con il titolo "Meloni contro Putin: 'Difendiamo la libertà'. Ma Salvini resta zitto", l'analisi di Giuliano Foschini.

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Giuliano Foschini 

Governo, vertice Meloni-Salvini-Berlusconi: importanti passi avanti -  Adnkronos.com
Matteo Salvini, Silvio Berlusconi, Giorgia Meloni


Un’annotazione: nel giorno in cui la Russia ha tirato 83 missili sull’Ucraina, colpendo obiettivi civili, compreso un parco giochi, l’aspirante ministro degli Interni, leader di un partito della maggioranza, Matteo Salvini, ha parlato di ztl. E della difficoltà dei carabinieri di parcheggiare nelle zone a traffico limitato di Milano. Basterebbe questo per spiegare che le settimane che verranno, rispetto alle posizioni da prendere sul conflitto ucraino, saranno difficilissime per il centrodestra di governo (e per l’opposizione). Anche perché non si tratterà soltanto di parole, come il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricordato ieri a tutti: «Questa è una guerra sciagurata» ha detto il capo dello Stato, «che la Federazione Russa ha scatenato arrogandosi un inaccettabile diritto di aggressione. Una guerra che lascia ogni giorno una scia di morte, di distruzione, di odio, che inquina anche ogni campo delle attività civili. La pace è urgente e necessaria. La via per costruirla passa da un ristabilimento della verità, del diritto, della libertà del popolo ucraino». Mattarella chiede quindi «una via per la pace» che passi dalla verità e della libertà degli ucraini. Il nuovo governo e Parlamento dovranno decidere che strada prendere. E dovranno farlo immediatamente. Appena aperte le Camere, infatti, è possibile che sarà necessario cominciare a discutere di un nuovo invio di armi a Kiev, facendo seguito a quanto deciso nell’aprile scorso dai ministri della Difesa dei 50 paesi a Ramstein. Ma la data che preoccupa, politicamente, di più l’Italia è un’altra: il 31 dicembre. Quel giorno, se malauguratamente la guerra in Ucraina non dovesse essere ancora finita, il Parlamento italiano dovrà decidere se confermare l’invio delle armi. Oppure no. Al momento infatti la scelta è coperta dalla risoluzione votata ilprimo marzo scorso dalle Camere che autorizza fino alla fine del 2022 il Governo, dopo un tavolo tra i ministri degli Esteri, Difesa ed Economia. L’unico passaggio necessario è un’informativa al Copasir che deve valutare che non si tratti di strumenti bellici «atti ad offendere» ma che servano soltanto come strumento di difesa. Fino a questo momento nel Comitato, però, nonostante le dichiarazioni pubbliche (vale per i 5 stelle di Conte ma anche per la Lega e, in parte, per Forza Italia) mai nessuno ha posto problemi. Non è successo nemmeno giovedì scorsoquando si è presentato davanti al Comitato il ministro della Difesa Lorenzo Guerini per spiegare «i contenuti del quinto decreto che autorizzerà la cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari», per utilizzare la parole del presidente del Copasir, Adolfo Urso. La discussione in Parlamento sarà chiaramente diversa. Perché se le parole di Giorgia Meloni sono state chiarissime: «Ognuno di questi missili – ha detto ieri la leader di Fratelli d’Italia – isola ulteriormente la Russia e rafforza la nostra convinzione di difendere chi si batte per la propria libertà». Se la posizione di Forza Italia, nonostante le ambiguità dei giorni scorsi di Silvio Berlusconi, è stata netta con Antonio Tajani: «Non c’è spazio per l’incertezza. L’Ucraina ha bisogno di tutto il nostro supporto. Con il nuovo Parlamento lavoreremo per rafforzare il sostegno alla causa ucraina». Ecco, se il centrodestra ieri ha avuto parole di vicinanza a Zelensky, è risuonato fortissimo il silenzio di Matteo Salvini. Emblematico come le parole del ministro delle Politiche agricole, il 5 stelle Stefano Patuanelli, che ha chiarito la linea dei contiani: «C’è stata una prima fase in cui era necessario il diritto all’autodifesa del popolo ucraino. Oggi continuare con questo approccio allontana la trattativa di pace che deve essere l’unico obiettivo».

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