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La Repubblica Rassegna Stampa
07.10.2022 Putin sotto assedio
Analisi di Rosalba Castelletti

Testata: La Repubblica
Data: 07 ottobre 2022
Pagina: 16
Autore: Rosalba Castelletti
Titolo: «I 70 anni di Putin leader sotto assedio. 'Mai così debole tra popolo ed élite'»

Riprendiamo da REPUBBLICA di oggi, 07/10/2022, a pag.16, l'analisi di Rosalba Castelletti dal titolo "I 70 anni di Putin leader sotto assedio. 'Mai così debole tra popolo ed élite' ".

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Rosalba Castelletti

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Per festeggiare i 70 anni del presidente russo, Aleksej Sergienko ha presentato una versione del dipinto Putin con cucciolo su una tela due volte più grande «in rapporto alla crescita della scala della personalità del leader, nonché del territorio del Paese sotto il suo governo». In realtà, a parlare con fonti russe ed esperti di quella specialità quasi divinatoria che si chiama cremlinologia, la sensazione è che la statura del leader del Cremlino si sia rimpicciolita, accerchiato com’è in Ucraina sul campo, isolato in Occidente dalle sanzioni e assediato in patria dalle aperte invettive dei falchi e dal sotterraneo malcontento popolare. Un tempo Vladimir Putin avrebbe festeggiato il suo compleanno con una battuta di caccia o di pesca nella taiga siberiana per mostrarsi ancora una volta in una posa plastica da macho pur mentre l’età avanza. Non oggi. Non avrà indossato una divisa color kaki come l’omologo ucraino Zelensky, ma sa anch’egli che quella che si combatte in Ucraina non è soltanto un’operazione militare speciale come va chiamandola. Passerà questa giornata «al lavoro». Incontrerà i leader della Csi a San Pietroburgo, sua città natale. E, a rovinargli ulteriormente la festa, stando ai pronostici, il Comitato del Nobel per la pace potrebbe premiare proprio Zelensky o l’oppositore in carcere che non nomina mai Navalny. Non se ne curerebbe. Un simile schiaffo non farebbe che rafforzare il mito della “fortezza assediata”. Nato nell’allora Leningrado, Putin è cresciuto in una modesta kommunalka dove il suo passatempo era la caccia ai topi. Un giorno ne inseguì uno fino a costringerlo in un angolo, ma il ratto lo sorprese. «Si mise a inseguirmi. Fu una lezione rapida e duratura sul significato della parola “messo nell’angolo”», scrisse nel 2000 nella sua autobiografia. L’altra lezione gliela diede la strada: «Se la rissa è inevitabile, colpisci per primo». È quello che ha fatto reprimendo l’opposizione, imbavagliando tv e stampa e trasformando parlamentari e giudici in suoi burattini. Ed è quello che ha fatto anche in Ucraina. Non a caso continua a insistere che l’offensiva fosse «inevitabile » perché Nato e Kiev si preparavano a invadere. E, ora che è nell’angolo, c’è chi teme che possa reagire come quel ratto al numero 12 di ulitsa Baskova. «Nessuno dubita che Putin si identifichi col ratto. È un ratto con a disposizione un bottone nucleare e uno stato di polizia. Se questa è la fine del suo regno, gli eventi che possono accompagnarne la caduta sono agghiaccianti da contemplare», ha commentato Masha Gessen, autrice della biografiaL’uomo senza volto .«Finora, ogni volta che si è sentito minacciato, Putin ha scelto l’escalation. Se perdesse in Ucraina, perderebbe il potere e per lui vorrebbe dire il carcere. Se non gli restasse altra via d’uscita, potrebbe usare l’arma nucleare», ci ha detto ilsuo exspeechwriter Abbas Galljamov. Le élite, rivela la politologa Tatjana Stanovaja, hanno iniziato a contemplare scenari apocalittici. All’inizio avevano continuato a dimostrarsi leali, pur non condividendo il desiderio di Putin di rifondare ilRusskij Mir ,mondo russo, diviso dal crollo dell’Urss. Ma nelle ultime settimane«questa fragile fede» è stata messa alla prova. Anche il consenso popolare inizia a vacillare. «Putin — ci ha detto Galljamov — ha rotto il patto sociale con la popolazione: lasciava a lui la politica in cambio di una vita confortevole e della sensazione di appartenere a una grande potenza. Ma ha fallito su entrambi i punti». Intanto, ci conferma l’ex consigliere Serghej Markov, è iniziata una battaglia «tra vecchi e giovani generali» che potrebbe presto portare a qualche «siluramento». Anche se Markov contesta la vulgata di un Putin «in una realtà parallela». «Chi conosce il sistema di potere russo sa che la nomenklatura va avanti non grazie a rapporti pettinati, ma a rapporti sui pericoli. Non abbellisce la situazione, ma la drammatizza». Resta comunque la questione se le élite russe saranno disposte a restare con Putin fino alla fine. Tra i corridoi del potere, dice Stanovaja, si inizia a sperare nella “luce in fondo al tunnel”: la fine del conflitto. Ma soprattutto si inizia a parlare del “post”. L’oscuro ex agente del Kgb diventato per la prima volta presidente nel 1999 finirà il suo quarto mandato tra due anni, ma grazie alla riforma costituzionale del 2020 potrà restare al potere fino al 2036. Ma persino i fedelissimi avrebbero iniziato a vagliare possibili successori. «Non è che vogliano rovesciarlo o stiano complottando — ha riferito una fonte del Cremlino ad Andrej Pertsev del think tank Carnegie Politika — ma c’è la consapevolezza, o il desiderio, che potrebbe non governare nel prossimo futuro». Una consapevolezza che potrebbe spiegare anche la smania di Putin. «Ogni volta che incontra uno storico, gli chiede: “Quale sarà l’epitaffio dei posteri su di me”?», ha raccontato Mark Galeotti. «Vuole essere ricordato come l’uomo che ha salvato la Russia e riconquistato l’Ucraina. Pensa che sia la sua ultima chance».

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