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La Repubblica Rassegna Stampa
28.09.2022 Emergenza umanitaria in Ucraina
Alessandra Ziniti intervista António Vitorino (Oim)

Testata: La Repubblica
Data: 28 settembre 2022
Pagina: 31
Autore: Alessandra Ziniti
Titolo: «Il direttore dell’Oim: 'L’inverno sarà durissimo, in Ucraina c’è la vera emergenza umanitaria'»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 28/09/2022 a pag.31 con il titolo "Il direttore dell’Oim: 'L’inverno sarà durissimo, in Ucraina c’è la vera emergenza umanitaria' " l'intervista di Alessandra Ziniti.

Director General - António Vitorino | IOM, UN Migration
António Vitorino

«In Ucraina sta arrivando l’inverno. Ci sono quasi sette milioni di sfollati interni che hanno perso tutto e altrettanti da continuare a supportare nei Paesi in cui hanno trovato rifugio. Questa è la vera emergenza umanitaria dell’Europa, non gli arrivi dall’Africa che rappresentano solo il 16% del totale».

António Vitorino, portoghese, direttore generale di Oim, l’Organizzazione internazionale delle migrazioni, è a Roma dove ha incontrato il presidente della Repubblica Mattarella e oggi sarà ricevuto dal Papa. Vitorino, l’Italia, l’Europa sono preoccupati dall’aumento dei flussi migratori nel Mediterraneo. Ma lei accende i riflettori sull’Ucraina. «Perché questa è la vera emergenza umanitaria che l’Europa deve affrontare subito: la guerra continua, più di sette milioni di persone sono costrette a vivere da rifugiati in altri Paesi, il 50% di loro ha perso qualsiasi fonte di guadagno. Quelli che sono tornati si aggiungono agli sfollati: non hanno più casa, lavoro. Hanno perso tutto. Il 78% ha bisogno di supporto economico. Sono soprattutto donne, bambini, anziani esposti anche a traffici e violazioni di diritti umani».

In Italia sono arrivati circa 150.000 profughi ma i fondi per la loro accoglienza sono quasi terminati. Chiederete all’Europa di rifinanziarli? «Per noi il sostegno ai profughi ucraini è una priorità assoluta. Il mio appello all’Italia, all’Europa è: non dimenticate l’Ucraina. Purtroppo non è finita».

E però non c’è solo l’Ucraina. Anzi la sensazione è che per l’Europa ci siano profughi di serie A, appunto gli ucraini, e profughi di serie B, chi arriva dall’Africa o dal Medio Oriente. È così? «Per noi naturalmente non è e non deve essere così. Chiediamo lo stesso rispetto per chiunque scappi dal suo Paese in cerca di una vita migliore. Assistiamo ad una forte crescita delle crisi umanitarie nel mondo e c’è un urgente bisogno che la comunità internazionale attivi risorse».

Quali sono gli scenari che vi preoccupano di più? «La Libia, innanzitutto. C’è una situazione di estrema fragilità che si ripercuote sui flussi verso l’Italia. Nei Paesi africani c’è un aggravamento della situazione dovuta ai cambiamenti climatici e all’accesso sempre più difficile al cibo e alle fonti energetiche su cui impatta anche la crisi Ucraina. Nel 2021 23,7 milioni di persone sono state costrette a spostarsi forzatamente per motivi ambientali e politici e i numeri sono in ulteriore aumento. Per questo vogliamo attirare anche su questa emergenza l’attenzione della comunità internazionale».

Nel Mediterraneo si continua a morire, 1.677 vittime nel 2022. E adesso la nuova rotta dal Libano verso l’Europa sta facendo tantimorti. Più di cento solo negli ultimi giorni e 24 di loro erano bambini. Le Ong lamentano la mancanza di un dispositivo di soccorso in mare. «Ne abbiamo parlato anche a New York alle Nazioni unite nelle scorse settimane. Per noi è una priorità anche la predisposizione da parte degli Stati di un dispositivo di ricerca e soccorso in mare ma anche di sbarco sicuro delle persone soccorse e la flotta umanitaria va aiutata».

Gli Stati però non sembrano d’accordo. Anzi, l’Italia continua a sostenere la guardia costiera libica che quest’anno ha riportato indietro circa 16.500 persone. «Lo ripetiamo ancora una volta: la Libia non è un porto sicuro. Unhcr e Oim cercano di dare assistenza allo sbarco alle persone che vengono riportate indietro ma poi dove finiscono? I numeri non coincidono:ci sono centri di detenzione sconosciuti, a cui non abbiamo accesso, e in cui migliaia di persone scompaiono».

Anche Cipro sta respingendo i migranti, quasi tutte famiglie siriane che rischiano di essere rispedite indietro. La Siria è un Paese sicuro dove poter tornare? «Assolutamente no».

L’Europa riuscirà a trovare una linea comune sull’accoglienza. «Un coordinamento interno ai confini è necessario ma i negoziati per il nuovo patto asilo e immigrazione vanno troppo a rilento da due anni».

E adesso il nuovo governo italiano ripropone la vecchia idea di hotspot in Africa per stabilire chi ha diritto ad entrare. Idea praticabile? «C’è un nuovo governo in Italia?» Gran sorriso e fine dell’intervista.

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