martedi` 04 ottobre 2022
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
--int(0)
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE
Segui la rubrica dei lettori?
Clicca qui per condividere
l'articolo sui Social Networks

Bookmark and Share
vai alla pagina facebook
vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

L'esempio di Golda Meir


Clicca qui






La Repubblica Rassegna Stampa
23.09.2022 Le ultime sconfitte russe dietro la liberazione dei comandanti di Azov
Cronaca di Daniele Raineri

Testata: La Repubblica
Data: 23 settembre 2022
Pagina: 19
Autore: Daniele Raineri
Titolo: «Le ultime sconfitte russe dietro la liberazione dei comandanti di Azov»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 23/09/2022, a pag. 19, la cronaca di Daniele Raineri dal titolo "Le ultime sconfitte russe dietro la liberazione dei comandanti di Azov".

Festival Internazionale del Giornalismo
Daniele Raineri

War in Ukraine: Putin delivers the final blow to Russia's independent media  | RSF
Vladimir Putin

Il negoziatore che ha ottenuto indietro i combattenti del reggimento Azov prigionieri dei russi è il generale Kirilo Budanov, dice a Repubblica uno dei comandanti di Azov. Budanov, 36 anni, è il direttore dell’intelligence militare ed è anche l’uomo in ascesa di questi 7 mesi di conflitto in Ucraina, sempre con discrezione. C’è in tutti i dossier che contano e quindi c’era anche in questo: da 4 mesi negozia personalmente per riavere indietro i reduci dell’assedio di Mariupol ma le trattative erano in stallo, dopo un inizio promettente a fine giugno quando i russi avevano accettato uno scambio di prigionieri e avevano liberato 95 soldati della Azovstal e fra quelli 43 uomini di Azov. Poi era arrivata la strage di luglio nel campo di detenzione di Olenivka, nel Donbass, e i russi avevano dichiarato che 53 prigionieri del reggimento Azov erano morti in un bombardamento ucraino con missili Himars finito nel posto sbagliato. La storia non è mai stata chiarita e ci sono ragioni fondate per credere che siano stati i russi a uccidere i prigionieri e far esplodere un edificio per nascondere la strage. La pedina più famosa scambiata dagli ucraini per riavere indietro gli uomini di Azovstal è il politico Viktor Medvedchuk, che era candidato a diventare il reggente filorusso di un governo fantoccio se i russi fossero riusciti a invadere Kiev a febbraio. Medvedchuk è stato catturato dagli ucraini a metà aprile e i russi non lo hanno mai nominato in pubblico, non si capisce perché a settembre di colpo sarebbe diventato così prezioso da valere la liberazione di tutti i comandanti del reggimento Azov. Due settimane fa però c’è stata la Caporetto di Kharkiv, i soldati ucraini hanno ripreso 9mila chilometri quadrati di territorio e hanno fatto moltissimi prigionieri russi, tra loro – si dice – anche ufficiali alti in grado, forse generali. Potrebbe essere stata questa la svolta per l’enigmatico Budanov, che ha negoziato da una posizione di vantaggio: ha ottenuto la liberazione di 215 militari ucraini, e tra loro 188 reduci dell’assedio di Mariupol, e tra questi 108 combattenti del reggimento Azov inclusi tutti e 5 i comandanti, da Denis Prokopenko a Sviatoslav Palamar. In cambio ha consegnato 55 militari russi non meglio specificati – dei quali non esiste alcun video a differenza degli ucraini – e il malinconico Medvedchuk ormai dimenticato nelle carceri ucraine. I commentatori russi su Telegram, che a differenza di quelli tv possono permettersi un certo grado di libertà, ieri erano furiosi: nel giorno della mobilitazione mentre i cittadini russi vengono spediti sul fronte la Russia libera i nemici più detestati, il bersaglio preferito di tutta la propaganda sui cattivi nazisti che dominano l’Ucraina? Che umiliazione. Da mesi si credeva che Mosca puntasse a celebrare un grande processo collettivo, una spettacolare Norimberga ucraina per giustificare l’operazione speciale. E invece gli Azov sono stati liberati nel cuor della notte grazie a una trattativa che fino all’ultimo è rimasta segretissima. È molto probabile che il momento scelto non fosse casuale. La mobilitazione è una notizia più grande, cheha finito per assorbire tutte le attenzioni che altrimenti sarebbero andate allo scambio di prigionieri. Ora i 5 comandanti saranno custoditi dalla Turchia fino alla fine della guerra, in modo che non possano tornare sul campo di battaglia con tutto il loro alone di eroismo nazionalista. Il presidente turco Erdogan anche in questa mediazione si è saputo infilare come garante, ed è la seconda volta che ottiene un successo dopo avere negoziato a luglio lo sblocco delle navi cariche di grano ferme nei porti del sud ucraino. Ci vorrà un miracolo per salvarci la vita, aveva detto il comandante Prokopenko in uno degli ultimi video trasmessi dall’acciaieria Azovstal, e ha avuto il suo miracolo. Ieri appariva smagrito nella divisa troppo larga in una foto dopo la liberazione con gli altri comandanti. A destra, in borghese, c’era un sorridente generale Budanov. La sua intelligence militare ha declinato la richiesta di commentare la vicenda.

Per inviare a Repubblica la propria opinione, telefonare: 06/49821, oppure cliccare sulla e-mail sottostante

rubrica.lettere@repubblica.it

Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui
www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT