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La Repubblica Rassegna Stampa
17.09.2022 Izyum, nuovo orrore russo
Cronaca di Daniele Raineri

Testata: La Repubblica
Data: 17 settembre 2022
Pagina: 18
Autore: Daniele Raineri
Titolo: «Izyum, nuovo orrore russo la fossa comune tra i pini e i corpi con le mani legate»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 17/09/2022, a pag. 18, la cronaca di Daniele Raineri dal titolo "Izyum, nuovo orrore russo la fossa comune tra i pini e i corpi con le mani legate".

Festival Internazionale del Giornalismo
Daniele Raineri


Volodymyr Zelensky

In una foresta a Nord della città liberata di Izyum ci sono i resti sepolti di circa 500 persone. Non c’è una grande fossa comune riempita alla rinfusa con i cadaveri, ma tante singole tombe scavate a intervalli regolari fra i pini e una croce fatta con due assi incrociate piantata sopra. Alcune hanno i nomi dei morti, molte altre hanno soltanto un numero progressivo. Poi c’è una fossa comune lunga una decina di metri che contiene i corpi di 17 soldati ucraini, alcuni con lo stemma della 93esima brigata meccanizzata. Uno dei militari ha le mani legate. Anche altri due civili hanno le mani legate e uno ha anche un cappio al collo. Un centinaio di metri prima ci sono altre fosse scavate con la pala meccanica ma servivano a contenere i tank russi, che quando non si muovono preferiscono acquattarsi al confine della città mezzi interrati e nascosti e sotto le fronde degli alberi. Una cinquantina di lavoratori con un impermeabile azzurro di plastica apre le fosse a palate. Gli investigatori in tuta bianca estraggono i corpi, prendono le misure e scattano fotografie, poi con i poliziotti li infilano nelle body bag bianche. I corpi risalgono a circa 5 mesi fa, non sono ancora scheletri, sono amorfi, semifusi con i vestiti che indossavano, fa ancora caldo e non c’è un filo d’aria, chi le ha porta le mascherine. «Li riesumeremo tutti per capire la causa di morte di ciascuno – dice aRepubblica Serhyi Bolvinov, capo del dipartimento indagini della polizia nella regione di Kharkiv – alcuni di loro sono morti per i bombardamenti, altri sono stati uccisi da colpi di arma da fuoco, altri dalle mine, alcuni potrebbero essere morti per cause naturali». Alto, occhi chiari, voce bassa, cammina fra le tombe in divisa. Gli uomini di Bolvinov stanno trattando la regione di Kharkiv dopo il ritiro dei soldati russi come una gigantesca scena del crimine, come se non fosse un teatro di guerra caotico ma come fosse possibile ricostruire che cosa è accaduto negli ultimi 200 giorni e attribuire responsabilità precise. Tre giorni fa quattro suoi agenti a Balakliya, un’altra città appena liberata, stavano spennellando una bottiglia di vodka trovata in una stazione di polizia occupata per prendere le impronte digitali. Per ora soltanto una minoranza di tumuli è stata scavata, assieme alla fossa comune dei militari, quindi ancora non sappiamo che cosa contiene questo pezzo di foresta e bisogna affidarsi al racconto dei locali. Non è un cimitero segreto, per mesi gli abitanti di Izyum hanno portato qui i corpi che trovavano in città ma non potevano dirlo a nessuno perché gli occupanti come prima cosa tagliano le comunicazioni, telefono e internet. Accanto alla foresta c’è il cimitero ufficiale, «ma seppellire i morti lì dentro costa, quindi portavano i morti qui», dice Oleksiy, un abitante. Dev’esserci stata anche una questione di spazio, perché è la più grande area di sepoltura trovata in Ucraina dall’inizio dell’invasione. I soldati russi hanno attaccato a marzo, hanno conquistato la zona ai primi di aprile con la solita tattica dei bombardamenti violentissimi che costringono i civili a vivere per settimane nelle cantine e i soldati ucraini ad arretrare. All’ingresso di Izyum, poco oltre il ponte pedonale di legno che da tre giorni è tornato a essere percorso da biciclette e persone, ci sono due condomini bianchi da dieci piani sfondati dalle cannonate dei tank, la gente del posto dice che quel giorno sono morti 60 civili in un colpo solo. È un caso singolo fra i tanti accaduti in settimane di brutale battaglia urbana. La maggior parte degli edifici della città sono devastati dai proiettili d’artiglieria. Svetlana dice che il suocero è morto «perché ha fatto l’errore di stare vicino alla finestra» e che sono stati costretti a vivere in cantina per una settimana. Izyum è dieci volte più piccola di Mariupol e ha fatto la stessa fine senza però riuscire ad attrarre l’attenzione dei media. I civili portavano nella foresta i cadaveri dei compagni di sventura uccisi dai tank. Quelli trovati dopo i raid aerei russi. Quelli ammazzati dalle mine lasciate dappertutto. E anche i corpi delle persone uccise a sangue freddo dai russi durante l’occupazione ma di loro non si conoscerà il numero finché gli investigatori non avranno finito di frugare fra resti spesso irriconoscibili. La matematica di questa strage putinista è semplice. I russi hanno distrutto la città per conquistarla e poi quando si sono ritirati l’hanno fatto senza sparare un colpo, approfittando del coprifuoco. Gli abitanti si sono svegliati e non c’erano più, i soldati ucraini sono entrati a Izyum senza sparare un colpo. Nel mezzo, dice a Repubblica una fonte della procura di Kharkiv, «ci sono almeno 700 morti accertati, ma è soltanto l’inizio ». «Più di 400 corpi sono stati trovati nella fossa comune di Izyum. Con segni di tortura, morti a causa di attacchi missilistici, bambini, militari. La punizione sarà giustamente terribile. Per ogni ucraino, per ogni anima torturata», ha detto ieri il presidente Zelensky.

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