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La Repubblica Rassegna Stampa
11.09.2022 Voto amministrativo in Russia, Mikhail Lobanov: 'Probabili brogli'
Intervista di Rosalba Castelletti

Testata: La Repubblica
Data: 11 settembre 2022
Pagina: 4
Autore: Rosalba Castelletti
Titolo: «Lobanov: 'Hanno paura di queste elezioni. Rischio brogli elettronici'»

Riprendiamo da REPUBBLICA di oggi, 11/09/2022, a pag.4, l'intervista di Rosalba Castelletti dal titolo "Lobanov: 'Hanno paura di queste elezioni. Rischio brogli elettronici' ".

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Rosalba Castelletti

Misha Lobanov: a democratic socialist running for Russian parliament -  Lefteast
Mikhail Lobanov

Un anno fa, prima di diventare il volto dell’emergente opposizione moscovita, il 38enne Mikhail Lobanov era un oscuro professore universitario di matematica. Pur definendosi socialdemocratico, si era candidato alla Duma, la Camera Bassa del Parlamento, nelle file del Partito Comunista e aveva conquistato 11mila voti in più rispetto al rivale putiniano, il noto presentatore tv Evgenij Popov, prima che il risultato venisse ribaltato dal conteggio del voto elettronico. Nonostante la vittoria rubata, Lobanov non ha abbandonato la politica. Insieme ad Aleksandr Zamjatin ha promosso una “Scuola per candidati” e lanciato la piattaforma “VyDvizhenie” (Designazione) che ha aiutato oltre 130 aspiranti deputati municipali moscoviti indipendenti a registrare la propria candidatura alle odierne elezioni. «Le autorità hanno paura di questo voto e si stanno attrezzando con qualsiasi mezzo per cambiarne il risultato», mette in guardia incontrando Repubblica nel centro di Mosca. Dopo aver scontato 15 giorni di carcere amministrativo per i suoi post sull’offensiva in Ucraina, pesa attentamente ogni parola.

Qual è il profilo dei candidati che avete aiutato grazie a VyDvizhenie? «Benché i deputati municipali di Mosca non abbiano poteri o competenze particolari, per noi è importante dare un messaggio su quello che le autorità russe stanno facendo in Ucraina. Abbiamo aiutato soltanto candidati contrari al governo e alla sua politica degli ultimi sei mesi. Li abbiamo assistiti nella raccolta firme e abbiamo fornito loro assistenza giuridica perché le autorità non trovassero appigli legali per escluderli».

Sulla vostra piattaforma online, si trovano anche raccomandazioni di voto per oltre 349 candidati... «In base al seggio suggeriamo qualecandidato votare. Il criterio resta lo stesso: si tratta di candidati contrari alla politica promossa dal Cremlino negli ultimi sei mesi».

Ci sono altre tre iniziative che raccomandano il “voto di protesta” a Mosca, compreso il “Voto intelligente” promosso dal team di Aleksej Navalny. Non c’è il rischio di disperdere i voti dell’opposizione? «Non credo si corra questo rischio perché tutte queste iniziative nascono dalla stessa idea che, pur trattandosi di elezioni locali, siano una sorta di referendum su quello che succede da sei mesi in Ucraina. Spesso le nostre raccomandazioni di voto si sovrappongono».

Quali metodi hanno usato le autorità per sbarazzarsi dei candidati scomodi? «Il metodo più diffuso è stato il ricorso a cause penali eamministrative che hanno costretto molti candidati attivi e noti nei loro distretti a ritirarsi dalla corsa. Hanno preso di mira anche me, benché non fossi candidato, accusandomi di incitamento all’odio di classe e di discredito delle forze armate».

L’anno scorso le è stato rubato il seggio alla Duma manipolando il voto elettronico. Anche quest’anno c’è il rischio di brogli? «Il rischio c’è sempre. Le autorità di Mosca stanno costringendo i dipendenti comunali a usare il voto elettronico e tutti temono che venga manipolato ancora una volta per gonfiare l’affluenza o ribaltare i risultati. Le urne sono aperte già da venerdì il che facilita i brogli con le schede cartacee. Tutto ciò fa pensare che le autorità abbiano paura».

Che cosa aspettarsi da un voto nel pieno di quella è stata definita“censura militare”? Molti oppositori hanno rinunciato a mobilitarsi per timore di brogli e arresti. Lei no, perché? «Non ho rinunciato per dimostrare che la società russa non è demoralizzata, che non ci siamo nascosti pensando ognuno alla propria sopravvivenza e che, nonostante la catastrofe in corso siamo in grado di trovare forza e speranza per cercare di cambiare il Paese. E mi sembra che ci siamo riusciti. A Mosca abbiamo trovato centinaia di persone pronte a candidarsi, benché in questo momento si rischi il carcere se si contesta quello che fa il potere. E ci sono migliaia di persone pronte a votarle. È questo quello che conta».

È ancora possibile fare politica in Russia nonostante tutto? «Bisogna e si può sempre fare politica se per politica intendiamo gli sforzi per influenzare il nostro destino. È importante che i tanti russi demoralizzati da quello che sta accadendo vedano che c’è ancora qualcuno che prova a cambiare le cose. Non possiamo fermare Putin, ma prima o poi non ci sarà più e quando accadrà è importante ci sia una classe politica pronta».

Quando succederà? «Non possiamo saperlo. Non dipende da noi, ma dai processi ai vertici. Potrebbe succedere tra mesi o anni. Molti russi sono scontenti. Magari non trovano un linguaggio comune per spiegare di chi sia la colpa ma, quando si aprirà una crepa, questo malcontento verrà fuori. E i semi che abbiamo piantato germoglieranno».

Il deputato Gorinov è stato condannato a sette anni di carcere. Lei stesso ha scontato 15 giorni. Non ha paura? «Credo che in Russia non ci siano persone in disaccordo con quello che fa il governo che non abbiano paura. Non ci sono. Ma se ci si arrende, non si può vivere».

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